Milano e l'arte che cancella la pubblicità

IN ESCLUSIVA per Focus.it, gli scatti dell'artista francese Etienne Lavie, che dopo Parigi si è spostato a Milano per sostituire i cartelloni pubblicitari con queste opere d'arte.

Guarda anche la serie di foto scattate a Pairigi, i cartelloni più pazzi e i dipinti storici con iPhone e iPad.

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Ci aveva fatto respirare l'atmosfera del Louvre per le strade di Parigi con la prima serie di "OMG, who stole my ads?" (Oddio, chi ha rubato la mia pubblicità?). Ci eravamo augurati che qualcuno facesse lo stesso in una delle nostre città e ci ha pensato ancora lui, l'artista francese Etienne Lavie.

Alcuni studenti incuriositi lo hanno invitato a Milano ed ecco cos'ha combinato durante la sua permanenza: ha "tappezzato" la città di opere d'arte conservate nei nostri musei, eliminando dalla nostra visuale quotidiana i cartelloni pubblicitari. Che l'abbia fatto fisicamente o virtualmente lo sapranno solo i milanesi, perché l'artista non vuole rivelarlo. Ma una cosa è certa: l'effetto che fa è straordinario.

Nella foto: La fucina di vulcano, Pier Francesco Mazzucchelli Morazzone, 1573/1626 (Pinacoteca del Castello Sforzesco)

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Le opere di Etienne Lavie hanno lo scopo di farci riflettere su ciò che passa sotto i nostri occhi ogni giorno: ciò che guardiamo, ciò che vediamo e ignoriamo, ciò che invece attira davvero la nostra attenzione. Questa serie di fotografie ci propone un paesaggio urbano più libero e più vicino a chi lo abita.

Nella foto: Pala dei tre arcangeli, Marco d'Oggiono, inizi Cinquecento (Pinacoteca di Brera)

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Nella sua seconda serie l'artista è estremamente ironico. Come in questo scatto, in cui un santo eremita si trova, suo malgrado, a occupare il posto di una modella tutta ossa.

Nella foto: Santo eremita, Jusepe de rebera detto lo spagnoletto, 1650 circa (Pinacoteca del Castello Sforzesco)

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E al posto di un viso perfetto, truccato e photoshoppato? Ecco fatto: un viso espressivo, drammatico, ricco di luci e ombre.

Nella foto: San Francesco in estasi, Francesco Cairo, XVII secolo (Pinacoteca del Castello Sforzesco)

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Sì grazie, se si tratta di un'opera della Pinacoteca Ambrosiana.

Nella foto: Madonna che allatta il Bambino, Bernardino Luini, 1465 circa (Pinacoteca Ambrosiana)

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L'artista ha scelto, tra gli altri, luoghi della città che hanno suscitato diverse polemiche. Come il Duomo, dove da sempre, durante i lavori di manutenzione, vengono esposti cartelloni pubblicitari.

Nella foto: Risveglio, Giulio Aristide Sartorio, 1906-1923 (Collezione Fondazione Cariplo)

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Etienne Lavie ha scelto, sia a Parigi, sia a Milano, di utilizzare opere d'arte esposte nei musei della città stessa. Secondo noi è un modo perfetto per avvicinare e aprire l'arte alla gente. Ecco qui l'emblema di Milano.

Nella foto: L'ultima cena, Leonardo Da Vinci, 1494-1498 (Refettorio di Santa Maria delle Grazie)

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Una delle foto più riuscite: ragazzini che giocano a pallone nella piazza del Cenacolo Vinciano, sormontati dall'opera dal titolo "L'ispirazione".

Nella foto: L’ispirazione, Antonio Mancini, 1874 (Gallerie d'Italia)

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Lavie non ha risparmiato nemmeno l'aeroporto di Linate.

Nella foto: L'angelo musicante, Vincenzo Irolli, 1900-1905 (Gallerie d'Italia)

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La foto preferita dall'artista: ragazzi milanesi fuori da scuola.

Nella foto: Chiusi fuori scuola, Emilio Longoni, 1887-1888, Pinacoteca Ambrosiana

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Il grigiore della metropolitana milanese in contrasto con una giornata soleggiata a passeggio.

Nella foto: La passeggiata del giovedì (Il Fopponino), Angelo Trezzini, 1869 (Gallerie d'Italia)

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Un artista nomade ieri come oggi suona per qualche spicciolo in metropolitana.

Nella foto: L'artista Nomade, Domenico Induno (1852), Collezione Fondazione Cariplo

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Nella foto: Vetrata Dantesca, Giuseppe Bertini, 1851 (Pinacoteca Ambrosiana)

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Nella foto: Il Quarto Stato, Giuseppe Pellizza da Volpedo, 1901 (Museo del Novecento)

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Nella foto: Il gregge (L’Umanità), Filippo Carcano, 1906 (Gallerie d'Italia)

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Nella foto: Giaele e Sisara, Vermiglio Giuseppe, 1620/1635 (Pinacoteca Ambrosiana)

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Nella foto: Maddalena penitente, Tiziano, 1533 (Galleria Palatina, Firenze)

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Ci aveva fatto respirare l'atmosfera del Louvre per le strade di Parigi con la prima serie di "OMG, who stole my ads?" (Oddio, chi ha rubato la mia pubblicità?). Ci eravamo augurati che qualcuno facesse lo stesso in una delle nostre città e ci ha pensato ancora lui, l'artista francese Etienne Lavie.

Alcuni studenti incuriositi lo hanno invitato a Milano ed ecco cos'ha combinato durante la sua permanenza: ha "tappezzato" la città di opere d'arte conservate nei nostri musei, eliminando dalla nostra visuale quotidiana i cartelloni pubblicitari. Che l'abbia fatto fisicamente o virtualmente lo sapranno solo i milanesi, perché l'artista non vuole rivelarlo. Ma una cosa è certa: l'effetto che fa è straordinario.

Nella foto: La fucina di vulcano, Pier Francesco Mazzucchelli Morazzone, 1573/1626 (Pinacoteca del Castello Sforzesco)

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