Italia inquinata: graffiti tossici

Tra graffiti, edifici abbandonati e strutture inquietanti, sorpresi a spiare sotto lo sguardo di bimbi e angeli: questo è il viaggio in 13 scatti nella ex Alcoa, regno contaminato dell'industria dell'alluminio veneta, di Marilena (cat.marilyn) e Lenny, fotografi di iFocus.

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Lo sguardo triste, vuole evitare di alzare gli occhi.
 
Tra graffiti, edifici abbandonati e strutture inquietanti, sorpresi a spiare sotto lo sguardo di bimbi e angeli: questo è il viaggio in 13 scatti nella ex Alcoa, regno contaminato dell'industria dell'alluminio veneta, di Marilena (cat.marilyn) e Lenny, fotografi di iFocus. (Tutte le foto di questo viaggio sono nell'album Archeologia industriale rivisitata, di cat.marilyn).
 
Il sito "Ex Sava-Alumix" si trova all'estremità sud di Porto Marghera, a ridosso della Laguna di Venezia e a fianco del terminal turistico di Fusina, una "struttura di interscambio gomma-acqua" capace di ospitare 2.900 auto e 180 bus, oltre a varie agenzie per le attività tusitiche e commerciali. [continua]

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L'Alcoa di Fusina, a Marghera. Una ex fabbrica di allumino su 35 ettari di suolo avvelenato.
 
[segue] Lo stabilimento destinato alla lavorazione dell'alluminio è degli anni '50: nei due decenni successivi i lavoratori occupati hanno sfiorato le 1.200 unità continuando a crescere fino a oltre 3.000 nel 1980. La successiva crisi del settore, dovuta alla recessione internazionale, alla concentrazione industriale e a operazioni di delocalizzazione della produzione ha fortemente ridimensionato l'industria veneta dell'alluminio. [continua]

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Il tempo passa lento. + FORTE urla una scritta all'incrocio dei pali viola dei cavalli di Frisia che, dipinti, bloccano la vecchia torre.
 
[segue] Nel 1981 viene cambiata la denominazione: la società diventa SAVA Alluminio Veneto (gruppo EFIM/Aluisse) per la produzione di laminati semilavorati. La crisi occupazionale è profonda e nel 1988 lo stabilimento dà lavoro ad appena 205 persone. Nel 1992, quando cambia denominazione e diventa Alumix, è in dismissione. Successivamente l'attività viene assorbita dalla multinazionale dell'alluminio Alcoa, che abbandona definitivamente il vecchio stabilimento e ne costruisce uno nuovo poco distante. [continua]

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Sono pensieri congelati? Leggere questi segni è impossibile!
 
[segue] Per l'area dismessa ci sono diversi piani di riqualificazione, in particolare come "polo logistico" per il traffico navale, ferroviario e su strada. Ma secondo rilevamenti effettuati con una serie di carotaggi nel gennaio 2009 la contaminazione del terreno è "importante": oli minerali, idrocarburi policiclici aromatici, diossine, furani, fluoro... [continua]

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La Dea creata da Julian MTS (questa è la firma), arrivato fin qui dalla Baviera nel 2009 per indicare qualcosa al di là della finestra.
 
[segue] Le operazioni di bonifica e riqualificazione non iniziano mai. Paralizzate, forse, dallo stesso strumento (innovativo) che ha permesso alla Regione Veneto di avere un quadro preciso della situazione ambientale e del rapporto costo-benefici di alcune soluzioni proposte: si tratta di uno "strumento decisionale", un software molto complesso, ELGIRA, sviluppato in Italia dal Consorzio per il Coordinamento delle Ricerche sul Sistema Lagunare di Venezia e dall'Università Iuav di Venezia. [continua]

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Altri segni che volano nello spazio, guardiani di un cimitero di ferraglie.
 
[segue] Da un'inchiesta della rivista online DA (http://www.daonline.info) emergono il ruolo e lo scopo di ELGIRA, che più o meno funziona così. L'applicazione delle tecniche di bonifica - si legge sulle pagine del sito - è valutato entro una serie di limiti e parametri predefiniti, tra i quali la fattibilità tecnica, il rendimento economico, l'accettabilità sociale. [continua]

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Lo sguardo perso chissà dove, l'angelo di 5 metri è ancora lì a cercare il modo per attraversare il muro di cinta.
 
