Perché ti senti osservato

Il cervello percepisce più segnali di quelli che riusciamo effettivamente a razionalizzare: uno di quelli che capta più facilmente è lo sguardo sui volti altrui, un importante messaggio sociale.

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L'abilità di stabilire un contatto visivo con gli altri ha giocato un ruolo di primo piano nell'evoluzione umana.|Shutterstock

Può accadere su un treno affollato, al parco o al ristorante, persino tra le mura di casa, mentre siete soli: all'improvviso vi sentite osservati, anche se nessuno sembra guardarvi.

 

Non è proprio un "sesto senso" e non si tratta neanche di manie di persecuzione: la base biologica è la capacità del cervello di acquisire, attraverso gli occhi, informazioni più ampie di quelle che vengono processate dalla corteccia visiva. In altre parole, vediamo più cose di quelle che realizziamo consciamente di vedere.

 

Distribuita. L'affascinante tema è al centro di un articolo pubblicato su BBC Future. Molti di noi immaginano che l'informazione che percepiamo con gli occhi giunga alla corteccia visiva, un'area situata nella parte posteriore del cervello, per poi essere finalmente elaborata e avvertita. Nella realtà l'informazione visiva arriva ad almeno una decina di aree cerebrali, ciascuna con una funzione specifica.

 

Se una manca... Anche se l'attenzione si concentra sulla principale tra esse, ossia la corteccia visiva primaria, è interessante scoprire che cosa accade quando questa è fuori gioco, per esempio a causa di una lesione cerebrale. Uno studio del 2013 su un paziente dell'Ospedale Universitario di Ginevra, in Svizzera, ha aiutato a far luce su questo punto.

 

L'uomo, il "paziente TN", era affetto da cecità corticale: a causa di un danno cerebrale, la sua corteccia visiva primaria non funzionava. I pazienti con questo deficit non possono "vedere" nel senso classico del termine, anche se i loro occhi funzionano correttamente. Ciò nonostante, sono sensibili ad alcuni tipi di stimoli visivi, per esempio ad alcune sensazioni di movimento, o allo spostamento di puntini luminosi. Nel corso dello studio a TN sono state mostrate immagini di volti di persone che guardavano verso l'uomo o dirigevano lo sguardo da un'altra parte.

Ti sta guardando? Durante il compito, eseguito in risonanza magnetica funzionale (fMRI), l'amigdala del paziente (una regione "antica" del cervello, implicata nel riconoscimento della paura e delle emozioni e responsabile del riconoscimento di volti) si è attivata preferenzialmente in risposta ai volti che fissavano l'uomo. E questo, nonostante TN non si rendesse conto di nulla: i suoi tentativi di stabilire chi lo guardasse e chi no sono parsi assolutamente casuali.

 

Abilità innata (o quasi). Lo studio sembra suggerire che certe funzioni visive, più semplici e basilari di quelle che sfruttiamo per leggere o ammirare il mondo, funzionino indipendentemente da quelle "consce". Altre ricerche hanno dimostrato che già a quattro mesi di vita riusciamo a capire la differenza tra uno sguardo diretto verso di noi e uno rivolto altrove (a patto che questi si trovino nel nostro campo visivo).

 

Poiché la capacità di stabilire un contatto visivo è fondamentale per le nostre interazioni sociali, il cervello potrebbe aver evoluto questo meccanismo "su più fronti", per assicurarsi che non ci sfugga nulla.

 

 

19 Maggio 2017 | Elisabetta Intini