Cos'è l'anima?

Ultimo intervento 05-14-2012, 9.34 di Ludwig von Drake. 73 repliche.
Ordina interventi:
Vedi come RSS news feed in XML
Pagina 4 di 5 (74 elementi)   < Precedente 1 2 3 4 5 Successivo >
  • 11-29-2008, 0.15
    281796 in risposta a 281584

    Re: Cos'è l'anima?

    Per imma80
    Questioni di punti di vista. Tu assegni alla volpe la tecnologia e l'uva all'anima.
    Io invece il contrario in quanto la scienza non è tale se non è dimostrabile e l'uva è reale.
    Tutte le teorie sono fantascentifiche finchè non vengono dimostrate al contrario dell'anima, la scienza prima di confermare qualunche cosa la dimostra.
    L'anima è un'invenzione dell'uomo e della donna per dare una qualche spiegazione fantascentifica dei nostri comportamenti e la chiesa ci marcia sopra.
    Ciao alla prossima.

  • 11-30-2008, 17.09
    281994 in risposta a 267292

    Re: Cos'è l'anima? x iveonte

    "Nello stato pietoso in cui mi trovo ora, mi sento di affermare senza ombra di dubbio che io non vivo la vita, ma decisamente la morte! "
    sì, sto proprio leggendo con interesse il blog luigiorabona. questa frase sintetizza molto l'affare "anima"che secondo me è il termometro della nostra felicità (o/e infelicità). il punto è che per vivere la vita ci serve una galassia di cose che rifiutiamo. chissà perchè.quello che descrive il blog è la febbre. scriverne e parlarne è già una terapia. forsel'unica. quello che scrive e quello che legge si sentono meglio. no?
  • 12-01-2008, 1.12
    282030 in risposta a 281994

    Re: Cos'è l'anima? x iveonte

    .

  • 08-20-2009, 1.09
    345832 in risposta a 282030

    Re: Cos'è l'anima? x iveonte

    Beh dai l'importante è concepirla. Concepire il concetto di anima vuol già dire essere a metà strada per crederne all'esistenza.
    Come hanno detto gli intrepidi e puntigliosi seguaci della "scienza pura che si dimostra" del forum essa vige in un concetto astratto, è un insieme di attributi, caratteri e aspetti impriscindibili dell'uomo che viene macchinata dal nostro cervello e amaglamata assieme in un qualcosa di invisibile, intangibile, che non esiste agli effetti, ma che percepiamo.
    Quindi ripeto, già concepirla e negarne l'esistenza sulla base di assenza di prove scientifiche non sembrerà, ma proprio perchè si concspisce cosa sia e dunque si è in grado di negarne l'esistenza è un passo avanti nella direzione espletata.

    Per il resto che dire, il cervello è una macchina magnifica e straordinaria il cui studio può davvero farci giungere all'essenza dell'essere, ma non per niente è anche il vero mistero della scienza. Solo pensare al fatto che noi, in modi tutti diversi, percepiamo la natura tramite i sensi che la filtrano e il nostro personalissimo cervello che elabora i dati in modo da produrre sensazioni diverse per tutti, e formiamo il nostro aspetto fisico a seconda di interazioni cervello-geni, apre ad una marea di varianti che vanno poi a determinare questa biodiversità che c'è nel mondo.

    E' davvero fantastica la cosa che esistano queste discussioni, dove ognuno afferma fiducioso che gli impulsi che il suo cervello genera sono quelli che meglio descrivono la realtà che circonda tutti, secondo il dio Scienza o secondo il dio "me stesso, che sento...".

