Trump e le dimissioni-ultimatum di Elon Musk

Se il Presidente deciderà per il ritiro degli USA dagli accordi di Parigi, il CEO di Tesla e SpaceX rinuncerà al suo (contestato) ruolo di consigliere sulle politiche economiche e del lavoro.

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Elon Musk è pronto a dissociarsi pubblicamente dalle politiche sul clima della Casa Bianca.|NVIDIA Corporation, Flickr

Quando Donald Trump renderà pubblica la decisione di ritirare gli USA dagli accordi sul clima della COP21, dovrà rinunciare a uno dei suoi più preziosi e quotati consiglieri in fatto di innovazione tecnologica.

 

Elon Musk ha deciso che si dimetterà dal suo ruolo nello Strategic and Policy Forum (un ristretto gruppo di esperti di politiche economiche e del lavoro consulenti del Presidente) di cui da qualche mese era entrato a far parte, insieme al cofondatore di Uber Travis Kalanick.

 

«Non so come andrà a finire la questione di Parigi» ha twittato Musk «ma ho fatto tutto quello che potevo per consigliare al Presidente di rimanere, attraverso altri alla Casa Bianca e attraverso gli organi di consiglio».

 

 

E a chi gli chiedeva che cosa pensa di fare in caso di rottura degli accordi sul clima ha risposto: «In quel caso non avrò altra scelta che lasciare il board».

 

 

Decisione coerente. Per il fondatore di un'azienda che punta tutto su auto elettriche e pannelli solari - Tesla - sarebbe una contraddizione lavorare con un governo ostile a ogni politica a favore dell'ambiente. Già in passato Musk era stato criticato per aver scelto di collaborare con Trump, ma si era difeso dicendo di voler provare, da quella posizione, a influire positivamente sulle decisioni del Presidente in fatto di clima, energia e investimenti in ricerca spaziale (SpaceX è legata a doppio filo alla Nasa).

 

Scaricato da tutti. Anche Tim Cook, CEO di Apple, avrebbe chiamato alla Casa Bianca per avvisare Trump delle devastanti conseguenze economiche di questa decisione. Gli amministratori delegati di altre 25 compagnie faranno lo stesso, in una lettera congiunta in pubblicazione su New York Times e Wall Street Journal.

 

01 Giugno 2017 | Elisabetta Intini