Nel paese dove i morti fanno festa

Dimenticatevi abiti a lutto, lumini e crisantemi. Esiste un luogo in cui la commemorazione dei defunti si trasforma ogni anno, in un coloratissimo carnevale. Dove sulla tomba dei cari estinti non si portano solamente fiori, ma anche frutta, dolci e bottiglie di tequila. E sulle piazzole del cimitero si organizzano allegri concertini in memoria di chi non c’è più. In occasione della festività del 2 novembre, vi portiamo nel paese dove i morti fan baldoria: il Messico.

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Piume rosa shocking e bikini striminzito, la Morte si è sfilata il mantello nero per gettarsi nelle danze. Sulle prime un costume così potrebbe far pensare a un modo un tantino "irriverente" di esorcizzare la paura dell’aldilà. Ma per i messicani il culto dei defunti ha radici più profonde.

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Già presso le civiltà precolombiane, quasi 3 mila anni fa, l’idea della morte era strettamente legata al concetto di "rinascita". Gli Aztechi per esempio, consideravano il continuo alternarsi di morte e vita un fenomeno indispensabile per il mantenimento dell’ordine cosmico.

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Secondo la tradizione popolare, ogni anno nel Día de los Muertos (1-2 novembre), i defunti tornano dall’oltretomba per riabbracciare amici e parenti, gustare qualche manicaretto terreno e far bisboccia insieme ai vivi. Per accoglierli come si deve, i familiari decorano le tombe con fiori variopinti, e costruiscono davanti alle lapidi piccoli "altari" privati - chiamati ofrendas - con foto, liquori, sigarette e altri oggetti cari al defunto. Alcuni si accampano tra un sepolcro e l’altro per passare la notte vicino ai propri morti, altri al cimitero, organizzano addirittura un picnic! Ma non pensate all’atmosfera cupa e malinconica di alcuni nostri camposanti: qui le tombe hanno altri colori, che vanno dal verde all’azzurro, al giallo acceso. 

Curiosità e stranezze sui camposanti nella fotogallery Andar per Cimiteri

Foto: © Alejandro Eguía Lis

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Nel calendario azteco la festa dei morti cadeva nel nono mese dell’anno, e cioè per noi, più o meno all’inizio di agosto. Le celebrazioni duravano diverse settimane ed erano dedicate a Mictecacihuatl, dea di Mictlan, il regno ultraterreno dove le anime dei defunti finivano subito dopo il trapasso. Furono gli spagnoli nel XVI secolo, a riadattare il culto locale alle festività cattoliche dell’1 e 2 novembre, concentrando tutte le celebrazioni in soli due giorni (nelle foto, un uomo indossa il costume cerimoniale azteco).

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Generose ofrendas sono allestite anche nelle case, nei locali e nelle piazze principali. Ce ne sono di ogni tipo, dalle più semplici e "caserecce" a vere e proprie sculture d’artista che raffigurano il defunto nelle sue attività terrene preferite: quella della foto probabilmente, è dedicata a un grande "intenditore" di tequila! Alcune famiglie lasciano cibo e bevande davanti alla porta di casa, insieme a un cuscino e a una coperta: al suo ritorno così, il morto potrà rifocillarsi e schiacciare un pisolino.

Foto: © Foful

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Scegliete un teschietto, c’è l’imbarazzo della scelta: i calaveras, piccoli crani di zucchero colorato, sono i dolcetti più regalati durante il Giorno dei Morti (ce ne sono anche di "personalizzati", con il nome del destinatario scritto sulla fronte).
Foto: © Marco Siguenza

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Vengono acquistati in grandi quantità e sistemati sugli altari delle offerte.Calaveras sono anche i finti epitaffi canzonatori composti in questi giorni per parenti, amici, e personaggi politici: questi ultimi vengono "bersagliati" di necrologi immaginari sulle pagine dei quotidiani nazionali.

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Quest’ossuto "fattorino" è pronto per un recapito speciale. Nel suo sombrero infatti, c’è un'altra prelibatezza messicana: il pan de muertos, una pagnotta dolce impastata con l’uovo, ricoperta con due strisce di glassa allo zucchero. Queste morbide michette vengono appoggiate sugli altari o deposte sulle tombe dei defunti, nella convinzione che al loro ritorno dall’aldilà, le anime si fermino per uno spuntino.

