STORIE DI ORDINARIA (ASSURDA) BUROCRAZIA:
IL RICONOSCIMENTO DEI DIPLOMI ESTERI COMUNITARI IN ITALIA
Molti immigrati si iscrivono ai corsi serali di scuola media inferiore o superiore "cimentandosi" nella conquista del tanto sospirato diploma. Ma siamo sicuri che tutta questa gente sia davvero sprovvista di una opportuna scolarità ? O c'è dell'altro ?
Nei giorni scorsi, su un quotidiano on-line nazionale, è apparso un interessante articolo dal titolo "Di sera a scuola si parla straniero" nel quale si parla di una "valanga" di iscrizioni di "stranieri" ai corsi serali per il conseguimento della Licenza di Scuola Media e del Diploma di Scuola Media Superiore. Si citano, tra gli altri, i "rumeni", spiegando come molti di loro si cimentano nella conquista di un diploma di scuola media o di scuola superiore.
L'immagine che ne esce, è sicuramente forviante della realtà.
Infatti, non si precisa, ad esempio, che in Romania l'obbligo scolastico arriva a 18 anni e si compone di 4 anni di scuole elementari, 4 anni di scuole medie e 4 anni di scuole superiori, professionali o liceali. Quindi un livello di scolarità "obbligatoria" ben superiore a quella italiana. Non si dice nemmeno che in classe VIII (diciamo 4° media...) i ragazzini già studiano le equazioni di II grado, le basi della geometria analitica, le funzioni elementari, ecc.
Quindi, fatti salvi i casi di inadempienza all'obbligo scolastico (che esistono ma non costituiscono la "norma") i rumeni (ma immagino anche molti altri immigrati) non si iscrivono ai corsi serali a causa di una scarsa scolarità pregressa, ma per un motivo che trova origine... nella normativa italiana. Cerchiamo di caprie quale...
Questo ci aiuterà anche a capire per quale motivo meno del 2% dei laureati o ricercatori stranieri sceglie l'Italia per lavorare e vivere. Infatti, il Regio Decreto 1592 del 1933, all'art. 170, prevede che "i titoli accademici conseguiti all'estero non hanno valore legale in Italia". Quindi devono essere sottoposti ad una complicata (e spesso irrealizzabile) procedura di equipollenza.
Ma tale procedura non è affatto semplice, infatti si scontra con una infinità di complicazioni burocratiche. Prima fra tutti: i titoli di grado superiore, in Italia, non "assorbono" quelli di grado inferiore, quindi per ottenere il riconoscimento del Dottorato di Ricerca, è necessario, prima ottenere l'equipollenza della laurea straniera (o ri-conseguire un laurea italiana). Ma per accedere all'università italiana e farsi riconoscere la laurea (o almeno un certo numero di esami), è necessario farsi riconoscere il diploma di maturità. Vediamo come ottenere almeno quest'ultimo riconoscimento....
Facciamo un passo indietro. E' normale pensare che, una volta acquisito un titolo scolastico nel Paese di origine, chi emigra abbia tutto l'interesse di farlo valere anche nel Paese in cui risiederà. Ed è prassi normale, in tutta Europa (o quasi, infatti non lo è in Italia) attuare delle formalità di riconoscimento tali da permettere di utilizzare il proprio titolo di studio originale nello Stato di residenza, senza sentirsi costretti a reiniziare tutto da capo.
A tale fine, nel resto d'Europa, per quanto riguarda i Diplomi conseguiti negli Stati dell'Unione, è necessario e sufficiente trasmettere agli Uffici preposti la copia autenticata del proprio diploma, un certificato rilasciato dalla scuola contenente l'elenco delle materie di studio e le relative valutazioni intermedie e finali, il tutto legalizzato, e tradotto nella lingua locale. Nel giro di qualche giorno è rilasciata la dichiarazione di riconoscimento.
