Che arte è mai questa?

Quante volte capita di andare in un museo di arte contemporanea e non capire il senso di alcune opere? Eppure molte di queste espressioni artistiche nascono proprio con l'intento di coinvolgerci di più. E di avvicinare l'arte alla vita di tutti i giorni, attraverso raffigurazioni di persone comuni, di oggetti quotidiani, talvolta con l'uso di materiali poveri o inconsueti, esposizioni in luoghi pubblici, trovate irriverenti e coinvolgenti. Eccovi alcune opere più curiose o recenti. Senza volere per forza scrivere la storia dell'arte contemporanea.

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Qualcuno con una fame da lupi deve aver fatto uno spuntino a base di pesce nel Lago Lemano a Vevey, in Svizzera. Quest’enorme forchetta d’acciaio inossidabile – scolpita nel 1995 dai due artisti locali Jean-Pierre Zaugg e Georges Favre – offre ai turisti un “assaggio” di quello che vedranno su una delle sponde del lago il Museo dell’Alimentazione (Alimentarium). 
Qui i visitatori possono scoprire tutto sul cibo seguendo ogni fase della produzione: dalla coltivazione alla lavorazione industriale, fino alla tavola. Esiste poi un'intera sezione dedicata alla digestione, con un test personalizzato per capire come funziona il metabolismo di ciascuno.

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Vi sentite osservati? Probabilmente è la stessa sensazione che ha provato chi passeggiava qualche giorno fa in questa via di Tokyo, in Giappone.
Siamo, infatti, nel bel mezzo della performance artistica del gruppo “Medaman-Medaman”, che si esibisce nelle strade più affollate della metropoli per sorprendere i passanti, distraendoli per un attimo dalla routine quotidiana.
I luoghi pubblici sono fatti per guardare ed essere guardati, sembrano dire questi due occhioni. E le reazioni della gente non si sono fatte aspettare: alcuni bambini hanno iniziato a piangere mentre una folla di curiosi ha ostacolato il cammino dei due artisti. I più intraprendenti hanno immortalato la scena con una foto.

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Una casa a ostacoli. È quello di cui, secondo due artisti newyorkesi, c’è bisogno per vivere più a lungo. Finestre di diverse altezze, pavimento ondulato – e relative colonne per aggrapparsi - pareti colorate con differenti colori. Tutte cose che fanno sentire l’ospite non proprio a suo agio. Perché secondo Madeline Gins e Arakawa, gli artisti che l’hanno ideata e che ci abitano, il comfort ci farebbe invecchiare prima.
Avere un rapporto “difficile” con gli oggetti che ci circondano, come per esempio dover mantenere l’equilibrio su un terreno accidentato aiuterebbe il fisico e la mente a mantenersi sveglia e giovane. Insomma abitare a Biosclave House è un po' come giocare. Ma ironia della sorte i bambini in questa caso non sono ammessi.

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Trasporto eccezionale lungo un'autostrada degli Stati Uniti.
Il gigante d'alluminio scolpito dall'artista statunitense John Seward Johnson II cambia casa.
Eccolo mentre "trasloca" dall' East Potomac Park di Washington, dove ha vissuto finora, al Porto Nazionale di Prince George's County, nel Maryland. Anche se qui si vedono solo due pezzi in realtà la scultura The awakening (il risveglio), rappresenta un enorme titano che cerca di emergere dal terreno in cui è sepolto.
Dal suolo spuntano solo la testa, una mano un braccio, un piede e un ginocchio, che insieme occupano uno spazio di più di 20 metri di lunghezza. 

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Difficilmente si starà scomodi su questo Divano-labbra di Mae West, disegnato dall'artista spagnolo Salvador Dalì (1904-1989).
Il divano con le labbra è esposto alla mostra di oggetti surreali al Guggenheim Museum di Bilbao (in Spagna). Per inventare questo sofà Dalì s'ispirò alla bocca carnosa di Mae West, formosa pin-up degli anni Trenta, celebre per le sue curve.
Ma non è l'unico articolo dedicato alla diva. Durante la Seconda Guerra Mondiale il giubbotto di salvataggio in dotazione ai piloti della Royal Air Force britannica venne chiamato Mae West per la sua forma tondeggiante.

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Se state pensando di cambiare sedia, eccone una fatta “su misura” per voi: è uno dei tanti originali pezzi d’arredamento esposti al Museo del Design, che si trova al primo piano del Palazzo della Triennale di Milano, inaugurato il 6 dicembre scorso. Per accedere e ammirare tutti gli oggetti in mostra però, dovrete percorrere un ponte sospeso, in acciaio, vetro e legno di rovere, che conduce al portale d’ingresso. Progettata dall’architetto fiorentino Michele De Lucchi, questa passerella vuole essere una rottura formale rispetto all’idea tradizionale di ponte: si trova infatti all’interno dell’edificio, e non all’esterno, ed è rivestita da lamelle di bambù che percorrono tutti i 14 metri della campata. E in barba agli altri musei, più statici e tradizionali, questo è stato progettato per essere un museo “in movimento”: ogni 18 mesi l’allestimento verrà rinnovato, per rappresentare la realtà fluida e dinamica del design italiano.
Vuoi vedere un’altra sedia improbabile? clicca qui.

