Banksy sbarca a New York: ogni giorno un'opera nuova

«Tutti i dipinti realizzati al chiuso, in studio, non saranno mai belli come quelli fatti all'aperto»: si ispira a questa frase di Cézanne "Better Out Than In", la nuova sfida di Banksy, il re britannico dei graffiti, alle autorità della Grande Mela.

Per tutto il mese di ottobre l'artista ha trasformato New York in una personalissima galleria, lasciando tracce del proprio passaggio sui muri - e non solo - della città e accompagnando le opere con una (geniale) audioguida 2.0. Dipinto accanto ai graffiti c'è, infatti, un "numero verde" da chiamare, per ascoltare ulteriori informazioni sull'opera.

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Per salutare la città che per un mese ha ospitato le sue opere Banksy ha scelto di rendere tridimensionale il suo pseudonimo: il suo tag appare scritto con palloncini a forma di lettere sulla parete esterna di un edificio del Queens. Un omaggio allo stile di scrittura più diffuso tra i graffitari, nella città che ha visto nascere le prime forme di street art.

Sul sito dell'artista è presente, come spesso accade, un'audioguida in cui l'artista, sulle note di New York New York, scandisce una sorta di manifesto artistico: "Fuori è dove l'arte dovrebbe vivere, tra di noi. Forse non è la street art ad essere una moda, forse sono stati gli ultimi 1000 anni di storia ad essere un capriccio, quando l'arte è entrata a servizio della chiesa e delle istituzioni".

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"Ma il luogo dove l'arte deve stare sono le pareti-grotte delle nostre comunità, dove può servire da servizio pubblico: provocare dibattiti (...) forgiare identità" declama l'artista. E sul suo sito scrive: "Questa è la fine. Grazie per la pazienza, è stato divertente. Salvate 5pointz. Ciao".

5 pointz è un complesso industriale nel quartiere Queens dove i graffiti sono permessi, che ospita graffiti da ogni parte del mondo. La sua chiusura e demolizione (per ricavarne appartamenti di lusso) sono previste per il 6 novembre 2013.

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Un giaguaro, un ghepardo o un leopardo? Di qualunque specie sia il felino protagonista della trentesima opera di Banksy a New York, è comunque molto piaciuto al pubblico che sempre più numeroso segue i graffiti dell'artista per le strade della Grande Mela.

Qui siamo in una via adiacente allo Yankee Stadium, il tempio del baseball nel quartiere del Bronx - e l'opera, non a caso, è intitolata Bronx Zoo, con riferimento a uno dei soprannomi dati allo stadio a partire dagli anni '70.

All'epoca infatti il Bronx era una zona "calda" (una delle più pericolose della città) e i tifosi degli Yankees particolarmente agguerriti. In quegli anni inoltre, la dirigenza della società stava combattendo una violenta faida interna.

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Il "pelo" del felino appare maculato, ma se lo si osserva da vicino si vede che le macchie sono, in realtà, decine di altri graffiti (firme e pseudonimi, chiamate tag) stratificati. Come se l'opera fosse stata realizzata in più riprese e non in una sola notte.

E per chi avesse la fortuna di abitare, o transitare per qualche giorno nella Grande Mela, il New York Times ha realizzato una mappa interattiva della città (guarda) che indica la posizione delle varie opere di Banksy, quartiere per quartiere.

Qui invece la cartina del passaggio di Banksy su Google Maps:



Visualizza Banksy in New York in una mappa di dimensioni maggiori

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Nel suo 29esimo giorno di esposizioni a New York Banksy ha comprato un quadro di poco valore in un anonimo negozio sulla 23esima strada e vi ha aggiunto, seduta su una panchina, la figura di un soldato nazista. 

Il quadro, intitolato La banalità della banalità del male (ispirato alla celebre espressione della filosofa Hannah Arendt sul processo del colonnello nazista Adolf Eichmann) è stato rimesso al suo posto ma non vi resterà a lungo. Secondo il proprietario del negozio, gestito da un'organizzazione benefica che assiste senzatetto e malati di AIDS, sarà battuto all'asta per la cifra astronomica iniziale di...

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... 76 mila dollari (55 mila euro circa): niente male considerando che il quadro originale era stato venduto un paio di mesi fa per la cifra di 50 dollari.

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Con l'inizio dell'ultima settimana newyorkese, Banksy si è spostato a Coney Island, una penisola nella zona meridionale di Brooklyn, tradizionale meta vacanziera degli abitanti della Grande Mela. Questa volta il soggetto - un writer, come spesso accade - è un robot, munito di bomboletta spray.