[segue] Questi e altri parametri parametri di ELGIRA sono indicati come "dimensioni valutative volte a legittimare" una particolare soluzione e sono interconnessi. Per esempio, se il rendimento economico di una soluzione non è maggiore di "k" (giusto per citare un parametro) non conviene applicare quella soluzione, a meno che la minore quota di rendimento migliori l'accettabilità sociale dell'operazione. [continua]

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La fine del tempo?

[segue] L'area ex Sava, ex Alumix, ex Alcoa misura circa 35 ettari, ossia 350.000 metri quadri (0,35 km quadrati). Ecco in estrema sintesi i costi degli interventi di bonifica in migliaia di euro:
 

Costo

Opz. 1

Opz. 2

Opz. 3

Opz. 4

Opz. 5

Opz. 6

Discarica

Totale

66.788

43.215

72.689

84.494

72.689

27.579

49.102

x ettaro

1.908

1.234

2.076

2.414

2.076

787

1.402


 
[continua]

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600 metri di geometrie che si ripetono uguali ogni pochi passi e fanno perdere il senso dello spazio e del tempo. Siamo sulla Terra o nelle viscere di un mondo alieno?
 
[segue] Si va insomma da 787.000 euro a 2.414.000 euro per ettaro, a seconda del tipo di intervento di bonifica, per via della forte contaminazione del suolo, per il quale sono considerate due sole opzioni: la messa in sicurezza o l'asporto. L'asporto è facile da spiegare: si tratta di scavare da poche decine di centimetri a oltre due metri e portare via la terra di risulta (dove portarla è una questione diversa: delicata, ma diversa). [continua]

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Ogni tanto si apre una stanza e all'interno si congela d'improvviso la creatura che certo un secondo prima fluttuava nell'aria. Sono i pensieri di un bimbo? I pensieri perduti dell'angelo?
 
[segue] La messa in sicurezza è invece una somma di operazioni molto tecnologiche, che a seconda dell'opzione (1, 2, 3 eccetera) prevede la "estrazione dei contaminanti con solventi e successiva lisciviazione (lavaggio) con acido", oppure la "bioremediation (uso di funghi e microrganismi) con ceppi batterici selezionati e successivo incenerimento" o ancora il "capping", una geomembrana composita di almeno due metri di spessore. In pratica, un tappeto sotto cui nascondere lo sporco... [continua]

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Mondi alieni: questo luogo ha catturato pensieri spaventosi.
 
[segue] L'opzione più costosa è quella della bioremediation, la meno costosa il capping. Tra l'una e l'altra ELGIRA si sbizzarrisce e, chissà, forse si diverte pure a suggerire ben sette opzioni agli amministratori che dal 2005 (anno di conclusione dello studio) devono valutare i risultati di questo strumento decisionale. [continua]

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La creatura mostruosa è ormai incapace di spaventare chiunque, se non con la desolazione che regna attorno.
 
[segue] ELGIRA ha finora "lavorato" all'analisi di altri due aree contaminate adiacenti a quella dell'Alcoa, chiamate "area 43 ettari" e "SMP". I risultati sono stati del tutto analoghi, ossia una serie di soluzioni che richiedono tempi lunghi e sono molto impegnative dal punto di vista economico. E sicuramente esigono una volontà politica che si stenta a vedere. [continua]

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Oltre la porta c'è il Leviatano. I pensieri di questo bimbo non sembrano persi né tristi: c'è invece sorpresa e rabbia e severità.
 
[segue] E così l'ex Sava, ex Alumix, ex Alcoa è, semplicemente, terra di nessuno. Meta (pericolosa) di curiosi come Marilena e Lenny, di writer in cerca di spazi verticali dove dare sfogo a strane fantasie grafiche e di passanti occasionali che non hanno altro luogo che questo.

Lo sguardo triste, vuole evitare di alzare gli occhi.
 
Tra graffiti, edifici abbandonati e strutture inquietanti, sorpresi a spiare sotto lo sguardo di bimbi e angeli: questo è il viaggio in 13 scatti nella ex Alcoa, regno contaminato dell'industria dell'alluminio veneta, di Marilena (cat.marilyn) e Lenny, fotografi di iFocus. (Tutte le foto di questo viaggio sono nell'album Archeologia industriale rivisitata, di cat.marilyn).
 
Il sito "Ex Sava-Alumix" si trova all'estremità sud di Porto Marghera, a ridosso della Laguna di Venezia e a fianco del terminal turistico di Fusina, una "struttura di interscambio gomma-acqua" capace di ospitare 2.900 auto e 180 bus, oltre a varie agenzie per le attività tusitiche e commerciali. [continua]