    Tuttavia ci sono argomenti della scienza che, se ne entreremo in possesso un giorno, ci faranno avvicinare a Dio, così come lo percepiamo, quell'essere astratto che tutto può, perchè anche noi potremo tutto. Padroneggiare lo spazio, il tempo, le dimensioni parallele, vedere gli extraterrestri, concepire i limiti dell'universo o spiegare il concetto di infinito, capire le dinamiche della morte, l'origine degli impulsi, l'istinto, il sesto senso, se esistono la charoveggenza e la telecinesi, la levitazione, l'evoluzione. Tutte cose teoricamente possibili, ma che per oggi sono mistero. Su queste cose non se ne sa mai abbiastanza.
    Finchè non ci saranno formule o maniere di ricreare il nostro mondo e il nostro universo da zero in una scatola da scarpe e personalizzarlo, potremo dire che irrazionalmente, ma perchè ne avvertiamo la presenza (o meno), Dio esiste, o meno. Qualunque cosa non siamo in grado di spiegare anche se, ne siamo sicuri, c'è una spiegazione dovrebbe essere percepita come Dio, ossia qualcosa al di fuori della nostra portata, perchè è così. E per quanto ne scopriremo su quella cosa, non arriveremo mai al vero nocciolo del concetto che la erge nella natura, ma ci gireremo sempre attorno, tendendo al punto di tutto. Credevamo di trovare il punto fondamentale della materia, l'atomo, ma non è così, sotto l'atomo ci sono i nucleoni e gli elettroni e cosa forma questi? Altre piccole parti che non sappiamo spiegare. Finora le teorie scientifiche su tutto ciò sono valide in molti casi, ma c'è sempre l'inspiegabile e l'incontrollabile, quindi si ignora qualcosa. E se non arriveremo mai all'infinitamente piccolo, non arriveremo nemmeno all'infinitamente grande. L'universo dove finisce? Da dove salta fuori? Ma cos'è in realtà, nel modo di pensare aggregativo della scienza dovrebbe essere un insieme di unità fondamentali, che si estende all'infinito.... umh, c'è qualcosa che cozza. Come se percepissimo solo il segmento di una retta che si prolunga in due direzioni opposte all'infinito. A concepire il piccolo arriviamo fino al punto di sinistra, a concepire il grande fino al punto di destra. Poi non vediamo più nulla... umh, viene da chiedersi, con queste macchine pazzesche che sono i nostri cervelli, ma che non sono l'apice dell'evoluzione in quanto anche noi stessi esseri umani siamo in perenne evoluzione per migliorarci, ma che sono comunque quanto c'è di meglio sulla piazza su questa terra... com'è possibile che vediamo solo un segmento di questa retta? Non sarà che siamo anche incapaci di percepire qualcosa che è sotto il nostro naso? O potrebbe essere anche tutta un'illusione che vediamo, come i cani che per difetti evolutivi della retina vedono solo in bianco e nero, ma che credono che il mondo sia quello? E stando al loro olfatto, tramite olfatto siamo noi che potremo prendere un bel po' di punti da loro?

    Le diatribe tra scienza e religione assillano tutti i più grandi scienziati e religiosi. Ed è bello vedere come questi si scannino, che poi indipendentemente da chi vinca, nessuno riesce a governare il tempo e la materia, cioè a spiegare il mondo.

    I cervelli sono composti anche da una parte emotiva capace di percepire sentimenti ed emozioni. Cose astratte, che non esistono esattamente come l'anima, ma cui attribuiamo significato, un significato nostro personale, più o meno razionale. Se qualcuno afferma che non esistono sentimenti, allora io affermo che non esiste nemmeno la razionalità.

    Allora perchè l'anima non può essere percepita? Occhio, non significa che esista, èh. Neanche il dolore esiste, però lo percepiamo.
  • 10-16-2011, 0.36
    467571 in risposta a 261650

    Re: Cos'è l'anima?

    Propenderei di più per la teoria quantistica.
  • 10-16-2011, 7.36
    467573 in risposta a 467571

    Re: Cos'è l'anima?

    27-Le tre componenti umane

    Durante lo studio del subconscio, ero venuto a conoscenza che gli squarci esistenziali, una volta intrappolati nelle teche temporali, potevano essere rimossi e riattivati solamente con il concorso di due entità, di cui una di natura energetica e un’altra di natura impulsiva. La prima mi era già nota e s’identificava con l’energia psichica. Ma la seconda che cos'era o come la si poteva intendere? Era da ricollegarsi all’anima, onnipresente nel subcosciente, oppure bisognava ritenerla una tendenza criptogenetica, che operava nella più assoluta autonomia?

    Ad un primo esame, tale entità mi si era presentata come un impulso, che si andava generando in ogni teca temporale a guisa di un’ansia propulsiva, per cui tendeva ad evadere dalla cella d’isolamento che il subconscio le aveva destinata. Sì, mi era parso che fosse sorta dal nulla, allo scopo di far valere i suoi diritti sopra una eredità, che le era stata estorta ancor prima di cominciare a goderne i proventi. Per questo motivo, mi si era rivelata una vera brama espansionistica ed arrivistica, con il larvato intento di vendicarsi dell’estorsione a suo tempo subita. Anzi, intendeva rimpossessarsi di quell’esistenza che già era stata sua, anche se per un solo attimo, e di cui era rimasta defraudata immediatamente dopo.