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Chi ha detto che per esibirsi su un palcoscenico si deve essere filiformi e pelle e ossa? Anche un corpo che pesa un centinaio di chili può muoversi armonioso e leggiadro. Lo sanno bene i ballerini della compagnia cubana "Danza Voluminosa" - i suoi componenti non pesano meno di 100 chili - che da anni sfidano la resistenza dei palchi e l’iniziale scetticismo degli spettatori esibendosi nei teatri di Cuba. Questo "corpone" di ballo nasce nel 1996 dall’idea di un coreografo che voleva dare la possibilità anche alle persone sovrappeso di ballare.
La mole dei ballerini naturalmente non permette salti esagerati e piroette da capogiro ma la morbidezza dei movimenti e la loro ironia, a detta di chi li ha visti esibirsi, incantano e fanno dimenticare i chili di troppo.
Volete un assaggio: guardate il video qui sotto.

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Ammirare sculture di ghiaccio sotto zero. Non succede al Polo Nord ma nel nuovo museo del ghiaccio, da poco inaugurato a Napoli. Una grande cella frigorifera di 160 metri quadri nella quale sculture, opere d’arte e oggetti d’arredo (panchine, banconi e tavolini) vengono mantenuti a una temperatura di – 3 gradi. E nella quale i visitatori possono passeggiare adeguatamente protetti dal freddo. All’entrata, infatti, il personale del museo distribuisce uno speciale poncho protettivo, capace di mettere al riparo anche anche i più freddolosi.

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Muscoli, carne, tessuti e corde si mischiano in un’unica "opera d’arte". Questa installazione si chiama Floor of the forest (letteralmente "pavimento della foresta") e i ballerini, della Trisha Brown Company, oltre a esibirsi in particolari coreografie, si muovono continuamente su una grande rete fatta di funi e tessuti vari, rimanendo appesi e proiettando sul pavimento – appunto – le loro ombre. Davanti agli occhi stupiti dei visitatori dell’esposizione “Documenta” che si svolge ogni cinque anni a Kassel in Germania.
Vuoi saperne di più sull'arte contemporanea? Guarda la nostra fotogallery Ma questa è arte?

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C’è chi i sogni se li annota e chi… li costruisce. Questo teschio a cavallo di un drago alato ad esempio ha popolato i sogni (o meglio, gli incubi) di Pedro Linares, artista messicano scomparso quindici anni fa che nel 1936 decise di trasformare le sue apparizioni oniriche in coloratissime sculture di cartapesta. Così sono nati gli “Alebrijes”, animali immaginari muniti di ali, corna, code, zanne e occhi fuori dalle orbite. Queste creature fantastiche sono state talmente apprezzate da pubblico e critica che hanno fatto vincere al loro inventore il Premio Nazionale Messicano per le Arti Popolari e le Tradizioni.

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Per fare questo quadro non sono stati usati pennelli e colori, ma stuzzicadenti. L’artista albanese Saimir Strati, ha usato ben un milione di stecchini conficcati su una tavola di polistirolo di otto metri quadr. Tutto per creare quello che spera entrerà nel Guinness dei primati, come il mosaico più grande mai tentato. Un lavoro paziente che è durato 40 giorni. Ma Strati è abituato ai lavori di precisione, nel 2006 è entrato nel Guinness con una copia dell’autoritratto di Leonardo da Vinci, fatto con migliaia di chiodi (dice di avere perso il conto, probabilmente erano 400 chili).

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I Berlinesi la chiamano l’“ostrica incinta”, e in effetti la sua forma ricorda vagamente quella di una conchiglia aperta. Ma il suo nome ufficiale è “Haus der Kulturen der Welt” (Casa delle Culture del Mondo), perché quest’edificio – fresco di restauro e appena riaperto al pubblico – ospita mostre e spettacoli musicali e teatrali provenienti da paesi extraeuropei come Africa, Asia e Sud America. Insomma, in questa "ostrica" si promuove il dialogo interculturale attraverso l’arte. Anche se, ironia della sorte, quando l’architetto statunitense Hugh Stubbins la progettò, di dialogo ce n’era ben poco: fu costruita a Berlino Ovest, quando la Germania era ancora divisa.

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Qualcuno pare essersi "conficcato" nel cemento per le vie di Parigi. In realtà queste gambe altro non sono che sculture di legno riempite di sabbia e rivestite con jeans e scarpe vere.
Le originali opere d’arte sono apparse lo scorso aprile nella capitale francese in occasione di una manifestazione a favore della Tubin Tax. La tassa sulle transazioni finanziarie - proposta dai movimenti che aderiscono all’annuale World Social Forum (in cui si cercano soluzioni per una globalizzazione alternativa e più equa) - dovrebbe servire a scoraggiare le speculazioni finanziarie delle grandi multinazionali, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

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Difficile non sgranare gli occhi davanti a una scena del genere: l'iride di un enorme occhio galleggiante si apre, e svela un gruppo di artisti impegnati nella "Tosca" di Giacomo Puccini. Sullo sfondo, il Lago di Costanza a Bregenz (Austria), al tramonto. È quanto hanno potuto ammirare gli spettatori del Festival di Bregenz, in occasione del quale ogni anno viene rappresentata un'opera diversa. E la location – un palco immerso nell’acqua – è davvero suggestiva: tanto che, secondo alcune indiscrezioni, è stata scelta per girare alcune scene del prossimo film di James Bond.

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Messi da parte tele e pennelli, questo writer ha trasformato un muro di Dili (capitale di Timor Est, uno stato del sud est asiatico) in un quadro all’aria aperta, a colpi di bombolette spray. E chissà che in futuro non possa diventare famoso. Del resto, anche un artista del calibro di Keith Haring esordì in un modo analogo: ancora sconosciuto, l'artista nella metrò di New York vide un pannello nero per la pubblicità e pensò di riempirlo con un murale. Era la metà degli anni Settanta, e qualche anno dopo in molti avrebbero fatto follie per un suo graffito. 
Guarda anche la nostra mostra di tele a cielo aperto e scopri come lavora il re dei graffiti di Londra. Ma anche i nostri lettori ci segnalano graffiti da non perdere in giro per il mondo (per inviarci la foto di un graffito clicca qui).

