I ghiacci del passato prevedono il clima del futuro

Ghiacci antartici vecchi decine di migliaia di anni potrebbero aiutare gli scienziati a prevedere il futuro climatico del pianeta. Ecco i primi risultati di un team di ricerca internazionale.

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"Carote" di ghiaccio simili a queste, vecchie decine di migliaia di anni, potrebbero rivelarci molto dei cambiamenti climatici del passato. (© George Steinmetz/Corbis)

Hanno perforato oltre 700 metri di ghiaccio antartico prelevando campioni di neve caduti negli ultimi 150.000 anni, lavorando per mesi in condizioni estreme a temperature che hanno sfiorato i -30°C. Siamo sull’isola di Roosvelt, un atollo lungo 130 km in mezzo alla Barriera di Ross: una piattaforma di ghiaccio galleggiante grande come la Spagna, la più estesa del mondo. Qui, per 4 mesi, un team internazionale di scienziati guidati da Nancy Bertler, ricercatrice presso l’Antartic Research Center di Wellington, ha estratto dal terreno centinaia di “carote” di ghiaccio che permetteranno di effettuare nuove stime sulla durata presunta della calotta antartica. A patto, ovviamente, che il cambiamento climatico continui ai ritmi attuali e non subisca nei prossimi anni drastiche accelerazioni.

Surriscaldamenti passati. A destare la maggior preoccupazione degli scienziati è soprattutto l’ultimo campione estratto dal sottosuolo: contiene infatti tracce di sedimenti marini molto più recenti rispetto al ghiaccio circostante: ciò significa che qualche migliaio di anni fa lo strato di ghiaccio superficiale è collassato in seguito a un non ancora chiarito aumento globale delle temperature. Potrebbe accadere ancora? E quando? E con quali conseguenze? Sono queste le domande alle quali la Bertler e il suo team stanno cercando di dare una risposta.

Se lo strato più superficiale di ghiaccio dovesse sciogliersi, quello più profondo rimarrebbe a sua volta senza alcuna protezione e cadrebbe nell’oceano: secondo le stime, un significativo scioglimento del ghiaccio attualmente presente nell’antartico occidentale potrebbe causare un innalzamento dei mari compreso tra i 2 e i 6,5 metri. Secondo Ted Scambos, responsabile del National Snow and Ice Data Center del Colorado, nell’ipotesi peggiore i ghiacci di questa zona non impiegherebbero comunque meno di 500 anni a sciogliersi.

Dall'Antartico alla politica. Entro la fine dell’anno la Bertler e il suo team dovrebbero comunque essere in grado di stabilire se e quando avverrà un nuovo collasso della crosta ghiacciata di questa zona del Polo Sud: un’informazione preziosa, soprattutto per i leader politici che saranno chiamati a prendere, questa volta sul serio, decisioni importanti per il futuro del pianeta.

Ma per fortuna c’è anche una buona notizia. Se infatti gli scienziati sono particolarmente preoccupati per il ritmo di scioglimento dei ghiacci artici, al Polo Sud la situazione è decisamente meno grave: qui infatti, negli ultimi decenni lo strato di ghiaccio si è conservato meglio.

Scieniziati di tutto il mondo, unitevi. I campioni sono stati prelevati utilizzando uno speciale trapano in grado di estrarre dal terreno cilindri di ghiaccio grandi come una mazza da baseball. Al loro interno si trovano strati di neve pressata, caduta anno dopo anno sull’Antartico, che hanno intrappolato campioni di aria vecchi decine di migliaia di anni. Il progetto della Bertler, costato oltre 7 milioni di euro, è durato 7 anni ed è stato finanziato in gran parte dal governo neozelandese: vi hanno partecipato ricercatori provenienti da Australia, Gran Bretagna, Cina, Danimarca, Brasile, Germania, Italia e Svezia.
 


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10 Aprile 2013 | Rebecca Mantovani
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