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E un robot che cosa poteva mai disegnare, se non un codice a barre? L'opera dell'androide rimarrà un enigma da decodificare per noi spettatori. A completare il quadro, un piccione che vola via. Che per un attimo si confonde con i veri pennuti che zampettano, indisturbati, ai piedi del graffito.

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"This site contains blocked messages" (questo sito contiene messaggi bloccati), un messaggio di errore che spesso compare sul web, è stato applicato con uno stencil su un muro di Greenpoint, New York: secondo i ben informati la scritta si riferirebbe all'articolo scritto da Banksy per il New York Times, proposto per il 27 ottobre, ma mai pubblicato a causa del rifiuto del giornale.

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"Il pezzo di oggi sarebbe dovuto essere una lettera aperta al New York Times" si legge sul sito dell'artista, "ma hanno rifiutato di pubblicare quanto ho loro fornito".
I vertici del giornale hanno spiegato di non trovarsi d'accordo né con il contenuto dell'articolo, né con la provocazione artistica in questione, precisando che il pezzo arrivato in redazione era comunque un po' diverso da quello pubblicato sul sito di Banksy.

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Ed ecco l'articolo incriminato pubblicato sul sito dell'artista: il pezzo, una lettera aperta firmata da Banksy e indirizzata al New York Times, contiene un'aspra critica al design del One World Trade Center, il grattacielo costruito sulle ceneri delle Twin Towers dopo l'attentato dell'11 settembre 2001. Il quotidiano newyorkese si è rifiutato di pubblicarlo e Banksy l'ha così postato sul proprio sito, così come sarebbe apparso nelle edicole.

Nel pezzo Banksy definisce la moderna costruzione, un colosso di 541 metri che inaugurerà il prossimo anno, un "non evento", qualcosa che "sembra essere stato costruito in Canada" accusando i suoi progettisti di mediocrità. "Il nuovo design proclama chiaramente che i terroristi hanno vinto" dichiara lo street artist, che definisce la struttura un "disastro" e - sopra all'immagine del grattacielo - scrive "da rimpiazzare con una migliore opera d'arte.

L'articolo, che ha fatto indignare sia la redazione del giornale, sia i familiari delle vittime, è intitolato "Il più grande pugno nell'occhio a New York non sono i graffiti, dichiara Banksy, ma è in costruzione a Ground Zero", con chiaro riferimento polemico a quanto dichiarato qualche giorno fa dal sindaco uscente Bloomberg, contrario all'appropriazione di spazi pubblici da parte dell'artista britannico.

Non è la prima volta che Banksy fa riferimento alla tragedia delle Torri Gemelle nel suo mese newyorkese: era già successo il 15 ottobre (vedi foto nella gallery) quando aveva dipinto la sagoma delle Twin Towers adornate con un crisantemo arancione (interpretato da molti come un simbolo dell'esplosione).

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"The grumpier you are the more assholes you meet." (più sei scontroso, più stronzi incontri): la scritta, comparsa sul retro di un camion il 26 ottobre, è accompagnata sul sito di Banksy dal sottotitolo "uno slogan alternativo per gli adesivi delle auto a New York".

Il furgone, diversamente da quello utilizzato per l'installazione Sirens of the Lambs, è rimasto fermo in una via di Manhattan, dove è stato taggato dalle firme dei fan di Banksy.

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Per vedere questa installazione i newyorkesi hanno dovuto aspettare fino alle sei di sera. A quell'ora, i fortunati che si trovavano in Houston Street, a Manhattan, hanno assistito a questa scena surreale: una figura sinistra incappucciata, con il volto ridotto a uno scheletro, che si aggirava su una macchinina di un autoscontro. Forse una raffigurazione della Morte? Il titolo del video ("Reaper", "mietitrice") non lascia molti dubbi.

Ecco il filmato:

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Uno spasimante aspetta la partner fuori da un locale: il personaggio dipinto da Banksy il 24 ottobre ha un aspetto rassegnato e anche i fiori che tiene in mano sembrano aver atteso troppo. Ma perché la donna non arriva? E soprattutto, in quale zona di New York ci troviamo questa volta?

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Siamo a Hell's Kitchen, un quartiere un tempo malfamato di Manhattan che sta vivendo ora un periodo di boom immobiliare. E quella presa di mira dallo street artist britannico è la saracinesca di... un famoso strip club, l'Hustler Club. Non proprio un posto votato al romanticismo.