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Tempo di shampoo e di restauri per “The Dreamer”. L’opera dello scultore argentino Pepe Ozan. L’artista ha realizzato questo testone nel 2005, in collaborazione con altri scultori. Concepita per porre l’accento sul tema della psiche e del sogno, l’opera ha suscitato reazioni anche esagerate. Durante un’esposizione un passante un po’ troppo entusiasta si è arrampicato sulla scultura per sedersi comodo sul testone, come se fosse una poltrona.

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Chissà che cosa penserebbero gli Atzechi, antichi abitatori di questi luoghi di questo tipo di “esibizioni”. Nella piazza di Tunick a Città del Messico, il numero record di 18.000 persone sono uscite dai loro vestiti per farsi fotografare nudi davanti all’obiettivo di Spencer Tunick. Da circa dieci anni il fotografo statunitense ritrae nudi di massa, a fini artistici.
I modelli sono tutti volontari, e di solito si radunano nei luoghi stabiliti attraverso Internet o con il passaparola. Da parte sua Tunik crea le sue opere disponendo i corpi con un megafono e dirigendo dall’alto i pazienti volontari, che spesso si trovano a dover sopportare il freddo e le intemperie.

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Davanti a "Jacques le Fataliste" - l'ipnotica tela creata nel 1974 da Frank Stella, artista minimalista statunitense - si rischia di cadere in trance. Ma per il suo autore un quadro altro non è che una superficie con sopra della vernice colorata. Un'opera pittorica è dunque per Stella un oggetto decorativo, non una creazione in grado di esprimere lo stato d’animo di un artista. Chissà se la pensano così anche i facoltosi appassionati d’arte che, durante una recente asta a New York, si sono contesi il quadro a suon di milioni. Il quadro, infatti, è stato acquistato per quasi due milioni di dollari.  
Scopri che cos’è la Sindrome di Stendhal che qualche volta colpisce chi ammira un bel quadro (per leggere la risposta è necessario essere registrati).

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Oltre al costo del biglietto, ai visitatori dell’esposizione dedicata al corpo umano di un museo di Lanzhou, in Cina, è richiesto uno stomaco di ferro. Altro che statue di cera: nelle sale sono stati esposti 10 corpi umani veri e 146 parti anatomiche più piccole, come pelle e organi.
Ma non è la prima iniziativa di questo genere: a Londra nel 2002 è stata organizzato il "Body World", la prima esposizione di veri corpi umani, per far conoscere l'anatomia umana. L’organizzatore della mostra è uno scienziato che ha inventato una particolare tecnica di "plastificazione" dei tessuti. I corpi, appartenuti a donatori devoti alla scienza, vengono disposti in posizioni che mostrano la muscolatura umana in tensione durante un movimento. Se il coraggio non vi manca sappiate che Body World, fino al 16 settembre, sarà a Montreal, in Canada.

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Una giraffa allo specchio? Sì, ma c’è un piccolo particolare che questa gigantesca giraffa, alta sette metri, è finta.
Costruita interamente di mattoncini Lego colorati, non si trova in qualche zoo, ma al Legoland Discovery Centre di Berlino. 
E non è l’unica scultura del parco - che si estende per diverse migliaia di metri quadri nel centro della capitale tedesca - ci sono anche il Reichstag (il palazzo in cui ha sede il Parlamento) e la Porta di Brandeburgo in miniatura, per i quali sono serviti ben 5 milioni di piccoli mattoncini.
Guarda anche la scultura fatta in Lego di un giovane artista newyorkese.

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Questa è solo l’ultima delle creazioni di Sudhakar Yadav, un designer indiano, che progetta automobili molto particolari.
L’auto a forma di mazza da cricket, capace di viaggiare a una velocità di 60 chilometri orari, è stata pensata dall'estroso artista per supportare la nazionale indiana durante i mondiali di quest’anno.
Il cricket in India è uno degli sport più popolari e si pensa che sia stato giocato per la prima volta nel ‘700 da alcuni marinai britannici, su una spiaggia abbandonata.
Tra le "creature" più famose di Yadav ci sono un’automobile a forma di panino, una a forma di scarpa con il tacco e una a forma di preservativo.

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Milano, Piazza del Duomo: un enorme scheletro si gode il primo sole primaverile, comodamente sdraiato all’ingresso di Palazzo Reale. Si tratta di "Calamita cosmica", una colossale scultura lunga 24 metri, realizzata da Gino de Dominicis, artista napoletano scomparso nel 1998. A uno sguardo più attento, si nota che sul teschio troneggia un naso decisamente appuntito e che le ossa del bacino sono girate al contrario, rispetto a quelle umane. In effetti, nell'idea dell'artista questi non sono "resti" umani ma ossa di uno strano umanoide. L'essere antropomorfo a noi sconosciuto, tiene nella mano destra una meridiana utile a indicare il nord (una calamita, appunto).
Che piaccia o meno, sicuramente lo "scheletrone" incuriosisce e ogni giorno attira al suo capezzale centinaia di milanesi e turisti.

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Per sostenere le loro nobili cause, gli attivisti se ne inventano di tutti i colori, sfruttando spesso le proprie abilità e capacità professionali. Come Arnd Drossel, artista e designer tedesco, che ha costruito una sfera di 120 kg intrecciando 250 cavi d’acciaio. E, come se non bastasse, è poi entrato nella palla metallica e ha iniziato a camminarci dentro, come un criceto; con questo curioso mezzo di trasporto, l’11 aprile scorso ha intrapreso una marcia di 300 km in Germania. Drossel ha ideato questa dimostrazione per attirare l’attenzione dei media e del pubblico sui problemi legati all’assistenza di coloro che soffrono di disturbi mentali.