    Dunque, volendo valutarla con buon occhio critico, essa mi si palesava un'entità, la quale voleva dire fin troppo per il contenuto di una teca temporale. Come fin troppo oscuri mi si presentavano la sua origine e il substrato inconscio, che ne motivava la spinta ad essere e a farsi valere.

    Mi domandavo che cosa potesse essere quel sostrato inconscio, che infondeva in essa una voglia ossessiva di esistere; mentre in me andava ponendo le premesse di un secondo quesito, senza che avessi ancora dato al primo una risposta accettabilmente esauriente. La circostanza, come vedevo, non mi dava per niente una mano; anzi, andava complicando ancora di più il campo della mia indagine, facendomi ritrovare questa volta con una bella coppia di problemi gemelli da risolvere. Ma io non disperavo, come non mi aveva mai preso la disperazione nel corso di quella mia interminabile speculazione intrapresa, essendo convinto che presto sarei stato per l’ennesima volta illuminato dalla Divina Provvidenza. Essa, infatti, non tardò a far capolino tra i miei sondaggi speculativi, i quali non smettevano di mostrarsi agguerriti e risoluti.

    L’onnipresenza dell’anima nel subconscio, benché non fosse determinante nel processo di trapasso nell’intimo del contenuto di una teca temporale, in quanto era l’energia psichica a condurlo effettivamente in porto, appariva sempre più vistosamente l’elemento catalizzatore di un tale processo. Da che cosa, se non dalla presenza dell’anima, poteva originarsi quell’afflato arcano che promuoveva e faceva lievitare il substrato inconscio? Inoltre, mi andavo chiedendo se essa non fornisse anche una consistenza specifica alla sua entità impulsiva e non le assegnasse al tempo stesso una finalità consapevole di sé medesima, dal momento che si esplicitava in uno stimolo ad esistere e a manifestarsi.

    Certamente, se l’anima protraeva la sua esistenza nella parte centrale dell’intimo in modo riflessivo e passivo, essa a volte non poteva fare a meno di desideri intensi, i quali andavano a riflettersi subito sull’attività di esso. Anzi, era proprio grazie a tali desideri, per cui nell'uomo si metteva in moto l’autoperfezionamento, al quale concorreva opportunamente la sua perfettibilità. Ma questo rappresentava per me un argomento ormai chiuso, essendo stato già da me trattato ed assimilato a suo tempo.

    Adesso invece ero intenzionato a conoscere il rapporto di simili desideri dell’anima non più con la coscienza e con l’intelligenza dell’intimo; bensì con il suo subcosciente. Io ero convinto che da quel rapporto derivavano a quest’ultimo, oltre che l’entità impulsiva e il suo stimolo ad essere, anche altri fenomeni straordinariamente prodigiosi, quali la telepatia e la precognizione. Perciò mi premeva venire a conoscenza del loro modo di attuarsi.

    Già durante lo studio della pazzia, avevo appreso che l’intera attività dell’intimo, in quella circostanza, impazziva e vi suscitava fatti e fenomeni irreali, naturalmente del tutto estranei sia al luogo che al tempo in cui essi fervidamente si svolgevano. In particolar modo, volevo approfondire quella loro assurda estraneità sia al loro luogo che al loro tempo, entrambi considerati presenti agli occhi della coscienza. Ma prevedevo già che il nuovo luogo e il nuovo tempo di quei fatti e fenomeni, venendo originati da un meccanismo operante al di fuori di ogni rigore di logica ed esprimendosi all’impazzata, potevano essere anch’essi dei meri prodotti irreali ed assurdi, che derivavano da un procedimento balordo e folle.

    Naturalmente, con il mio suaccennato approfondimento, desideravo scoprire se quel tipo di estraneità a luoghi e a tempi si verificasse, anche quando era il contenuto di una teca temporale omogenea a dar luogo nell’intimo a fatti e fenomeni irreali. Inoltre, volevo sapere se la stessa, in quest’ultimo caso, potesse costituire un punto di partenza per instaurare canali di comunicazione con la nostra realtà, magari una realtà in esplicazione in altro luogo e in altro tempo. Ecco quanto m’interessava veramente sapere di una estraneità del genere.