Come è ovvio, può essere richiesto di sostenere un esame per valutare la conoscenza della lingua locale. Questa procedura, semplice e veloce, permette agli immigrati di ottenere rapidamente il riconoscimento del proprio diploma.
In Italia, però, le cose non funzionano così. Vediamo, in sintesi, la trafila burocratica necessaria per arrivare ad ottenere la famosa "equipollenza" del diploma di scuola superiore. Va premesso che per lo Stato italiano non fa alcuna differenza se il Diploma è stato conseguito in uno Stato membro dell'Unione Europea oppure no.
Primo passo: riuscire ad ottenere la "Dichiarazione di Valore" consolare. Per prima cosa lo Stato italiano, che considera privi di valore i diplomi ed i certificati rilasciati da autorità scolastiche estere, anche se debitamente legalizzati, richiede che la sede consolare italiana nello Stato in cui il titolo è stato conseguito ne attesti la validità. Per questo scopo il consolato deve rilasciare la cosiddetta "Dichiarazione di Valore in Loco". Per ottenere tale documento è generalmente necessario produrre al consolato il diploma originale (a differenza che nel resto d'Europa non accettano copie conformi, nemmeno autenticate da un notaio) e le pagelle scolastiche, vistate dall'autorità scolastica estera, legalizzati e tradotti in italiano. Tali documenti devono essere presentati di persona o tramite procuratore (con procura notarile), direttamente al consolato italiano nello stato estero, previo appuntamento. Ciò rappresenta un primo grossissimo ostacolo per i cittadini già residenti in Italia ai quali quasi mai viene assicurata, anche se prevista dalla normativa italiana, la possibilità di richiedere il documento per corrispondenza. Va detto che nessun altro Stato dell'Unione Europea richiede che i diplomi ed i certificati rilasciati dalle autorità scolastiche di altri Stati dell'Unione, se preventivamente legalizzati, debbano essere ulteriormente certificati dalle proprie sedi consolari. Solo l'Italia richiede questo ulteriore, spesso difficile da ottenere, passaggio. E molti si fermano proprio a questo punto: all'impossibilità di ottenere la Dichiarazione per motivi di tempo, soldi... o difficoltà ad ottenere l'appuntamento al consolato.
Secondo passo: Recuperare i programmi scolastici. Ottenuta la "Dichiarazione di Valore" è necessario procurarsi i programmi scolastici originali rilasciati dalla Scuola dove si è conseguito il Diploma. La scuola deve pertanto rilasciare i programmi di tutte le materie studiate per ogni singolo anno di studio. Anche i programmi devono quindi essere legalizzati e tradotti in Italiano nelle stesse modalità previste per i documenti richiesti per la Dichiarazione di Valore. E' facile immaginare quanto possa essere difficile riuscire ad ottenere, magari dopo molti anni dalla conclusione degli studi, i programmi scolastici presso la scuola frequentata. Una richiesta che nel resto d'Europa viene spesso considerata assurda e magari impraticabile. Del resto è facile verificare anche in Italia, recandosi presso il proprio liceo, lasciato vent' anni prima, quale possa essere lo sguardo dell'addetta della segreteria di fronte ad una simile richiesta.
Terzo passo: la domanda di equipollenza. Riuscendo, con tanta fortuna, ad entrare in possesso sia della "Dichiarazione di Valore" che dei programmi scolastici tradotti e legalizzati, ci si deve quindi rivolgere all'Ufficio Scolastico Provinciale (USP) di residenza, richiedendo che il Titolo sia dichiarato equipollente ad un diploma italiano di tipo corrispondente. L'USP confronterà i programmi studiati con quelli dell'ordinamento italiano vigente e solo se essi coincidono, rilascerà la dichiarazione di equipollenza. Il più delle volte, ovviamente, essi non coincidono affatto, se non altro perché, oltre alle diversità organizzative dei vari ordinamenti scolastici, di solito sono passati diversi anni dalla fine degli studi, e, di conseguenza, programmi svolti, magari dieci anni prima non possono essere considerati sovrapponibili a quelli dell'ordinamento vigente (nemmeno nello Stato di origine!). Si pensi ad esempio alle materie tecniche. Applicando la stessa logica ai diplomi italiani è facile immaginare che i programmi svolti da un perito meccanico dieci anni fa non potrebbero essere considerati "equipollenti" con quelli odierni, ma a nessuno verrebbe in mente di revocare il "valore" di un diploma di perito di dieci anni fa perchè a suo tempo il corso di studi era diverso. Quindi l'USP prevederà certamente alcuni esami di idoneità nelle materie ritenute non corrispondenti, tra queste certamente la prova di lingua e letteratura italiana corrispondente alle classi III, IV e V superiore italiana.