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Mucche escono dalla metropolitana pronte a invadere Milano. Non è uno scherzo: si tratta infatti della Cowparade, l'evento d'arte ideato nel 1998 dallo scultore svizzero Pascal Knapp. Finora ha toccato 40 metropoli in tutto il mondo, tra cui New York, Chicago, Sidney, Londra, Parigi, San Paolo, Tokyo. E ora è sbarcata anche a Milano.
Le cento mucche, realizzate in vetroresina da artisti, fotografi e stilisti sono tranquillamente "al pascolo" in varie piazze della città. Con le loro espressioni mansuete (e beffarde) resteranno all'aria aperta fino a giugno, quando la mandria sarà messa all'asta. Il ricavato andrà alla Fondazione Onlus Champions for Children, fondata dal calciatore milanista Clarence Seedorf.

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C’è chi le tortillas le mangia, e chi le usa come supporto per dipingere. Joe Bravo, artista messicano noto anche per i suoi murales, ha scelto di pitturare sulle spianate di farina di mais. A suo parere, questo è un modo per valorizzare e preservare la cultura ispanica.
La fase della preparazione è parte integrante della realizzazione dell’opera d’arte: Bravo in persona cucina e cuoce tortillas di consistenze diverse in base al disegno che intende realizzare. I temi prescelti dal pittore riguardano la storia e i costumi del suo popolo. Dopo aver dipinto il soggetto con colori acrilici, lo riveste di una particolare vernice che, oltre a proteggere il lavoro dal tempo e dagli insetti, non fa ammuffire la “tela”.

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Carrie, protagonista di “Sex and the City” avrebbe fatto qualsiasi cosa per un paio di “Manolo” e c’è gente disposta a sottoporre i propri piedi ad interventi di chirurgia plastica, pur di sfoggiare il modello preferito: ormai lontane da essere considerate un semplice accessorio, le scarpe, si sa, sono diventate un vero e proprio oggetto di culto. C’è addirittura chi ne ha fatto un’opera d’arte: a Barcellona è stata recentemente organizzata un’esposizione intitolata “Reinventing Shoe”, durante la quale numerosi designer di moda hanno proposto nuovi modi di concepire le calzature. Ecco allora che le scarpe si sono trasformate in un campo da calcio per giocatori in miniatura, oppure in strade trafficate, o in accessori da aprire come scatole di sardine. Non si può dire se siano comode o seducenti, ma si tratta certamente di modelli originali.
Vuoi sapere tutto sulla scarpa-mania? Guarda la fotogallery "Tutti pazzi... per le scarpe"

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Roma, Piazza del Popolo è sotto assedio: ma niente paura, è stata occupata dal pacifico esercito dei Trash People, le sculture che hanno reso celebre l’artista tedesco Ha Schult. Si tratta di mille statue ad altezza uomo (1,80 metri), realizzate con 35 tonnellate di materiali di scarto riciclati: lattine, scatole, vecchi circuiti elettrici.
Noi siamo ciò che consumiamo e gli avanzi di quel che consumiamo potrebbero "popolare" le nostre piazze è questa la provocazione dell’autore. Per diffondere questo messaggio i suoi "uomini spazzatura" hanno fatto il giro del mondo: sono stati avvistati nella Piazza del Cremlino a Mosca, alla Defense di Parigi, perfino sulla Grande Muraglia a Pechino e ai piedi delle Piramidi di Giza, in Egitto.

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Se vi avessimo mostrato la foto di un pittore che si dipinge le unghie, non saremmo stati molto originali; ma quest’uomo dipinge con le unghie. Nangaji Bhati, artista indiano di 45 anni, realizza le sue figure astratte direttamente durante i suoi vernissage, dinnanzi agli sguardi stupiti dei visitatori. Data l’originalità delle sue performance, si direbbe che i suoi artigli non abbiano nulla da invidiare ai consueti pennelli usati per dipingere; e deve essere passato un po’ di tempo dall’ultima manicure, dal momento che misurano circa 10 cm. Una lunghezza irrisoria, se paragonata a quella delle unghie di Lee Redmond, attuale primatista mondiale in questa categoria: le sue grinfie misurano quasi 84 cm. Non le taglia dal 1979.

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Non si è mai troppo cresciuti per giocare al Lego: evidentemente la pensa così Nathan Sawaya, autore di queste originali sculture. Questi uomini di mattoncini, che sembrano "sciogliersi" sul pavimento dell’appartamento newyorkese dell’artista, sono solo alcuni dei suoi lavori. Dopo aver vinto il concorso nazionale Master Lego Builder nel 2004, Sawaya non ha esitato a lasciare il suo lavoro di avvocato per dedicarsi solo alla sua passione, che ha riscontrato un enorme successo di pubblico.
Tra poco le sue opere saranno in esposizione in un museo statunitense (il Lancaster Museum of art in Pennsylvania), con il titolo “Art of Bricks” (arte del mattoncino): per la prima volta un museo ospiterà una sezione dedicata esclusivamente ad opere realizzate in Lego.

