Costa Concordia: i punti deboli del piano di recupero

Il video del progetto di massima per recuperare la Costa Concordia. Ma le indagini preliminari sulla solidità del fondale marino potrebbero cambiare tutto...

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Giglio Porto, aprile 2012 (© Flavia Piccinni / Focus.it).

In sintesi

# C'è un piano di recupero.
# Il piano ha delle criticità.
# Si devono fare nuovi studi.
# Il piano potrebbe cambiare.


# Tutto sulla Costa Concordia, dal naufragio al recupero.

Il 15 maggio scorso, alla Conferenza dei Servizi convocata a Roma al Dipartimento della Protezione Civile, è stato presentato ed approvato il progetto di massima per la rimozione della Concordia (vedi il video più avanti in questa pagina) per conto di Costa.
 
L'operazione è affidata al consorzio Titan Salvage/Micoperi (Usa/Italia), due società specializzate nel recupero marittimo, che può subito avviare la prima fase di un'operazione ciclopica, per le dimensioni e la complessità del contesto, che tuttavia sembra richiedere esclusivamente tecnologie semplici e ben collaudate.
 
«È la realizzazione di una grande opera, con la differenza che in questo caso si parte da qualcosa da rimuovere, la Costa Concordia, non da qualcosa da costruire: ecco perché per questa operazione non si è fatta una valutazione di impatto ambientale», dice a Focus.it Franca Zanichelli, direttore del Parco nazionale arcipelago toscano.
 
«Tuttavia», aggiunge Sergio Ortelli, sindaco di Isola del Giglio, «erano state date delle prescrizioni: la richiesta era di provvedere alla rimozione della nave intera col minore impatto ambientale possibile e di garantire la salvaguardia delle attività turistiche ed economiche dell'Isola del Giglio, oltre che la massima sicurezza degli interventi. Tra i progetti presentati, tutti di altissimo livello, è stato infine scelto quello di Titan/Micoperi.»

Ancora oggi, però, non c'è la certezza assoluta di poter rimuovere quel gigante da 44.000 tonnellate tutto intero, o anche solo di poterlo rimuovere, e la prima fase dell'operazione è preliminare e consiste in una ulteriore verifica della solidità del fondale attorno alla nave attraverso una serie di carotaggi.
 
I nuovi test devono approfondire lo studio del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze, che fin dai primi giorni dell'emergenza ha l'incarico, dalla Protezione Civile, di monitorare gli spostamenti e gli assestamenti dello scafo. «Abbiamo effettuato alcune indagini geologiche e geofisiche sulle rocce della costa e del fondale», dice il professor Nicola Casagli. «I risultati mostrano che il fondale è costituito da rocce granitiche di ottime caratteristiche geomeccaniche, con una fascia superficiale di roccia alterata di spessore variabile fra 5 e 8 metri.»
 
È poco probabile, ma se i nuovi studi dovessero evidenziare delle criticità nella composizione del fondale sarà necessario ripensare l'intero progetto.

Il video di Costa/Titan-Micoperi che descrive il progetto di massima e alcune delle "attenzioni" che saranno poste a salvaguardia dell'ambiente [> l'articolo prosegue dopo il video <].
 

L'indagine dell'Università di Firenze sembra dunque indicare che c'è una solida base per i numerosi piloni che, nel progetto Titan/Micoperi, saranno "piantati" sul fondale e per l'intera lunghezza dello scafo: alcuni piloni a fare da braccio di leva per tirare la nave e raddrizzarla, altri come sostegno per la piattaforma sommersa su cui ruoterà la chiglia. La Concordia è infatti adagiata su un fianco, incastrata su affioramenti e asperità di un fondale basso ma in ripida discesa, e la piattaforma dovrebbe evitare che lo spostamento faccia scivolare la nave lungo la scarpata, fino a qualche centinaio di metri di profondità.
 
Tra rotazione e trazione, quando la nave comincerà a muoversi saranno in gioco tensioni e forze eccezionali ed è per questo che è necessario avere maggiori certezze su quella che oggi "sembra" essere una solida base...
 
Da qui in poi potrebbero esserci altre sorprese? «È un'operazione senza precedenti», commenta Franca Zanichelli, «e va messo in conto che qualcosa possa non funzionare come previsto.» Ma è questione di dimensioni, non di tecnologie: dalle perforazioni con speciali trivelle sigillate per evitare la dispersione in acqua del materiale di scavo all'applicazione dei telai di trazione e dei galleggianti che terranno poi a galla la Concordia, non c'è nulla di fantascientifico. E se nei prossimi mesi non ci saranno sorprese la nave sarà finalmente in condizione di poter essere rimorchiata altrove, lontana dal Giglio.

25 Maggio 2012 | Raymond Zreick
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