Va detto, per amor del vero, che in base alla Convenzione di Lisbona sul riconoscimento dei titoli tra gli stati dell'Unione Europea, firmata anche dall'Italia, il riconoscimento dovrebbe essere basato su una "valutazione generale" della formazione acquisita e dovrebbe essere rifiutato solo in caso di "sostanziali differenze". Il problema è che tale Convenzione è una semplice "raccomandazione" non vincolante... e quindi benché accolta in teoria, nei fatti disattesa dall'Italia.
E' ovvio che di fronte ad una simile trafila, il più delle volte ci si arrende già al primo passo. Tant'è difficile, in molti casi riuscire ad ottenere la sola "Dichiarazione di Valore" consolare.
A quel punto, l'unica reale possibilità è rinunciare a tutto - e cercare un lavoro come operaio o come badante - o mettere da parte quel che resta del proprio orgoglio... mettere il proprio diploma o la propria laurea nel cassetto, e ricominciare da zero cimentandosi nella ri-conquista di uno straccio di diploma di scuola media o di scuola superiore che apra lo spiraglio a qualche opportunità lavorativa migliore.
Va anche detto che, mentre è quasi impossibile riuscire a farsi riconoscere i titoli di studio dal punto di vista "scolastico", la storia è completamente diversa per il riconoscimento "professionale" dei titoli universitari.
Infatti grazie all'effettivo recepimento delle Direttive Europee 89/48/CEE, 92/51/CEE e 2001/19/CE, l'Italia ha finalmente, da poco, rimosso l'obbligo della presentazione della "Dichiarazione di Valore in Loco" per il riconoscimento dei propri titoli esteri universitari ai fini dell'esercizio delle professioni regolamentate in Italia.
Per cui, coloro che intendono esercitare la professione ed ottenere il riconoscimento dei titoli sono tenuti a presentare la documentazione originale, legalizzata e tradotta, rilasciata dalla competente Autorità estera, direttamente ai Ministeri competenti, come il Ministero della Salute per le professioni sanitarie e il Ministero della Giustizia per molte altre professioni regolamentate (ingegneri, ecc.), senza passare per i vari consolati.
Le uniche professioni per cui è ancora richiesta la presentazione della "Dichiarazione di Valore" sono quelle di insegnante (non a caso di competenza del Ministero della Pubblica Istruzione) e quella di Ricercatore (di competenza del Ministero dell'Università e della Ricerca), quest'ultima subordinata addirittura al possesso di una laurea italiana o estera già dichiarata "equipollente".
Il riconoscimento professionale così ottenuto (applicabile però solo ad alcuni titoli universitari corrispondenti alle professioni regolamentate di competenza dei Ministeri della Salute e della Giustizia) non rende "equipollente" il titolo estero ad un titolo italiano, ma autorizza lo svolgimento della professione con il titolo estero originale. Quindi tale procedura non può essere attuata da chi dispone "solo" del diploma di scuola superiore o di una laurea che non rientra nell'elenco delle professioni regolamentate (ad esempio una laurea in matematica, in lettere, in filosofia, in informatica, ecc.).