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Faccia a faccia con il proprio “gemello”. Tassisti, contadini e impiegati, tutti hanno un loro omologo dall’altra parte del muro.
Il muro è quello costruito in Cisgiordania e l’idea di attaccare delle gigantografie degli abitanti del territorio (palestinesi e israeliani) su ciascuno dei due lati è di alcuni artisti francesi, che vogliono così aiutare la “conoscenza” tra cristiani, ebrei e musulmani e promuovere la pace tra i due popoli. Unico requisito richiesto per essere “affissi” è quello di sfoderare un bel sorriso o fare una faccia buffa, pensando a qualcosa di divertente.
Il controverso muro, costruito da Israele per motivi di sicurezza, è alto 8 metri e passa in mezzo a territori e villaggi palestinesi, spesso dividendo gli abitanti dal posto di lavoro o dai propri familiari che vivono dall’altra parte del barriera.

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Questo non è un nuovo lounge bar di Londra, ma un’opera artistica. Gli artisti inglesi che lo hanno costruito si definiscono "Architetti dell’aria". E anche se l’installazione è una struttura gonfiabile, forse il riferimento all’aria è per quella sensazione di levitazione e di sospensione che si ha camminando – rigorosamente a piedi nudi - sul suo terreno soffice, in mezzo a un tripudio di luci, colori e suoni.
Ma in "Levity II" ci si può anche perdere: è un vero e proprio labirinto ispirato alle forme della natura e dell’architettura araba. L’opera è attualmente in esposizione a Valencia, in Spagna. Se vuoi vedere altre foto del "Levity II" clicca qui.

Per una migliore visualizzazione della foto clicca sul + in alto a destra. 

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Tutti noi, da bambini, abbiamo comprato un cono gelato, per poi lasciarlo cadere rovinosamente al suolo dopo pochi secondi. Il proprietario del Cono Rovesciato caduto sul tetto della Neumarkt Galerie di Colonia però, doveva essere un po’ “cresciuto”…
Ma non è l’unica stranezza dello scultore olandese Coosje van Bruggen, autore, insieme al collega Claes Oldenburg, anche dell’Ago, filo e nodo di Piazzale Cadorna, a Milano.
I due artisti sono tra i più famosi rappresentanti della cosiddetta “scultura su larga scala”, chiamata così per via delle dimensioni delle opere. Ispirate a oggetti di vita quotidiana e beni di consumo, rappresentati in dimensioni gigantesche e che sembrano a volte sfidare la forza di gravità.

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L’estate è già finita da un pezzo, ma per i nostalgici dei castelli di sabbia c’è una buona notizia: d’inverno c’è chi continua a costruire fortezze e ogni altro genere di sculture, ma con una materia prima diversa… il ghiaccio.
Ogni anno a Lubecca, nel Nord della Germania, si tiene l’Ice World Festival: in occasione del quale decine di artisti, provenienti da tutto il mondo, si riuniscono per dare vita a suggestivi monumenti di ghiaccio e neve, tanto trasparenti da sembrare di cristallo.
Questa forma d’arte è molto diffusa nei paesi freddi: gli appassionati hanno addirittura fondato un’associazione che li rappresenti: la NICA, National Ice Carving Association. La manifestazione di Lubecca, iniziata l’8 dicembre, si protrarrà sino al 28 gennaio 2007; gli organizzatori prevedono che verranno utilizzate circa 300 tonnellate di ghiaccio!

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L’americano David Goodsell, professione biologo molecolare, ha una passione: dipingere… l’invisibile. Combinando la sua passione per l’arte e il suo mestiere di scienziato ha iniziato a illustrare le complessità biochimiche presenti nella cellula. Come quelle che si innestano quando un macrofago divora un batterio invasore, una cellula cancerogena marcia attraverso una spessa foresta di collagene o il virus dell’Hiv passa silenziosamente nel flusso sanguigno, sotto il naso del sistema immunitario che non si attiva.
Nella foto, gli anticorpi del sangue (da rosa chiaro a scuro) attaccano un batterio (a sinistra) e le particelle di un virus.

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Toc toc! È aperto? Sì, è proprio Open, la scultura dell’artista australiana Linda Bowden con cui ha partecipato all’annuale manifestazione “Sculture davanti al mare” che si tiene in Australia, su una delle sue spiagge più famose, quella del sobborgo di Sidney, Bondi.
In oltre 10 anni di installazioni (clicca per vedere, ad esempio, una di quelle esposte nel 2003 e nel 2005), si sono avvicendati sulla sabbia rovente oltre 100 scultori di tutto il mondo.
Una curiosità per gli appassionati d’arte – e per chi ha a disposizione un ampio giardino: le sculture sono in vendita sul sito ufficiale della mostra.

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Come c’è finita quella casa conficcata sul tetto del Museo Viennese di Arte Moderna? Ce l’ha messa lo scultore Erwin Wurm per protestare contro l’eccessivo sviluppo urbano. “Ci sono centinaia di migliaia di case, ma la loro diffusione è come una piaga, come un cancro che distrugge la nostra terra”, ha dichiarato.
L’artista austriaco conduce la sua battaglia all’urbanizzazione attraverso una concezione dell’arte dove le leggi della gravità sono bandite e il mondo capovolto secondo la logica dell’assurdità.
Foto da Ananova.com

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Per far capire la genesi della sua ispirazione, s’è fatta un bagno. Parliamo di Anna Vickers, l’artista britannica che sta esponendo le sue opere presso la Grey London Gallery di Londra. La sua mostra “The Brush Stroke” (La Pennellata) esplora la relazione tra pittura e la fotografia: i quadri infatti sono stati realizzati da fotografie dell’artista stessa scattate sott’acqua.
L’arte può raggiungere livelli al limite della comprensione, come vi abbiamo mostrato nella fotogallery sulle stranezze dell’arte contemporanea e quelle della Biennale 2005.