    In precedenza, durante lo studio dell’istinto, avevo appreso di sfuggita che esso, mentre stava alla direzione dell’intimo, a volte poteva mettere in atto una situazione di telepatia e di precognizione. Ma adesso, dopo lo studio dell’energia psichica e del subconscio, avevo un’informazione più esauriente dell’istinto, in quanto ero al corrente perfino delle varie componenti che lo facevano essere sia in situazioni normali che in quelle eccezionali. Infatti, concorrevano a dargli una struttura esistenziale e a farlo estrinsecare con le sue molteplici espressioni i seguenti tre elementi: il contenuto di una teca temporale, la forza attivatrice dell’energia psichica e l’entità impulsiva. Quest’ultima, a quanto pareva, fluiva dall’anima sotto forma di esigenza fortemente sentita.

    L’entità impulsiva, però, la quale veniva insitamente avvertita da ogni teca temporale, non era la sola conseguenza della presenza dell’anima nel subcosciente. Da essa derivavano anche effetti eccezionali propri delle creature eternoniane, rappresentate dagli angeli, i quali potevano ritenersi dei veri zaffiri che andavano ad incastonarsi nella fragile esistenza dell’intimo animale (comprensivo, beninteso, anche di quello umano) per permettere ad essa di travalicare le barriere del tempo presente e dello spazio.

    Adesso mi accingevo a rendermi conto di tali eventi eccezionali, siccome rappresentavano per me dei particolari significativi, che scaturivano da una natura prodigiosa. Essi, a mio parere, sebbene di brevissima durata, dovevano valere più dell'intero processo perfettivo dell’umanità. Il quale, considerato sotto l'aspetto della durata, si poteva affermare di aver già posto una seria ipoteca sul tempo assegnato alla sua completa evoluzione storica. Indubbiamente, si trattava di un tempo non indifferente, se si teneva conto del fatto che esso doveva contenere il totale svolgimento senza fine di tale processo!

    Comunque, come l’esperienza m’insegnava, un fenomeno non poteva essere valutato soltanto dalla sua durata, ma anche e soprattutto dalla qualità dei prodotti che ne originavano. L'illimitatezza di un atto, quindi, non voleva dire necessariamente pure eccezionalità di esso. Un atto istantaneo poteva dimostrarsi qualitativamente superiore ad un altro che avesse la durata di una eternità. Perciò non era il tempo a conferire ad un atto una prerogativa d’eccezione, bensì era esclusivamente la qualità dell'effetto che ne derivava a conferirgliela. Si dava il caso che l’optimum della perfezione era riscontrabile proprio nelle creazioni del tutto sprovviste del tempo, cioè in quelle atemporali. Ne conseguiva che l’entità temporale non poteva avere alcun punto di riferimento con il valore di un'essenza e viceversa, come pure la sua più o meno durata non incideva per niente sulla sua qualità e sulle sue prestazioni. Ecco perché la scarsità di tempo nella stessa non poteva risultare in qualche modo limitativa in relazione alla sua esplicazione.

    Quella breve digressione, se, da una parte, mi aveva fatto momentaneamente tralasciare il tema principale della mia ricerca speculativa in corso; dall’altra, mi aveva permesso di puntualizzare certi aspetti inerenti al tempo, i quali me lo avevano indicato come del tutto ininfluente sull’essenza di un fenomeno. Alla luce di tale puntualizzazione, mi ridiedi con voga allo studio proprio dei problemi della telepatia e della precognizione. Il quale studio mi stava molto a cuore, appunto perché esso mi avrebbe consentito di trovarmi di fronte a dei fenomeni parapsichici strabilianti. Questi potevano riferirsi solamente ad un interessamento per loro da parte di una creatura soprannaturale, qual era appunto l’anima.

    A dire la verità, un discorso di quel tipo non poteva essere affrontato e portato avanti, se prima non si avessero bene impressi nella mente alcuni concetti basilari relativi all’essere animale, inteso nella sua integrità. Di regola, tali concetti dovevano già essere entrati a far parte del corredo cromosomico delle mie cellule cerebrali, considerato che essi erano spesso affiorati dalla mia speculazione e che io, all’occasione, avevo sempre cercato di esaminarli da ogni angolazione possibile. A mio avviso, poiché alcuni poteri prodigiosi si riscontravano in modo preminente nell’uomo, nel riprendere e ribadire quei concetti, era più giusto che io prendessi l'essere umano come punto di riferimento. Esso soltanto, infatti, oltre a rappresentare il caso particolare di un processo biologico che si evolveva nella complessa sfera animale, si presentava come l’indiscussa creazione animale investita di facoltà carismatiche.