Sulla base di ciò rimane quindi la strana anomalia, tutta italiana, per cui:
- se sono medico o ingegnere nello Stato di origine e voglio lavorare in Italia è condizione necessaria e sufficiente, ai fini della valutazione "professionale", presentare i Titoli ed i vari certificati di abilitazione professionale conseguiti nello Stato di origine (legalizzati e tradotti.... ovviamente);
- se voglio, molto più semplicemente, farmi riconoscere il diploma di scuola media o superiore, o una laurea non corrispondente ad una professione regolamentata, o un dottorato di ricerca, è ancora necessario passare per il consolato italiano, ottenere i programmi scolastici e universitari dalla scuola/università di origine e .. sperare che possano essere conseiderati coincidenti con il sistema scolastico/universitario italiano. Ovviamente il tutto ripetuto tante volte quanti sono i titoli che devo far riconoscere.
Ma se per ottenere l'equipollenza del diploma di maturità serve tutta questa trafila burocratica, che a volte richiede anni, immaginiamoci cosa significa riuscire ad ottenere il riconoscimento della propria laurea o del dottorato di ricerca.
Inutile ricordare che spesso tra università italiane non si riconoscono a vcienda gli esami. Figuriamoci quelli svolti all'estero. Se poi non si riesce ad ottenere la "Dichiarazione di Valore", il titolo non viene nemmeno preso in considerazione: si ferma alle segreterie delle scuole o delle università e messo da parte.
E' ovvio, quindi, che i "cervelli", proprio perchè tali, preferiscano emigrare in altri Paesi, dove la qualità e la professionalità acquisita si misura "sul campo" piuttosto che negli uffici consolari, scolastici o ministeriali.
Chi scrive conosce personalmente il caso di un ricercatore in possesso di ben due lauree estere, un Ph.D. (dottorato di ricerca), un post-doc di un anno in una prestigiosa università tedesca, cinque anni di attività di ricerca svolti all'estero all'estero con la produzione di ben dodici pubblicazioni su riviste scientifiche di fama internazionale, attività di ricerca svolta in una università italiana (in cui, paradossalmente, il titolo è stato riconosciuto solo "ai fini del consorso" in una borsa di studio riservata a ricercatori stranieri, ma non "equipollente" e quindi utilizzabile in altri ambiti) che ha portato alla co-produzione di una pubblicazione anche in Italia, che, dopo tutto questo, per avere uno straccio di titolo da spendere in Italia, ha dovuto rifare l'esame di maturità e la laurea triennale in Italia, non essendo riuscito ad ottenere tutta la documentazione richiesta tra consolati, università estere, ecc.
Inutile dire che tutta questa burocrazia impedisce non solo a brillanti "stranieri" di lavorare in Italia, ma anche ai giovani italiani di recarsi a studiare all'estero (non parlo di progetti Erasmus o simili, parlo di corsi di studio interamente svolti in prestigiose università estere) perchè alla fine si ritroverebbero, comunque, con un "pezzo di carta" privo di ogni valore, fosse anche un "pezzo di carta" ottenuto a Cambridge.
Non saebbe il momento di rivedere sostanzialmente la legislazione italiana, che risale al ventennio fascista, e renderla almeno un po' più europea ? Di questo passo, tra la mancanza di investimenti per i ricercatori italiani, la preclusione burocratica al lavoro dei ricercatori stranieri, questo Paese si troverà sommerso di operai e manovali (magari in nero), ma senza la capacità di creare innovazione.
Nota importante: L'equipollenza del diploma di scuola media superiore è possibile solo a cittadini di Stati membri dell'Unione europea, degli Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo e della Confederazione elvetica, come previsto dall'art. 13 della Legge 25 gennaio 2006, n. 29. Prima di tale data il riconoscimento era possibile solo ai cittadini italiani emigrati e rientrati in Patria oppure ai loro congiunti che avessero acquisito la cittadinanza italiana, ad esempio per matrimonio. Ancora oggi oggi lo Stato italiano non prevede alcuna forma di riconoscimento dei diplomi di scuola media superiore per i cittadini non comunitari.