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L'artista Nike Savvas fa gli ultimi aggiustamenti alla sua opera "Atomic - Full of Love, Full of Wonder" esposta alla New South Wales Art Gallery di Sydney (Australia). L'installazione è composta da 100 mila palline di poliestere variamente colorate, e sospese per aria grazie a sottilissimi fili di nylon, che iniziano a vibrare quando vengono accesi 12 potenti ventilatori. Il risultato è un “mare” di atomi colorati che iniziano a muoversi e vibrare, facendo vivere agli spettatori una viaggio (non scientifico) nella struttura molecolare.
Per realizzare l’opera d’arte l’artista australiana ha impiegato più di 10 giorni.
Un viaggio nella opere più curiose dell'arte contemporanea si trova qui.

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Alle sculture di Ron Mueck non ci si abitua mai: chi poi è riuscito a vederle dal vivo, per esempio visitando la sua ultima mostra presso la Foundation Cartier di Parigi, racconta di un misto fra stupore e nausea…
Sì perché le opere dell'australiano famoso in tutto il mondo per il suo iperrealismo sembrano vivere e respirare, dettagliate come sono all'ultimo pelo e capello, svelando la piccolezza (e la meraviglia) della vita umana.
Fanno tenerezza i baffetti e la schiena curva delle due vecchine (Two women) che con aria civettuola sembrano spettegolare dei malanni della vita…

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Certo, per noi è inverno e il problema dell'abbronzatura per la maggior parte delle persone è rimandato alla prossima estate. L'immagine delle spiagge affollate di gente che si rosola al sole - nonostante gli avvertimenti dei medici che invitano alla moderazione - ha comunque ispirato un artista australiano. Per la mostra d'arte a cielo aperto che si tiene ogni anno sulle spiagge oggi assolate dell'Australia "Scultura davanti al mare", Jeremy Parnell ha esposto quest'opera in resina che ha chiamato "Big Chook", ovvero "gallina gigante". Il dubbio è sempre quello: è nato prima l'uovo... o la gallina?

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È venerdì. Vi sentite stanchi e malinconici? Tutto in ordine. In inglese, esiste addirittura un'espressione coniata appositamente per descrivere la sindrome dell'ultimo giorno della settimana: "Thanks God is Friday" (grazie a Dio è venerdì…).
E se l'espressione della statua nella foto vi descrive bene, allora c'è ancora di più da preoccuparsi. La scultura dell'australiano Ron Mueck fa infatti parte di una mostra in corso a Parigi dedicata a "Malinconia, genio e follia nell'Occidente".

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L’enorme tavolo da calcio balilla, intitolato "Athletic Club No.4 project", ha dimensioni impressionanti: 8.5 metri di lunghezza per 4.5 di larghezza, con giocatori di plastica alti 90 centimetri.
È il lavoro di un artista giapponese che ha esposto la sua opera ludica alla Triennale di Arte contemporanea di Yokohama (per vedere le opere della Biennale di Venezia, invece, clicca qui). I visitatori dell’esposizione potranno divertirsi a questo gioco la cui paternità (siamo attorno agli anni Venti) è contesa tra Francia e Germania. Pare che dopo la Seconda Guerra mondiale i biliardini fossero addirittura usati per la riabilitazione psicomotoria dei reduci di guerra (da qui, la denominazione "balilla").

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Bizzarro posto su cui leggere il giornale del mattino: conoscendo il caratterino degli ippopotami, infatti, possiamo intuire che la reazione del poderoso mammifero (fino a 4,5 tonnellate di peso) non sarà mite.

Si tratta in realtà di una scultura di fango di Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla.

Per quanto riguarda gli ippopotami (Hippopotamus amphibius), essi adorano dormire durante le ore più calde del giorno, riservando alle ore notturne tutte le altre attività, come mangiare. Questi animali dalla dieta vegetariana sono in grado di perlustrare fino a 33 chilometri d'acqua in una sola notte.

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Non si può mai stare tranquilli, nemmeno quando ci si immerge in un sonno profondo, nel calduccio del proprio letto! Questa la prima impressione che si ha vedendo l'immagine di signora anziana rannicchiata sotto le coperte. In realtà la persona che si aggira alle sue spalle è un responsabile della sicurezza… di un museo di Sidney (Australia). Sì perché l'"Anziana a letto" è il titolo della scultura di lana di vetro del "solito" Ron Mueck, artista australiano che si definisce "artista foto-realista". La sua storia e un'altra sua sorprendente opera nella fotogallery "Ma questa è arte?".

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All'interno della fotogallery dedicata all'arte contemporanea, l'opera dell'artista statunitense Robert Therrien aveva dimostrato come ci si possa sentire piccoli quando le dimensioni sono capovolte e le gambe di un tavolo appaiono come grattacieli.
L'inventore della campagna pubblicitaria (nella foto), apparsa in un negozio di Shanghai (Cina), sembra essersi ispirato allo stesso principio.
Per guardare altri cartelloni dalle forme e dai contenuti stravaganti, clicca qui...

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In occasione dell'apertura del festival culturale "Corpus 05", che si tiene in questi giorni nella città di Burges (Belgio), l'artista-fotografo Spencer Tunick ha dato vita a una delle sue installazioni "senza veli". Centinaia di volontari si sono offerti di posare nudi per i suoi scatti che sono avvenuti in questo caso all'interno di un teatro. L'idea che ispira l'eccentrico artista americano è che i corpi denudati abbattono le differenze tra le persone e acquisiscono forme astratte che ben si uniformano al paesaggio metropolitano.
Durante la manifestazione, che durerà 4 mesi e sarà dedicata interamente al corpo, si svolgeranno spettacoli di danza, teatro, musica, manifestazioni culturali e mostre, creazioni artistiche e fotografiche.