    Il primo concetto riguardava la costituzione dell’essere umano, secondo il quale l’uomo risultava formato da tre componenti: 1) la componente materiale, costituita dall’insieme delle varie parti del suo organismo; 2) la componente immateriale, costituita dall’intimo e dalla psiche; 3) la componente spirituale, costituita dall’anima. Le prime due componenti avevano vita breve e continuavano ad esistere, fino a quando la morte non decideva di sopprimerle contemporaneamente; mentre la terza era immortale. In merito all’anima, bisognava ribadire che la morte significava per essa riabilitazione e reintegrazione nelle sue originarie funzioni soprannaturali, cioè si tramutava nella sua salvezza e nella sua libertà.

    Il secondo ed ultimo concetto riguardava le prerogative specifiche di ciascuna delle tre componenti che costituivano la persona umana. La conoscenza delle quali mi sarebbe risultata un validissimo ed insostituibile aiuto nella sua determinazione e nella sua esatta stima. Due argomenti, questi ultimi, che potevano facilmente dar luogo a dispute controverse e molto dibattute.

    La componente materiale dell’uomo, rappresentata interamente dal suo corpo, comprendeva vari organi vitali, che operavano all'interno di apparati e sistemi. Ognuno era costituito da miriadi di cellule specializzate, le quali si dimostravano capaci di promuoverne i processi di crescita, di adattamento e di funzionamento. Tutti i vari organi del corpo umano esercitavano una loro specifica funzione, che a volte si dimostrava vitale per l’intero organismo. Essi venivano attivati ed articolati da apparati, come quelli circolatorio e locomotore, e da sistemi, come quello nervoso ed endocrino. Tali organi, apparati e sistemi, però, non potevano esprimersi autonomamente, in quanto li vincolava una correlazione, al di fuori della quale la loro stessa sopravvivenza non era ipotizzabile in alcun modo, almeno considerata a lunga scadenza.

    Com’era facilmente intuibile, la componente materiale instaurava con la realtà oggettiva rapporti basati sulla concretezza e sull’immediatezza. Per contattarla, essa si serviva dei suoi organi sensori, che potevano definirsi gl'intermediari preziosi di tale contatto, senza dubbio molto positivo ed indispensabile ai fini dell’attività umana. Perciò, da questo punto di vista, le sue prerogative specifiche venivano ad essere quelle stesse possedute da un qualunque animale superiore. Esse erano l’idoneità a captare la realtà esterna a sé e la capacità di manovrarla. Nel fare ciò, naturalmente, tale componente seguiva determinate direttive della coscienza, dove la stessa era presente; oppure dell’istinto, dove era assente.

    La componente immateriale dell’uomo, rappresentata dall’intimo e dalla psiche, comprendeva una parte energetica ed una parte intellettiva. La parte energetica, emanata dalla psiche sotto forma di fluido elettromagnetico, era ingenita nell’organismo umano e vi era stata infusa unicamente per potenziarne l’esistenza, ossia per farlo essere e per farlo esplicare. Perciò il suo venir meno in esso avrebbe significato, per lo stesso, la definitiva estinzione di ogni processo vitale. Tale parte, dunque, poteva essere definita l’attivatrice dell’elemento concreto della persona umana, nonché la conservatrice e la preservatrice delle funzioni vitali appartenenti ai singoli organi che lo costituivano.

    Quanto alla parte intellettiva che agiva in seno all’intimo, essa esisteva per prendere coscienza della realtà oggettiva, nella quale si andava realizzando l’elemento concreto dell’essere umano, allo scopo di modificarla con consapevolezza e di adattarla alle sue esigenze fisiopsichiche e spirituali. Ma questi due ultimi fini, cioè la modificazione e l’adattamento, non potevano essere raggiunti da essa con efficienza, senza avere dalla sua parte la tacita condiscendenza dell’anima.