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"L'opera di oggi è stata cancellata a causa dell'attività della polizia". Questa la frase apparsa sull'account Instagram e sul sito di Banksy il 23 ottobre. Il significato di queste parole rimane, per ora un mistero: che l'ultimo lavoro dell'artista sia stato davvero cancellato dalla polizia? Che Banksy sia finito nelle mani della polizia di New York, che da giorni si diceva sulle sue tracce? O, ancora, che questo sia l'ennesimo exploit artistico del re dei graffiti? La risposta, forse, arriverà nelle prossime ore.

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Una replica in scala 1:36 della Sfinge di Giza è comparsa nel Queens. Non è fatta di nobile pietra viva ma di mattoni di cemento sbriciolati, in perfetto stile street art.

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"Siete avvisati di non bere alle acque sorgive della rivoluzione araba" aggiunge sul suo sito l'artista, mostrando una foto della "scultura" immersa in una pozza d'acqua stagnante. Il simbolo della civiltà antica diviene, in quest'opera, una struttura decadente, che si sbriciola finendo in acque paludose.

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A Banksy, lo abbiamo notato, piace anche creare interazioni con i graffiti già esistenti. Ecco quindi che la scritta "Ghetto 4 life" situata su un muro del quartiere South Bronx, è accostata dallo street artist alla figura di un ragazzino con la bomboletta in mano, accompagnato dal suo maggiordomo. Non esattamente la coppia che ti aspetteresti venire dal ghetto.

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Sull'onda dello scalpore suscitato dalla vendita a Central Park di autentiche tele di Banksy completamente snobbate dai newyorkesi, un gruppo di artisti locali ha organizzato, nello stesso luogo, un banchetto-beffa con esposte, in bella vista, imitazioni dichiaratamente fasulle di quadri di Banksy.

Le opere, vendute allo stesso prezzo (60 dollari, circa 45 euro) ma corredate addirittura di un certificato di inautenticità, hanno riscosso molto più successo delle originali. In appena un'ora Dave Cicirelli, Lance Pilgrim and Michael Pilgrim - i tre artisti responsabili della trovata - hanno venduto ben 40 quadri (contro i 3 clienti adescati dall'originale). Sarà stato l'effetto dei media?

Guarda le reazioni degli acquirenti in questo video:

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Un bambino si prepara a dimostrare con una bella martellata la propria forza, come in una giostra al lunapark: peccato che sotto al martello si trovi niente meno che una tubatura idraulica. L'opera apparsa nell'Upper West Side è piaciuta a tal punto da spingere il proprietario dell'edificio a ricoprirla con una lastra di plexiglass, per preservarla dai vandali. Non la pensa così il sindaco di New York Bloomberg, che ha dichiarato che Banksy "rovina la proprietà privata" e ha promesso di usare, negli ultimi giorni del suo mandato, la linea dura contro le incursioni dell'artista.

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Un primo piano su un formicaio, con un esercito di formiche dirette verso una fessura, poi il campo si allarga fino a riprendere le forme di un corpo umano. Almeno questa è l'interpretazione più comune dell'opera apparsa a Staten Island il 19 ottobre e filmata in questo video.

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"Siete il tipo di persona che ama visitare le gallerie d'arte, ma vorrebbe che avessero più ghiaia? Questa mostra temporanea è quello che fa per voi. Ospita solo due tele ma è provvista di una panchina, un tappeto e qualche altro modo per rifocillarsi. Sarà aperta oggi fino a domenica, dalle 11.00 a mezzanotte.".

Questa è la frase che accompagna, sul sito di Bansky, questa esposizione, con tanto di guardiani a sorvegliare le opere, allestita dall'artista nella West 24th street a Manhattan.

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Entrambe le tele - qui nel dettaglio - sono frutto della collaborazione tra lo street artist britannico e Os Gemeos, due maestri dei graffiti brasiliani. Le opere uniscono la tecnica dello stencil cara a Banksy con il tratto "cartoon" e i personaggi giallo vivace dei due fratelli (gemelli, come indica il loro nome, in portoghese) di San Paolo.

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Questa in particolare contiene anche una piccola autocitazione di Banksy: sapreste trovarla (un suggerimento: osservate attentamente le magliette dei personaggi)?.