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Senza badare al giro di parole che ne viene, c'è da dire che il nome dell'artista contemporaneo che ha predisposto questa installazione in un museo di Mosca è Oleg Kulik. Ha riprodotto tre grossi fondoschiena di mucca, spiando dai quali, attraverso schermi TV installati all'interno, il visitatore può seguire la proiezione di un film russo degli anni '30, "Brain Mechanics" (Meccanica del cervello), girato da Vsevolod Pudovkin.
Questo artista è famoso in Russia per la sua abitudine di girare a Mosca e nella Piazza Rossa, comportandosi come un cane e muovendosi a quattro zampe.

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Alla ricerca delle opere d'arte più bizzarre, abbiamo scovato questa istallazione, ma non solo (vedi foto del giorno di domani)…
Presentata alla ventiseiesima edizione della Biennale di San Paolo (Brasile), è l'opera dell'artista austriaco, Leo Schatzl, ed è intitolata "Autorotation", ad indicare la libera rotazione delle ruote dell'auto sospesa nel vuoto. Quest'anno gli artisti si sono ispirati al tema della manifestazione che è il concetto di "Free Territory" (Territorio Libero), perché l'arte è terra di nessuno, dove non esistono limiti o limitazioni. Con i 135 artisti che vi espongono, la Biennale brasiliana rappresenta uno degli appuntamenti internazionali più importanti e uno dei più antichi (la prima è datata 1951). Quella più antica è comunque la Biennale di Venezia che fu inaugurata nel 1895.

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Si definisce "artista sottomarina" e in effetti nessun termine chiarirebbe meglio la sua attività preferita che è quella di immergersi fino a 25 metri di profondità e dipingere il paesaggio che la circonda, compresi pesci, fauna marina e vascelli affondati. La speciale tecnica di questa bizzarra pittrice parigina che si fa chiamare Malvina è una particolare applicazione di olio su tela. Nella foto, Malvina è immortalata tra gli squali delle Bahamas, in prossimità dell'isola New Providence, riuniti durante una merenda offerta loro appositamente per riunirli e permetter all'artista una visione "da prima fila". Da illustratrice a specialista nell'arte monumentale, Malvina è approdata all'arte subacquea grazie alla passione per il mare e all'armonia che vi scopre e che spera di ricreare nelle sue opere...

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Non è una denuncia sulle discariche abusive a cielo aperto. Tutt'altro.
Si tratta infatti di una mostra d'arte, una delle più grandi a cielo aperto, che si tiene ogni anno in Australia sul lungomare della sua spiaggia più famosa, nella periferia est di Sidney. Questa scultura in particolare, esposta nel 2002, è intitolata "Deportazione": simboleggia il lavaggio culturale a cui si sottopone il deportato che lava via le sfumature della propria cultura per ritornare candido e pronto a modellarsi alle influenze di una nuova patria.

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Questa signora che accoglie i visitatori della Halcyon Gallery - galleria di arte contemporanea a Londra - si chiama Precious One (Preziosa in inglese).
Un nome un po’ snob per un manichino, ma azzeccato visto il look: la "pelle" è tempestata di piccoli cristalli e sulla testa si trova una meno preziosa coroncina di siringhe di plastica. Ad agghindarla così Mauro Perucchetti, artista italiano artefice anche di un'altra strana opera d'arte: il wc fatto di Swarovski. Una denuncia contro gli sprechi e il lusso sfrenato.
Le opere d'arte più pazze (guarda)

[E. I.] 

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E dal nasone dell’antilope (vedi foto di ieri), passiamo a chi di nasi lunghi decisamente se ne intende. Come questo elefante che gioca a far l’equilibrista in una sala del castello di Fontainebleau, vicino a Parigi.
Se riesce a rimanere a testa in giù in bilico sulla sua proboscide è solo perché... è finto. Ma c'è qualcuno che pensa che tutto ciò sia possibile, è Daniel Firman l’artista francese che ha realizzato questa scultura. Secondo i suoi calcoli un elefante nello spazio (precisamente a 18 mila chilometri dalla Terra) libero dalla gravità, avrebbe più o meno questo buffo aspetto.

I capolavori dell’elefante pittore (guarda)
Le opere d’arte più pazze (slide show)

[E. I.]

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Anziché cercare un libro forse questo elegante signore di altri tempi farebbe meglio a trovare... la sua testa! Quello che vedete è uno dei tanti personaggi “decapitati” attualmente in mostra a Sydney, al museo di arte contemporanea.
Per vestire questi smemorati personaggi l’artista Yinka Shonibare, un inglese di origine nigeriana, utilizza abiti "contaminati": dal taglio occidentale ma fabbricati con coloratissimi tessuti africani, per esprimere il suo biculturalismo.
«Neanche le stoffe – ha dichiarato Shonibare – sono davvero africane. Oggi i maggiori esportatori di tessuti africani provengono da Manchester. Queste stoffe sono prodotti artificiali, proprio come la cultura».

Che arte è mai questa? Le opere più pazze del mondo nel “museo” di Focus.it

[E. I.]

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Chissà quante bottiglie di vino avrà dovuto stappare Saimir Strati per realizzare la sua ultima fatica: il mosaico di sughero più grande del mondo. Il chitarrista è composto infatti da 229 mila tappi di sughero, disposti su una parete di circa 96 metri quadrati e si trova all'Hotel Sheraton di Tirana, in Albania.
Per realizzarlo ci è voluto un mese di duro lavoro che ha portato però i suoi frutti: l'opera è entrata nel Guiness dei Primati. Ma non era la prima volta, l'artista albanese ha già composto due opere da primato, un gigantesco mosaico con i chiodi e uno composto da stuzzicadenti (guarda).

