8 malattie mentali che... non lo sono più

La lunaticità, l'isteria (maschile e femminile), l'infermità "morale, la personalità inadeguata, persino l'omosessualità e l'autoerotismo: i ripensamenti più famosi della psichiatria.

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depression

nevrastenia Nel 1869, il medico statunitense George Miller Beard osservò, ma sarebbe più esatto dire "inventò", la nevrastenia (o esaurimento nervoso). Il disturbo includeva stanchezza, depressione, ansia, mal di testa, problemi sessuali e digestivi. Beard riteneva che fosse una forma di "nervosismo americano", risultato della vita urbana frenetica e la cui unica cura possibile era fuggire dalla città. Poi nel corso del secolo, il termine è praticamente scomparso dai libri di psicologia, perché poco preciso. Oggi in medicina sono infatti noti vari tipi di nevrosi, che però indicano precisi stati di disagio psichico, come nevrosi ansiosa e nevrosi depressiva.
Nel linguaggio corrente, invece, il termine è rimasto: con un significato più ampio e generico, si riferisce a una persona variabile di umore, facile all’ira e agli scatti.

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Omosessualità Fino alla metà degli anni 1980 l'omosessualità era considerata un disturbo mentale. Ma nel 1986 è stata cancellata completamente dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali noto anche con la sigla DSM, il testo più autorevole e utilizzato da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo, che classifica i disturbi mentali e che è giunto ormai alla 5° edizione.
La via l’aveva già tracciata l’autorevole associazione degli psichiatri americani già nel 1973. E nel 1990 la parola finale l’ha detta l’OMS, cancellando definitivamente l’omosessualità dall'elenco della malattie: oggi chiunque dica il contrario si colloca fuori dalle regole della comunità scientifica.

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Autoerotismo Solo nel 1968 l’autoerotismo fu cancellato dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, ritardo forse dovuto alle teorie freudiane che attribuivano alla pratica forme di dipendenza in età adulta.


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Isteria Nonostante il termine continui a essere usato per definire, a volte con troppa disinvoltura, i comportamenti nevrotici, la quarta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV), non la considera più una malattia e la suddivide in tre disturbi diversi: "Disturbo di Conversione", "Disturbi Dissociativi" e "Disturbo di Personalità Istrionica".
Usata nella psichiatria dell'Ottocento per indicare una tipologia di attacchi nevrotici molto intensi, di cui erano generalmente vittime le donne (Isteria viene dal greco Hysteron, utero), all’inizio del 900 è stata anche la chiave d’interpretazione di alcuni disturbi del comportamento maschile, prima che i medici arrivassero a definire il più preciso "disturbo da stress post traumatico".

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lunaticità Per millenni, si è creduto che la luna piena portasse alla follia alcune persone. Aristotele addirittura sosteneva che il cervello fosse l'organo più sensibile alle influenze delle maree. Ancora oggi c’è chi crede che il plenilunio causi un aumento di omicidi, suicidi e incidenti stradali. Ma le prove non ci sono. Al massimo qualche studio secondo cui la Luna sarebbe in grado di influire sul nostro ritmo circadiano. Ed è forse proprio lì che si nasconde il mistero della lunaticità: prima che l’illuminazione artificiale arrivasse nelle nostre città, la Luna aveva il potere di influenzare i ritmi del sonno, e nella fase di luna piena potrebbe aver reso insonni alcuni soggetti, innescando in loro una serie di comportamenti irregolari.


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Infermità morale Fu introdotta nel 1835 come "malattia della coscienza", definita da una perversione delle emozioni e degli impulsi, senza alcun difetto di intelligenza o di ragionamento. L’infermità morale ha continuato a essere diagnosticata fino al 1881, quando venne utilizzata per definire il comportamento di Charles Guiteau, l’assassino del presidente americano James Garfield. Nel 1888 la svolta: l’espressione ”inferiorità psicopatica” ha cominciato ad essere utilizzata al posto di infermità morale. Molti psichiatri (ma non tutti) la considerano infatti il precursore dei moderni disturbi della personalità psicopatica e anti-sociale.

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bollori C’è stato un tempo, in epoca vittoriana, in cui i medici inglesi arrivarono a dire che ne soffriva una donna su quattro. Bollori esistenziali (e bollenti spiriti) che colpivano soprattutto le donne indipendenti e le suffragette. Secondo i medici del tempo le loro menti sarebbero state vittima di umori mefitici che dalla milza salivano alla testa influenzando carattere e spirito. Dunque niente ansia, né depressione, né altri disturbi dell’umore. Ma una semplice irregolarità anatomica che, secondo gli psichiatri vittoriani, rendeva le donne diverse, soprattutto quelle che si ribellavano alle (morigerate) idee correnti.

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Il disturbo di personalità inadeguata Chi ne soffriva, secondo gli psichiatri che lo coniarono, mostrava scarsa capacità di giudizio, instabilità sociale e la mancanza di resistenza fisica ed emotiva. Erano persone che apparivano poco adatte al proprio ambiente, senza reali difetti fisici o intellettuali, anche se alcuni malati non erano in grado di mantenere il minimo di autosufficienza e dipendevano dalle famiglie. Associato nell’800 alla sindrome frontale, si riteneva potesse modificare la personalità di chi ne soffriva, fino a farlo diventare infantile e irresponsabile. È stato abbandonato dal DSM III nel 1980. L'inadeguatezza da allora non è più una malattia.

nevrastenia Nel 1869, il medico statunitense George Miller Beard osservò, ma sarebbe più esatto dire "inventò", la nevrastenia (o esaurimento nervoso). Il disturbo includeva stanchezza, depressione, ansia, mal di testa, problemi sessuali e digestivi. Beard riteneva che fosse una forma di "nervosismo americano", risultato della vita urbana frenetica e la cui unica cura possibile era fuggire dalla città. Poi nel corso del secolo, il termine è praticamente scomparso dai libri di psicologia, perché poco preciso. Oggi in medicina sono infatti noti vari tipi di nevrosi, che però indicano precisi stati di disagio psichico, come nevrosi ansiosa e nevrosi depressiva.
Nel linguaggio corrente, invece, il termine è rimasto: con un significato più ampio e generico, si riferisce a una persona variabile di umore, facile all’ira e agli scatti.