9 capolavori erotici dell'arte contemporanea

Da Picasso a Keith Haring, da Warhol a Dalì i capolavori meno noti e qualche volta censurati dei grandi artisti contemporanei.

marketwatch_20152135_03-lgkoonsdaliharingsottsasswarholclementenomudnolotusmonica-sitting-wit-mondrian-197891134175_previewApprofondimenti
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“L’Arte non è casta e se lo fosse non sarebbe Arte”, parola di Pablo Picasso, che a lungo ha indagato sul rapporto tra arte ed eros, anche se le sue opere “erotiche” sono le meno note. Ma a riprova che avesse ragione basta guardare le immagini raccolte in questa gallery, che mostrano come da Dalì a Jeff Koons, una potente e sottesa carica erotica è il filo rosso che attraversa tutta l’arte contemporanea. Vedere per credere.

ATTENZIONE, PER IL SUO CONTENUTO, LA FOTOGALLERY PUò NON ESSERE ADATTA A TUTTI E può ferire LA SENSIBILITà DI ALCUNI LETTORI.

Picasso, Entreinte. In quest'opera del 1966, è facile riconoscere il Picasso cubista: l'opera non va vista solo come "deformazione", ma come trasformazione, cioè azione nel tempo, con l'artista che entra ed esce dal quadro, osservando l'amplesso e partecipandovi.

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Jeff Koons, Made in Heaven. Verso la fine degli anni '80, l'artista pop newyorkese Jeff Koons si ritrasse in una serie di amplessi con la pornostar Cicciolina, che poi divenne sua moglie. Particolarmente realistiche le sculture, come quella in foto, vennero esposte anche alla Biennale di Venezia del 1990. L'arte pop aveva scoperto il porno.

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Salvador Dalì, Il Grande Masturbatore. C'è tutto il surrealismo di Dalì in questo quadro del 1929, conservato al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. È un'opera carica di simboli, anche sessuali. In primo piano notiamo l’autoritratto dell’artista che subisce una metamorfosi fino a diventare il busto di una donna e le gambe di un uomo.

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In uno dei suoi pomeriggi più creativi, Haring volle lasciare un ricordo nella toilette del piano terra del Gay Center di Chelsea a New York: un affresco dal carattere sessuale, che ad alcuni critici ricorda la raffigurazione dei Misteri Dionisiaci di Pompei.

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Ettore Sottsass, Shiva. Il vaso realizzato da Sottsass nel 1971 ed esposto alla Triennale di Milano allude senza timori al fallo: ma lo fa con ironia e irriverenza, intitolando l'opera a una divinità del pantheon indiano.

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Andy Warhol, Sex parts and torsos. Nell'autunno del 1977, il re della pop art si dedicò a due nuove serie di opere che sarebbero diventate note come Torsos e Sex Parts. In quest'ultima, dove raccoglie le foto di centinaia di foto di organi sessuali (di modelli consenzienti), la linea tra l'arte e la pornografia è molto sottile.

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Francesco Clemente, No Mud, No Lotus. Clemente è uno dei più importanti rappresentati della corrente artistica della Transavanguardia e le quotazioni dei suoi quadri raggiungono spesso cifre a sei zeri. Lo stile della figurazione è lineare, volutamente piatto e non descrittivo, eppure l'eros del dipinto emerge ugualmente con forza.

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Tom Wesselmann, Monica sitting with Mondrian. Tom Wesselmann, uno dei massimi esponenti della pop art insieme a Andy Warhol, Claes Oldenburg, James Rosenquist e Roy Lichtenstein, è conosciuto soprattutto per i nudi di donna, colorati e dalle forme nette.

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Guido Crepax, Valentina. Chiudiamo questa gallery con i fumetti, che alcuni ritengono la nona arte. Quando si pensa all’erotismo a fumetti, non si può non pensare a Valentina, la fotografa dal caschetto bruno che Guido Crepax disegnò nel 1965 ispirandosi alla moglie Luisa.

“L’Arte non è casta e se lo fosse non sarebbe Arte”, parola di Pablo Picasso, che a lungo ha indagato sul rapporto tra arte ed eros, anche se le sue opere “erotiche” sono le meno note. Ma a riprova che avesse ragione basta guardare le immagini raccolte in questa gallery, che mostrano come da Dalì a Jeff Koons, una potente e sottesa carica erotica è il filo rosso che attraversa tutta l’arte contemporanea. Vedere per credere.

ATTENZIONE, PER IL SUO CONTENUTO, LA FOTOGALLERY PUò NON ESSERE ADATTA A TUTTI E può ferire LA SENSIBILITà DI ALCUNI LETTORI.

Picasso, Entreinte. In quest'opera del 1966, è facile riconoscere il Picasso cubista: l'opera non va vista solo come "deformazione", ma come trasformazione, cioè azione nel tempo, con l'artista che entra ed esce dal quadro, osservando l'amplesso e partecipandovi.