Dai mosaici alla pittura: l’artista che dipinge con le unghie

[E. I.]

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Talmente grandi da sembrare finti. Questo l’effetto voluto - e ottenuto - dallo scultore di questi seni extralarge in mostra al Castello di Tours, in Francia. La bizzarra scultura che fa parte di una serie chiamata Bubble Woman ("donna bolla") è una delle opere più famose di Shu Yong, artista cinese specializzato nella realizzazione di "curve" giganti. Dietro a queste forme oversize ci sarebbe in realtà, un intento provocatorio.
Yong infatti, conduce da tempo una battaglia artistica contro la chirurgia estetica che, a suo dire, fa somigliare le donne a tanti "palloni gonfiati". Per vedere un’altra curiosa opera di questo artista torna a trovarci domani…
Guarda anche altre opere d'arte pazze
Gioca con bisturi e siringhe nel multimedia "Il piccolo chirurgo plastico" 
Si può allattare con il seno rifatto?

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Dopo il décolleté gigante di ieri pensavate di averne viste abbastanza sulle opere d’arte pazze? Dovrete ricredervi! Per dimostrare che si può fare arte con tutto, lo scultore cinese Shu Yong ha usato 10 mila water dismessi per creare un'opera monumentale alta 5 metri e lunga 100. Una vera e propria cascata di wc, da cui scorre anche l'acqua come in una fontana. La bizzarra installazione è stata montata in un parco di Foshan, in Cina, per una fiera di prodotti in porcellana. Oggi è la Giornata Mondiale del Gabinetto indetta dal World Toilet Organization per sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi delle persone che nel mondo vivono ancora senza servizi igenici (si stima siano 2 milardi e mezzo).
Miseria e nobiltà.. d'animo
Le toilette più pazze del mondo!!

[E. I.]

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La prossima volta che lasciate bruciare una fetta nel tostapane, non buttatela via.
Un giorno chissà, potrebbe anche trasformarsi in un’opera d’arte. Deve aver utilizzato lo stesso metodo l’artista tedesco Arne Felix Magold, autore di questo quadro esposto a una mostra ad Amburgo, in Germania. Toast Pixel, così s'intitola l’opera, è infatti composta di 612 fette di pane, sistemate in ordine di tostatura con l’aiuto di un programma per il computer. C’è da sperare che a nessuno venga voglia di addentarne un pezzetto! Altre opere d'arte pazze in questo slideshow (guarda)
Sai quando è nato il pane?

[E. I.]

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Più che le doti caratteriali erano le sue forme a incantare il mondo. Ma per quanto affettuosa potesse essere Marilyn Monroe, difficilmente sarà stata dolce come questo suo mosaico, realizzato con un materiale decisamente insolito. Le "tessere" sono infatti migliaia di caramelle di 50 gusti diversi che l'artista britannico Malcom West, autore dell'opera, ha accuratamente selezionato e accostato fino a formare il ritratto della diva. L'opera ha richiesto sei giorni di lavoro e ora il pannello, 1 metro e 20 centimetri circa per lato, è esposto a ingolosire i clienti di in un negozio di dolciumi nei pressi di Southhampton, Inghilterra. Altri mosaici pazzi (guarda)

[E. I.]

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Non sempre le opere d'arte mirano a compiacere lo spettatore. Alcune sono pensate apposta per spaventarlo, come Breathing Room III, suggestivo percorso di luce allestito lo scorso giugno all'interno della White Cube Gallery di Londra. Composto da 15 cornici luminose interconnesse che si accendono e spengono ritmicamente, questo groviglio di forme finisce per disorientare i visitatori, invitati ad avventurarsi all'interno dell'intelaiatura: una volta circondati dai flash luminosi infatti, improvvisamente può calare l'oscurità. Scopo dell'ideatore, lo scultore londinese Antony Gormley, è spingere alla consapevolezza di come tempo e spazio agiscono sugli oggetti.
Le opere d'arte più curiose e pazze in questo slideshow

[E. I.]

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Un fungo nucleare, fortunatamente innocuo. L'esplosione che vedete è stata creata ad arte da Alain Guerra e Neraldo de la Paz, due artisti cubani, con materiale preso direttamente dal cestino della biancheria: vecchi calzini, costumi da bagno, abiti da giorno e da sera, per un totale di 50 capi d'abbigliamento. Con la stessa tecnica i due scultori "tessili" hanno creato altre opere suggestive tra cui un arcobaleno, un albero, un serpente e un lampadario, tutti realizzati con vestiti in disuso. Scopo del loro lavoro è mostrare come le nostre abitudini di consumo sempre più "fuori misura" portino a snaturare gli abiti dal loro scopo originario: quello di coprirci.
Altre opere d'arte pazze! (guarda)

[E. I.]

Qualcuno con una fame da lupi deve aver fatto uno spuntino a base di pesce nel Lago Lemano a Vevey, in Svizzera. Quest’enorme forchetta d’acciaio inossidabile – scolpita nel 1995 dai due artisti locali Jean-Pierre Zaugg e Georges Favre – offre ai turisti un “assaggio” di quello che vedranno su una delle sponde del lago il Museo dell’Alimentazione (Alimentarium). 
Qui i visitatori possono scoprire tutto sul cibo seguendo ogni fase della produzione: dalla coltivazione alla lavorazione industriale, fino alla tavola. Esiste poi un'intera sezione dedicata alla digestione, con un test personalizzato per capire come funziona il metabolismo di ciascuno.