7 città estreme dove non vorresti mai vivere

Dalla fredda Oymyakon alla bollente Kuwait City. Dalle irraggiungibili Supai e Port-aux-Francais, a La Rinconada e Coober Pedy, fino a Iquitos: 7 posti davvero poco ospitali.

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oymyakon

Oymyakon, Russia. Solo circa 500 temerari hanno scelto di vivere alle temperature estreme di Oymyakon, nel cuore della Siberia (Russia), a tre giorni di auto di Yakutsk. Con una temperatura minima record di -67° gradi registrata nel 1933, e una media nel mese di gennaio che raggiunge -50°, questa città è probabilmente il più freddo insediamento "permanente" dell’umanità. Il clima e latitudine (63° parallelo) sono causa di scarsa luce: appena 3 ore al giorno nel mese di dicembre. E anche la dieta degli abitanti ne risente: niente verdura né frutta, poiché il clima non permette la crescita di alcuna vegetazione. Non finisce qui: il terreno gelato rende impossibile la costruzione di tubature e molte case sono quindi costrette ad avere le toilette esterne. E in città c’è un solo negozio, che rifornisce gli abitanti dei beni di prima necessità. E prevedibilmente niente hotel...

rinconada

La Rinconada (Perù). Il villaggio di Tuiwa in Tibet, può rivendicare il record di "tetto del mondo", ma alla città mineraria di La Rinconada spetta il titolo di città più ad alta quota, visto che si trova a 5000 metri sul livello del mare. Situata nelle Ande, ai piedi di La Bella Durmiente, la cittadina, famosa per le miniere d’oro, ha una temperatura media che si aggira attorno agli 1,7°, e d’estate raggiunge minime di -11,7° (nell'emisfero australe è la stagione fredda). Il clima e la vocazione aurifera de La Rinconada la rendono particolarmente estrema: le strade sono sempre coperte di fango e vi scorrono rigagnoli di scarichi provenienti sia dalle lavanderie dell’oro che dalle latrine, visto che non esiste infatti un sistema di fognatura. Anche la fornitura d’acqua scarseggia: l’acqua potabile proviene da laghi contaminati dal mercurio che si usa per la raffinazione dell'oro.

coober-pedy

Coober Pedy, Australia. Nel 1915, l’abbondanza di opale ha attirato molti immigrati nell'entroterra australiano, dove però le temperature medie in estate possono superare i 50 °C. I minatori in cerca del prezioso minerale, col tempo hanno creato un mondo sotterraneo in cui vivere "al fresco" e in cui continuano a resistere i loro eredi: grotte che scavano le colline, ospitando case, negozi (foto), chiese e anche il Desert Cave Hotel, un hotel per clientela internazionale. Per chi volesse provare l’effetto che fa, anche su AirBnb si trovano anche molte sistemazioni in case underground…

iquitos

Iquitos, Perù. Per raggiungerla bisogna intraprendere un viaggio fluviale di quattro giorni: Iquitos è considerata la più grande città al mondo non raggiungibile via terra (solo via fiume o con gli aerei perché da qualche tempo ha un piccolo aeroporto). Eppure, nonostante sia fuori dal mondo, vanta una popolazione di circa 500.000 abitanti, il che ne fa la più grande città dell’Amazonia peruviana e la quinta città più popolata del Perù. Gli abitanti sono gli eredi di coloro che alla fine del 1800 parteciparono alla febbre del caucciù: la materia prima per le aziende europee che producevano i primi pneumatici. In quel periodo la città ebbe anche un momento di ricchezza, come rivelano i resti della maestosa Casa di Ferro di Gustave Eiffel, trasferita pezzo per pezzo direttamente dalla Francia (1890), attraverso il Rio delle Amazzoni.

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Supai, Arizona (Usa). Il villaggio di Supai si trova all'interno dell’ Havasu Canyon, habitat storico della tribù degli Havasupai. Raggiungere il villaggio è difficilissimo, visto che non ci sono strade che lo collegano al mondo esterno. Per arrivarci le alternative sono 2: l’elicottero o una escursione lungo un percorso di 12 km. Ma non solo. Il villaggio è così remoto che il più vicino negozio dove procurarsi cibo, acqua e gas si trova a Peach Springs, a ben 100 km di distanza. E la posta? Arriva sui muli, proprio come ai tempi del selvaggio west.

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Port-aux-Francais, Isole Kerguelen. Solo gli scienziati osano avventurarsi in quello che potrebbe facilmente essere classificato come il luogo abitato più remoto del pianeta. Il territorio d'oltremare francese nell'Oceano Indiano meridionale si trova a oltre 3.200 km dal più vicino centro abitato. Forse per questo nella base scientifica di Port-aux-Francais ci vivono solo da 45 a 110 scienziati. Per loro sfortuna non c’è l’aeroporto e per raggiungere il Madagascar, la posizione abitata più vicona, bisogna prendere una nave. Come se non bastasse, le isole Kerguelen sono famose per il vento gelido, che soffia da ovest a 150 km/h (con picchi di 200) come un continuo uragano. Non è un caso se l’esploratore James Cook affibbiò all’arcipelago il nome di “isole della Desolazione”.

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Kuwait City, Kuwait. Chissà che caldo fa a 51°: per scoprirlo basta andare a Kuwait City: che nelle giornate più calde può anche superarli, come è accaduto nel 2012. Mentre d’estate, per 3 mesi consecutivi, si attesta comunque su una media di 43° (la minima ad agosto è 29°). E non è solo il caldo a fare della capitale del Kuwait una città estrema: le tempeste di sabbia sono molto diffuse e spesso violente.

Oymyakon, Russia. Solo circa 500 temerari hanno scelto di vivere alle temperature estreme di Oymyakon, nel cuore della Siberia (Russia), a tre giorni di auto di Yakutsk. Con una temperatura minima record di -67° gradi registrata nel 1933, e una media nel mese di gennaio che raggiunge -50°, questa città è probabilmente il più freddo insediamento "permanente" dell’umanità. Il clima e latitudine (63° parallelo) sono causa di scarsa luce: appena 3 ore al giorno nel mese di dicembre. E anche la dieta degli abitanti ne risente: niente verdura né frutta, poiché il clima non permette la crescita di alcuna vegetazione. Non finisce qui: il terreno gelato rende impossibile la costruzione di tubature e molte case sono quindi costrette ad avere le toilette esterne. E in città c’è un solo negozio, che rifornisce gli abitanti dei beni di prima necessità. E prevedibilmente niente hotel...