Funziona la tecnica del palazzo della memoria

La tecnica dei loci cara agli antichi greci (e a Sherlock Holmes!) permette a cervelli normali di raggiungere, con un po' di allenamento, prestazioni degne di un super memorizzatore.

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Anche Sherlock Holmes (qui nell'interpretazione di Benedict Cumberbatch per la serie della BBC) fa ricorso alla tecnica dei loci.|BBC One

Una tecnica mnemonica descritta nei trattati di retorica greci e latini ha dimostrato di non aver perso il suo antico smalto. Il trucco del palazzo della memoria, che consente di ricordare una serie di nomi immaginando di collocarli in luoghi fisici conosciuti permette, con un po' di allenamento, di raddoppiare il numero di parole rievocate, sia nel breve periodo sia a diversi mesi di distanza.

 

Lo dimostra uno studio pubblicato su Neuron, secondo il quale le nostre capacità mnemoniche sarebbero in qualche modo sottosfruttate.

Ognuno al suo posto. La tecnica del palazzo della memoria o tecnica dei loci (da locus, luogo) viene fatta risalire a Simonide di Ceo, un poeta lirico greco del 550 a.C.. Secondo la tradizione un palazzo in cui si trovava nel corso di un banchetto crollò poco dopo che Simonide era uscito. Riconoscere i commensali sfigurati sotto le macerie era impossibile, e il poeta diede un contributo fondamentale ricordando dove fossero seduti prima della tragedia.

 

Nei racconti di Sir Arthur Conan Doyle, lo stesso Sherlock Holmes si affida a questa tecnica per rievocare particolari utili alle indagini.

 

Prima della cura... Gli scienziati della Radboud University (Olanda) e del Max Planck Institute of Psychiatry di Monaco hanno chiesto a 23 dei 50 migliori memorizzatori al mondo di mandare a mente una lista di 72 nomi in soli 20 minuti. I campioni hanno rievocato correttamente in media 71 nomi su 72. Nella stessa prova, volontari "normali" hanno ricordato correttamente soltanto 26 nomi.

 

La rivincita. Poi, queste stesse persone si sono prestate a un allenamento di sei settimane durante il quale ogni giorno, per 30 minuti, camminavano fisicamente in un luogo familiare (per esempio la propria casa) immaginando di collocare in vari punti gli elementi da ricordare, connotandoli in modo vivido e un po' bizzarro. Dopo 40 giorni di esercizio, i volontari sono riusciti a ricordare correttamente in media 62 nomi, e a quattro mesi di distanza hanno rievocato correttamente 48 nomi.

 

Più connessioni. Gli scienziati hanno anche visto che il cervello dei campioni non è anatomicamente diverso da quello dei "normali", salvo che in un particolare: a riposo - cioè quando la mente viene lasciata libera di vagare - appare meglio connesso nelle regioni coinvolte nei compiti mnemonici.

 

Dopo il training, anche l'attività a riposo nei cervelli dei volontari appariva più simile a quella dei campioni. Insomma non è detto che tutti possano diventare dei super memorizzatori, ma le tecniche mnemoniche potrebbero aiutare laddove tenere a mente qualcosa risulti complicato.

 

 

 

 

09 Marzo 2017 | Elisabetta Intini