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Sembra ispirato all'Oriente questo stencil realizzato a Brooklyn, il quartiere più popoloso di New York. L'opera dai toni "zen" è stata purtroppo subito sfregiata da altri writer, mentre alcune case d'aste stavano già pensando a come rimuoverla dal muro per venderla.

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Un grande Ronald Mc Donald - il pagliaccio in fibra di vetro simbolo della catena di ristoranti - si fa lucidare le scarpe da un ragazzo in carne ed ossa. L'installazione intitolata Shoe Shine è una "denuncia del duro lavoro necessario a mantenere l'immagine lucida e immacolata (come un paio di scarpe) dell'azienda".
L'opera sarà riproposta per una settimana ogni giorno davanti a un Mc Donald's diverso della città.

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Su un muro di Tribeca è spuntato quello che ha tutta l'aria di essere un tributo alle vittime dell'attentato dell'11 settembre. Dalla sagoma inconfondibile delle Twin Towers emerge un crisantemo arancione. Inutile dire che poco dopo che l'artista ha postato le foto dell'opera sul suo profilo Instagram, una piccola folla si è radunata di fronte al graffito.

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"Ciò che facciamo in vita rieccheggia per l'Eternità": è la frase (una citazione dal film: Il Gladiatore) che Banksy ha scritto su un muro del quartiere Queens a New York.

L'opera, accompagnata dal disegno di un uomo che cancella la frase con una spugna, è forse un riferimento a quello che accade ai graffiti dell'artista, rapidamente cancellati o modificati da altri street artist o dalle autorità. O forse, si riferisce al trascorrere inesorabile del tempo, che cancella anche i ricordi più indelebili.

«Alcuni mi criticano perché uso citazioni un po' troppo popolari (questa è tratta dal film "Il Gladiatore") ma sapete che c'è? "Ho intenzione di usare questa ostilità per diventare più forte, non più debole", come ha detto Kelly Rowland a X Factor» ha scritto Banksy sul suo sito.

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Chissà quanti newyorkesi, vedendo questo video, si saranno mangiati le mani. Una bancarella con tele originali di Banksy è stata allestita a Central Park sabato 12 ottobre.

Passanti e turisti avranno pensato - e chi potrebbe biasimarli - che i quadri venduti da un anziano ambulante fossero dei falsi, creati per sfruttare l'ondata di successo dello street artist nella Grande Mela.

Invece si trattava di opere autentiche al 100%, vendute per l'esigua cifra di 60 dollari (44 euro).
Il totale degli incassi? Scopritelo nel video. L'artista, per la cronaca, ha precisato che la vendita non sarà replicata.


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Un sacerdote pronto a confessare è il protagonista della dodicesima opera dello street artist, comparsa nell'East Village a Manhattan. Meno "urlata" di altre, ma altrettanto provocatoria: la chiesa che il prete si trova a guidare è la metropoli intera, il confessionale è solo un pezzo di cemento.

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In una recente e rara intervista rilasciata via mail al settimanale di free press The Village Voice, Banksy ha dichiarato di aver scelto New York come ultima location per le sue opere, «per l'intenso traffico pedonale e l'alto numero di luoghi per nascondersi».

Ma si è lamentato della scarsità di muri ancora disponibili: «molti dei luoghi che avevo scelto sono già stati occupati da cantieri di costruzione». Nell'intervista l'artista ha anche parlato del difficile rapporto con la fama: «Il successo commerciale è un segno di fallimento per un artista che fa graffiti. Non possiamo lasciarci incasellare in questo modo».

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Sirens of the lambs (Le sirene degli agnelli) è il titolo di quest'opera semovente condotta, dall'11 ottobre, nelle strade del Meatpacking District, il quartiere "macelleria" di New York, chiamato così per l'alto numero di stabilimenti per la macellazione della carne (oggi convertiti, per lo più, in ristoranti alla moda).

Il titolo, volutamente ispirato alla saga di Hannibal Lecter - The Silence of the Lambs è il titolo originale del film Il silenzio degli innocenti - si riferisce alle urla e ai pianti degli animali di peluche condotti al macello. Ascoltali qui:


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Il camion continuerà a girare per le strade del Meatpacking District per le prossime due settimane: 15 giorni difficili per i macellai del quartiere.