    Anche i suoi rapporti con la realtà soggettiva non erano affatto un segreto, poiché era lampante che essi si basavano su un palese appetito di conquista e di padroneggiamento. Perciò le sue prerogative specifiche venivano ad essere: a) l’attitudine a preservare il suo organismo dalle belligeranti entità provenienti dall'esterno, spesso insidiose e nocive, guidandolo così verso l’integrità fisica e la salvezza; b) la capacità di rendere duttile il concreto mondo della materia, piegandolo ai suoi desideri e capricci; c) la conseguente tempestività nello sfruttare tale capacità per potenziare sempre di più il suo autoperfezionamento.

    La componente spirituale, rappresentata dalla sola anima, non comprendeva diversi settori; ma si trovava a vivere soltanto due differenti situazioni esistenziali: quella che la vedeva relegata nella sua riflessione e quella che la vedeva fuoriuscire riflessivamente da essa per essere sé stessa. La prima si rivelava la più stabile e la più duratura, in quanto la sua normale esistenza nel corpo umano la obbligava ad assentarsi da ogni attività dell’intimo. Ecco perché le sue caratteristiche principali potevano essere esclusivamente l’impotenza, la passività e l’apatia. La seconda, invece, si rivelava breve e fulminea; ma bastevole per arricchire la coscienza umana di una sempre maggiore perfezione e per munirla, in particolari casi, di speciali poteri. Essa rappresentava, per l’anima, l’eccezione alla regola nella sua vita da esiliata; mentre veniva spogliata di ogni eccezionalità, se la stessa circostanza la si attribuiva alla sua esistenza propria di una creatura eternoniana.

    La componente spirituale non poteva instaurare diretti rapporti con la realtà oggettiva, sia perché glielo vietava la sua posizione da reclusa sia perché la sua presenza risultava un fatto inesplicabile per ogni forma concreta e sensibile. Fosse essa la determinazione di un corpo inanimato o di un essere vivente, oppure l’attestazione di un atto o di una circostanza! Perciò le sue prerogative specifiche, sebbene fossero illimitate nella sua natura originaria, venivano ad essere ben poche in quella sua attuale situazione, ma tutte d’inestimabile pregio. Entravano nel novero delle più comuni di tali prerogative la facoltà d’influenzare sporadicamente la circostanza, avviandovi e potenziandovi il processo autoperfettivo dell’uomo, e la capacità di promuovere nella stessa arcani fenomeni parapsichici. Anche in questa sua seconda prerogativa, non mancava la medesima saltuarietà temporale; ma questa volta essa avveniva con l’ausilio del subconscio.

    Di alcuni di tali fenomeni, già ero venuto più volte a conoscenza, però soltanto in forma puramente esemplificativa. Adesso invece era giunto il momento di prenderli in esame con la dovuta considerazione. Naturalmente, mi riferivo alla telepatia e alla precognizione, due fenomeni paranormali di tutto rispetto, ai quali era doveroso che io dedicassi una congrua fetta della mia imponente indagine speculativa. Così dopo potevo ben ritenermi sicuro di possedere anche di loro una conoscenza profonda e particolarmente rispondente alle mie esigenze del momento.

    http://www.luigiorabona.com/Neimeandridellessereedeldivenire/27.htm
  • 10-16-2011, 15.25
    467603 in risposta a 467573

    Re: Cos'è l'anima?

    E quindi?

    E non abbiate fede. (Christopher Hitchens)

    Forget Jesus. The stars died so that you could be here today. (Lawrence Krauss)

    Forum Atei Italiani
  • 10-17-2011, 15.53
    467673 in risposta a 467573

    Re: Cos'è l'anima?

    Preferisco Asimov.
    There is only one god, and his name is Death. And there is only one thing we say to Death: ‘Not today’.

    Sono una foglia al vento,
    l’attimo che sta passando,
    il soffio che ti ha sfiorato.

    http://martinedentree.wordpress.com/
  • 10-17-2011, 16.28
    467681 in risposta a 467673

    Re: Cos'è l'anima?

    Per giudicare, dovresti leggere l'intero trattato di Luigi Orabona!

    http://www.luigiorabona.com/Neimeandridellessereedeldivenire/homepage.htm
  • 10-17-2011, 16.37
    467682 in risposta a 467681

    Re: Cos'è l'anima?

    Iveonte:
    Per giudicare, dovresti leggere l'intero trattato di Luigi Orabona! http://www.luigiorabona.com/Neimeandridellessereedeldivenire/homepage.htm

    No, guarda, già solo dopo il primo paragrafo della parte che hai copia-incollato il mio rilevatore di cazzate è andato a fondo scala.