Foto: © Enrique Cárdenas Obregón

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Anche i defunti come i vivi, hanno i loro fiori preferiti. In particolare si pensa impazziscano per i cempasúchil (Tagetes erecta), fiori arancioni che crescono in questa stagione. Sparsi sul percorso tra le tombe e le case, i petali di questi fiori - soprannominati Flor de muertos - indicheranno alle anime la via del ritorno, evitando che si perdano per strada. Nella foto, ghirlande di cempasúchil adornano le croci del cimitero di Romerillo, nella regione messicana del Chiapas.

Foto: © joven_60

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C’è anche chi trova quest’atmosfera fatta di teschi e ossa da morto particolarmente romantica. Sono le coppie di fidanzati, che nel Día de los Muertos si scambiano bare di zucchero con apertura a scatto, contenenti un piccolo scheletro che porta il nome dell’amato. Un modo come un altro per promettersi amore "eterno".

Foto: © ojoqtv

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In questo periodo anche i mariachi, i famosi "menestrelli" messicani, hanno il loro bel da fare. Di sera infatti, suonano per le migliaia di turisti arrivati nel paese per assistere alla festa. Mentre di giorno lavorano per i parenti dei defunti, che li assoldano per suonare davanti alle tombe le canzoni preferite dei cari scomparsi.

Dal novembre 2003 il Día de los Muertos è Patrimonio dell’Umanità, in quanto, si legge nella motivazione dell’Unesco, "una delle espressioni culturali più antiche e di maggior rilevanza tra i gruppi indigeni del paese".

Foto: © BellaKarma™

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Riti, ricette, musica e tradizioni. Tutto ruota intorno a lei, La Catrina, ovvero la personificazione della morte nel folklore messicano. Reso famoso dalle incisioni dell’artista locale José Guadalupe Posada, in origine questo scheletro vestito di tutto punto era una caricatura delle signore dell’alta borghesia messicana di fine Ottocento (Catrina infatti, significa "donna elegante"). Ma è presto passata a simboleggiare la Morte, che non manca mai alle feste, socializza con le sue "vittime" e sorridente ed elegante, le invita a godersi la vita, finchè si è in tempo.

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Catrina, la Signora dei Morti alla finestra.

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I fiori arancioni usati per allestire gli altari delle offerte (Tagetes erecta) sono tipicamente messicani e soprannominati "Fiori dei Morti". Si pensa possano attrarre le anime dei defunti verso i doni che amici e parenti hanno predisposto per loro.

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Le tradizioni che circondano questa festa non sono universali, ma variano di paese in paese. Qui siamo ad Oaxaca, dove le celebrazioni sono arricchite dalle Comparsas, rappresentazioni teatrali di piazza del ritorno dei defunti dall'aldilà.

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Le celebrazioni fervono anche fuori dal Messico, dove la tradizione è sostenuta dagli emigrati - e dove ha preso corpo come festa folclorica. Qui, un membro della comunità ispanica di Los Angeles impegnato in una parata.

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Spogliata di tutti i tabù che la circondano nella cultura europea, la morte viene celebrata anche dai più piccoli. Molte le celebrazioni del Día de los Muertos rivolte ai bambini (come questa, fotografata a San Miguel de Allende, in Messico centrale).

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Un'altra Catrina. La figura della Morte, agghindata con abiti eleganti e cappelli a tesa larga di foggia europea era intesa in origine come una rappresentazione satirica dei nativi messicani che, secondo José Guadalupe Posada, l'artista e incisore dei primi del Novecento che ideò il personaggio, aspiravano ad adottare uno stile di vita capitalistico.

Piume rosa shocking e bikini striminzito, la Morte si è sfilata il mantello nero per gettarsi nelle danze. Sulle prime un costume così potrebbe far pensare a un modo un tantino "irriverente" di esorcizzare la paura dell’aldilà. Ma per i messicani il culto dei defunti ha radici più profonde.