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"Despite all my rage" ("Malgrado tutta la mia rabbia"), ha twittato Banksy poche ore fa, per poi postare sul suo sito la foto di un ratto realizzato su un muro dell'East Side di Manhattan. Subito i suoi follower hanno completato la frase: "Despite all my rage I am still just a rat in a cage" ("Malgrado tutta la mia rabbia rimango ancora solo un topo in gabbia"). La frase è un verso della canzone Bullet With Butterfly Wings (Pallottola con ali di farfalla) degli Smashing Pumpkins.

I Rats ("ratti") sono soggetti ricorrenti nei graffiti di Banksy e hanno già "infestato" città come Parigi e Londra (a New York, peraltro, quelli veri sono di casa). Spesso questi animali metropolitani compaiono, nelle opere dell'artista, con cartelli di contenuto politico tra le zampe. Questo si trova accanto a un No Parking sign (per alcuni, su Twitter, non è un ratto ma un castoro, o uno scoiattolo americano).

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L'opera comparsa il 9 ottobre nel Lower East Side di Manhattan è inquietante. Ancora di più se si ascolta l'audioguida in cui si ascoltano i colloqui radio tra i membri di una pattuglia di soldati (tra cui uno che in codice si chiama crazy horse, cavallo pazzo). 

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Un particolare dell'opera del 9 ottobre, una feroce critica alle vittime collaterali della missione degli Stati Uniti in Iraq. Se ascoltate l'audio del video a fine pagina (consigliabile solo a un pubblico adulto per la sua crudezza) scoprirete che è quasi identico all'audio guida dell'opera di Banksy (foto precedente).

La notizia è del 12 luglio 2007: Namir Noor-Eldeen, 22 anni, fotoreporter della Reuters (considerato uno dei migliori fotoreporter di guerra in Iraq) e il suo autista Saeed Chmagh, di 40 anni, mentre stavano riprendendo un pulmino colpito da un razzo durante uno scontro tra militanti e le truppe Usa, vennero scambiati per ribelli e uccisi dai militari statunitensi con un attacco da 2 elicotteri Apache.

La dichiarazione ufficiale su questo incidente inizialmente sosteneva che tutti i caduti fossero ribelli e che l'esercito americano non sapeva come fossero morte quelle persone. Wikileaks ha pubblicato questo video con le trascrizioni delle comunicazioni e un pacchetto di documenti giustificativi il 5 aprile 2010. Si tratta di un drammatico caso di vittime collaterali della guerra in Iraq.



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«Ho una teoria: puoi far sembrare profonda qualunque frase scrivendo, alla sua fine, il nome di un filosofo morto» recita questa scritta lasciata l'8 ottobre su un muro di Greenpoint, Brooklyn. Naturalmente, la frase non è attribuibile a Platone.

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Questo cuore incerottato è apparso tra le vie di Brooklyn il 7 ottobre. L'audioguida spiega, con un tono volutamente aulico e forbito, che il pallone ad elio rappresenta gli sforzi che un cuore spezzato compie per sopravvivere.
Le opere sono fotografate poco dopo la realizzazione ma vengono immediatamente fotografati, per conservarne memoria nel caso i graffiti fossero cancellati.

Guarda anche le altre opere del re dei graffiti

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Nella foto un'altro particolare dell'opera del 7 ottobre. Proprio per la loro natura pubblica le opere di Banksy rischiano spesso di scomparire: alcuni, scambiandole per il lavoro di un vandalo, le cancellano; talvolta, sono gli altri writer a scriverci sopra, modificandone l'aspetto o appropriandosene con una firma.

Ad agosto, a Los Angeles, un graffito dell'artista britannico, raffigurante una ragazza accanto a un "fiore" moderno - una telecamera sospesa su un palo - è stato rimosso dal muro di una stazione di benzina, dove era stato dipinto, e messo all'asta per 300 mila dollari (220 mila euro circa).

Ma chi è, davvero, Banksy?
Guarda anche i graffiti di P183, il Banksy russo

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Il 6 ottobre non sono comparsi nuovi graffiti, ma un video, postato sul sito dell'artista. Nel filmato, si vedono alcuni uomini, forse ribelli islamici, sparare a un obiettivo volante e inneggiare da Allah.

In breve l'avversario è colpito e cade a terra: si tratta del povero Dumbo, eroe di molti bambini. E proprio il figlio di uno dei combattenti si mostra molto arrabbiato per quello che è accaduto al suo beniamino.