    P.S. Ma c'è davvero gente che si mette a leggere tutta quella roba?

    E non abbiate fede. (Christopher Hitchens)

    Forget Jesus. The stars died so that you could be here today. (Lawrence Krauss)

    Forum Atei Italiani
  • 10-17-2011, 17.49
    467687 in risposta a 467682

    Re: Cos'è l'anima?

    Per come parla, è l'intera sua persona un fantoccio di cazzate! E con questo, ha fine la mia discussione con un troglodita come lei!
  • 10-17-2011, 20.03
    467698 in risposta a 467687

    Re: Cos'è l'anima?

    Iveonte:
    Per come parla, è l'intera sua persona un fantoccio di cazzate! E con questo, ha fine la mia discussione con un troglodita come lei!

    Post segnalato alla moderazione.

    P.S. Mi pare che lei non abbia nemmeno iniziato a discutere, a meno che lei non consideri "discutere" fare un copia incolla chilometrico...

    E non abbiate fede. (Christopher Hitchens)

    Forget Jesus. The stars died so that you could be here today. (Lawrence Krauss)

    Forum Atei Italiani
  • 10-17-2011, 21.26
    467709 in risposta a 467698

    Re: Cos'è l'anima?

    Interessante notare diverse delle tecniche narrative utilizzate.

    Si maschera di scienza e esperienza una farfugliante accozzaglia di termini adatta ai testi di Coelho, più che a uno pseudo-saggio. Penso agli "squarci esistenziali" o alle "teche temporali".

    Inoltre, basandosi sulle presunte esperienza, fornisce alcuni elementi come fossero tesi assodate, quando non è fornito alcun argomento adeguato.

    Spettacolare il seguente passaggio: "Era da ricollegarsi all’anima, onnipresente nel subcosciente, oppure bisognava ritenerla una tendenza criptogenetica, che operava nella più assoluta autonomia?"

    Si noterà come attraverso una domanda fa passare un'affermazione del tutto infondata come "l'anima è onnipresente del subcosciente".

    Simpatico tentativo, ma intellettualmente infantile.
    There is only one god, and his name is Death. And there is only one thing we say to Death: ‘Not today’.

    Sono una foglia al vento,
    l’attimo che sta passando,
    il soffio che ti ha sfiorato.

    http://martinedentree.wordpress.com/
  • 10-17-2011, 21.51
    467710 in risposta a 467709

    Re: Cos'è l'anima?

    Perché non impara a farsi capire, prima di criticare? L'infantilismo sta nel suo tentativo di apparire grande, criticando.
  • 10-18-2011, 8.55
    467718 in risposta a 467710

    Re: Cos'è l'anima?

    Iveonte:
    Perché non impara a farsi capire, prima di criticare?

    Se m'indicassi i punti in cui non sono stato comprensibile, potrei provare a chiarirli e tu contribuiresti - con il tuo feedback - a formarmi nell'arte comunicativa.

    In ogni caso, non credo che per criticare un testo sia necessario implementare la comunicazione verso un pubblico "generico": le due cose vanno su binari paralleli.

    Devo dire che trovo interessante che tu possa copiare e incollare un testo astruso e difficilmente comprensibile, come quello inserito, per poi trovare difficoltà nel comprendere me, che scrivo in un italiano standard.

    Iveonte:
    L'infantilismo sta nel suo tentativo di apparire grande, criticando.

    Io non ho parlato d'infantilismo, ma di un tentativo intellettualmente infantile.

    Comunque, mi sembra che, come l'autore che quoti, tu stia utilizzando un termine non appropriato (per dare un tono al tuo messaggio?). Forse sarebbe meglio informarsi sul campo (medico) e sul senso (quadro clinico) del termine infantilismo, prima di usarlo ad minchiam.

    Infine, anziché attaccare me (ad personam) e il mio modo di comunicare (contra formam), perché non ti concentri sull'argomento che tu stesso hai scelto di proporre?


    There is only one god, and his name is Death. And there is only one thing we say to Death: ‘Not today’.

    Sono una foglia al vento,
    l’attimo che sta passando,
    il soffio che ti ha sfiorato.

    http://martinedentree.wordpress.com/
Pagina 4 di 5 (74 elementi)   < Precedente 1 2 3 4 5 Successivo >