9 cose che (forse) non sai sulla chirurgia plastica

Quando nasce la chirurgia plastica (è molto più vecchia di quanto credi...)? Che cosa sono l'elfing e il pokertox? 9 curiosità senza bisturi.

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I primi trattamenti per la riparazione plastica di un naso rotto sono menzionati già nel papiro Edwin Smith, una trascrizione di un testo medico dell'Antico Egitto, il più antico trattato chirurgico di cui abbiamo traccia (3.000-2.500 a.C.). Sappiamo che tecniche di rinoplastica sono state effettuate poi in India dal medico ayurvedico Sushruta (800 a.C.): la descrizione dell'intervento di ricostruzione del naso è riportata nel compendio medico-chirurgico Samhita Sushruta (circa 500 a.C.).

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Oggi la procedura più diffusa negli studi dei chirurghi plastici è quella che fa ricorso al botox, un derivato dal botulino (una proteina neurotossica: è la sostanza più tossica finora nota). Il botox iniettato sottopelle per paralizzare i muscoli del viso, che appaiono perciò "rilassati" e lisci. Gli effetti dell'intervento svaniscono in tre-sei mesi: il tempo necessario al corpo per smaltire la tossina...

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Alcuni chirurghi plastici si sono specializzati nel PokerTox, ossia nell'intervento mirato col botox su alcuni muscoli facciali, che pare molto richiesto dai giocatori di poker - che in questo modo non tradiscono le loro emozioni durante il gioco.

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Quando la chirurgia plastica divenne popolare, nel Rinascimento, i chirurghi prendevano innesti di pelle da vari donatori, anche animali, ma spesso le operazioni non riuscivano: la loro conclusione fu che la carne è simpatica, intendendo dire che l'innesto muore quando muore il donatore. Gli interventi erano di solito eseguiti... dal barbiere.

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Le statistiche parlano chiaro: negli Stati Uniti, a richiedere interventi di riduzione del seno 4 volte su 10 sono uomini.

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Gaspare Tagliacozzi (1546-1599) è considerato il padre della chirurgia plastica moderna. Nel suo libro De curtorum chirurgia per insitionem spiegò come ricostruire nasi, labbra ed orecchi mutilati in duelli e combattimenti utilizzando lembi epidermici prelevati dagli arti superiori. Ricostruì anche alcuni nasi (non sempre con successo). Tagliacozzi era un medico atipico: non vedeva la malattia (per esempio il naso colpito da sifilide) come punizione divina e usò il vocabolario di umanisti come Pico della Mirandola (1463-1494) per illustrare le sue innovazioni chirurgiche.

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Tra le tecniche più bizzarre richieste ai chirurghi plastici c'è l'elfing, che prevede la ricostruzione della cartilagine delle orecchie nella tipica forma a punta degli elfi. In Giappone, dove è assai popolare la lettura della mano, è richiesta anche la chirurgia plastica dei palmi, come estremo tentativo di cambiare la propria sorte.

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Karl Ferdinand Graefe (1787-1840) coniò il termine chirurgia plastica, che appare per la prima volta nel suo testo del 1818 Rhinoplastik. Graefe cercò di combattere lo stigma morale associato alla ricostruzione del naso, cercando di rendere la procedura più simile ad altre procedure chirurgiche.

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Il primo boom della chirurgia plastica si ebbe durante la Seconda guerra mondiale, quando furono sperimentate tecniche che includevano la ricostruzione di interi arti, innesti estesi di pelle e microchirurgia: in quel drammatico e sanguinoso periodo della Storia, così come durante la Prima guerra mondiale, i medici impararono più cose sul corpo umano e sui tessuti che in tutta la storia dell'umanità.

I primi trattamenti per la riparazione plastica di un naso rotto sono menzionati già nel papiro Edwin Smith, una trascrizione di un testo medico dell'Antico Egitto, il più antico trattato chirurgico di cui abbiamo traccia (3.000-2.500 a.C.). Sappiamo che tecniche di rinoplastica sono state effettuate poi in India dal medico ayurvedico Sushruta (800 a.C.): la descrizione dell'intervento di ricostruzione del naso è riportata nel compendio medico-chirurgico Samhita Sushruta (circa 500 a.C.).