«Oggi non posterò alcuna immagine» scrive l'artista sul suo sito «non dopo che è stato diffuso questo scioccante documento».
Il video ha raggiunto in pochi giorni quasi 4 milioni e 600 mila visualizzazioni. Eccolo:


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È la volta di un'opera semovente. Un comune e squallido camioncino dei trasporti, come se ne vedono tanti in città, si muove per New York svelando il suo prezioso "carico": una sorta di Eden con tanto di cascate, arcobaleno, farfalle e vegetazione lussureggiante che regala a chi lo incontra uno scorcio idilliaco, ben poco metropolitano.

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Sulla fiancata del furgone appare il solito numero di telefono: chiamandolo, i passanti possono ascoltare una spiegazione dell'opera.

La voce - forse dello stesso artista? - recita in tono affettato: "Ciao, siete da qualche parte a New York, e state osservando un camion per le consegne venuto a portarvi serenità. Statevene un po' qui a riposare, e godetevi il panorama. Questo paesaggio diesel semovente vi è stato offerto dall'artista britannico Banksy...".

Ogni sera, al tramonto, il mezzo si sposta in un luogo diverso della città.

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Alcune opere, come queste, le cui foto sono state postate sul sito dell'artista il 4 ottobre, si fondono con graffiti precedenti.
Qui, Banksy rinnova alcune vecchie scritte fatte da altri sui muri di New York con un tocco "musicale" (la scritta "The Musical") ispirato a Broadway.

Street art: quando l'asfalto si fa tela

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I risultati, come "Occupy! The Musical", risultano piuttosto provocatori dal punto di vista politico (il riferimento è con ogni probabilità al movimento di protesta Occupy Wall Street). Purtroppo la scritta, comparsa su un muro di Bushwick, Brooklyn, è stata cancellata dopo meno di un'ora e mezza. Ma Banksy aveva già fatto in tempo a condividerla attraverso i suoi account Twitter e Instagram.

Poco prima di realizzare questo graffito, Banksy aveva cinguettato: "We're fools whether we dance or not, so we might as well dance" (siamo stupidi sia che danziamo, sia che non lo facciamo, quindi ci converrebbe danzare comunque).

Muri che raccontano: i graffiti visti dai lettori di Focus

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L'artista conosce bene le strade della Grande Mela e sa come interagire con l'arredo urbano: qui vediamo la sua scritta "The Musical" vicino a un graffito che recita "Dirty Underwear" (bianchieria sporca"), proprio sopra ai bidoni della spazzatura.

Guarda anche i bidoni dell'immondizia più creativi e curiosi del mondo

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Potrebbe essere l'ombra di uno qualunque dei cani di New York questo graffito comparso il 3 ottobre a Midtown, Manhattan.
Molti i visitatori a quattro zampe, che - con i loro padroni - si sono avvicinati all'opera, in cui è raffigurato un cane intento a far pipì su un idrante, che, dal canto suo, sembra apprezzare. Qui puoi ascoltare l'audioguida dell'opera.

Gli edifici che fanno le boccacce: le foto

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«Questo è il mio accento newyorkese, ma di solito scrivo così»: è la scritta apparsa il 2 ottobre sulla saracinesca di un negozio sulla Westside a Manhattan.

Per eludere i sistemi di sorveglianza dei negozi e lavorare in tranquillità, libero dalla pressione dell'opinione pubblica, Banksy realizza le opere alcuni giorni prima di postarne le foto online. E tra i newyorkesi si è scatenata una vera caccia al tesoro.

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Due ragazzini provano a rubare una bomboletta dal cartello: "Graffiti is a crime". L'opera, apparsa il primo ottobre su una parete di Chinatown, è durata appena 24 ore, per poi essere modificata da un'altra banda di graffitari che hanno cambiato la scritta in "Street Art is a crime".
Rimane l'audio guida.

Per salutare la città che per un mese ha ospitato le sue opere Banksy ha scelto di rendere tridimensionale il suo pseudonimo: il suo tag appare scritto con palloncini a forma di lettere sulla parete esterna di un edificio del Queens. Un omaggio allo stile di scrittura più diffuso tra i graffitari, nella città che ha visto nascere le prime forme di street art.

Sul sito dell'artista è presente, come spesso accade, un'audioguida in cui l'artista, sulle note di New York New York, scandisce una sorta di manifesto artistico: "Fuori è dove l'arte dovrebbe vivere, tra di noi. Forse non è la street art ad essere una moda, forse sono stati gli ultimi 1000 anni di storia ad essere un capriccio, quando l'arte è entrata a servizio della chiesa e delle istituzioni".