Orsa Daniza: che cosa c'è da sapere per capire la vicenda

L’episodio dell’orsa Daniza, che ha ferito un cercatore di funghi in Trentino, ha dato il via a una vera e propria guerra, pro o contro l’orso. Ma dove sta la realtà? E la politica della protezione della natura?

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Daniza con tre cuccioli qualche anno fa.|Archivio PAT

Ha scatenato l’immaginario e l’indignazione, l’allarme e la paura. L’aggressione dell’orsa Daniza a un cercatore di funghi nei pressi di Pinzolo (Tn) è un episodio che segna un salto di qualità nel rapporto tra uomo e natura, almeno in Italia. Daniza è un’orsa trasferita nel 2000 dalla Slovenia (dove, ricordiamo, la popolazione di orsi è ben più numerosa che in Italia) nei boschi del Trentino, durante il progetto Life Ursus.

 

Il progetto stesso, nato a livello europeo, è stato un successo, anche perché preceduto da molti anni di preparazione e di studio di fattibilità da parte delle autorità preposte. La popolazione di orsi del Trentino è ora formata da quasi 50 animali, in perfetta salute (come si ricava anche dai rapporti sul progetto presenti sul sito della provincia autonoma di Trento). La più anziana è proprio Daniza, che ha circa 19 anni, e si è riprodotto più volte nel corso degli anni.

Incontri fatali. L’aumento del numero di orsi ovviamente non poteva che far crescere anche le possibilità di incontri con l’uomo. Quello che è successo a Daniele Maturi, il cercatore di funghi, è però il primo vero episodio di ferimento.

 

«Non è per niente un comportamento anomalo. La persona ha sorpreso l’orsa, entrando nello spazio vitale di una madre con dei piccoli», dice Joanna Schönenberger, esperta di orso dei Wwf della catena alpina. «L’orsa e i piccoli si sono sentiti minacciati, e la risposta della madre è molto spesso di aggressione».

 

Il rilascio dell'orsa Daniza nel 2000 | Archivio PAT

Questi attacchi, però, come accade per elefanti, gorilla e altri grossi animali, si risolvono in un grande bluff, con barriti, urla, sbuffi e poco altro; Daniza aveva già "assalito" un turista qualche anno fa, senza peraltro toccarlo, e si era avvicinata altre volte alle case, con pochi danni. Sempre Joanna Schönenberger dice: «Se avesse voluto uccidere l’uomo, l’orsa non avrebbe avuto problemi. Ma voleva solo spaventarlo».

 

Aggressione o difesa? Assalire e abbattere un intruso che non è una preda non è nell’interesse dell’orsa; sprecherebbe tempo ed energia per uccidere un animale di cui non saprebbe che farsi, col rischio di ferirsi e quindi lasciare i cuccioli in pericolo ancora maggiore.

 

Un comportamento normale, quindi, che però fa rientrare l’orsa con cuccioli in una delle categorie più pericolose (da 1 a 20 è attorno a 16). La situazione inoltre era molto particolare, perché in quel momento la valle era investita da una pioggia battente che impediva sia all’uomo sia all’animale di sentire bene i rumori. La sorpresa è quindi sempre possibile. Joanna Schönenberger conclude: «Se non è stato un comportamento pericoloso da parte dell’orsa, forse si è trattato di un po’ di avventatezza da parte del cercatore di funghi; non lo sappiamo. L’attacco è in fondo l’ultima speranza di una madre». Si è trattato una reazione difensiva, non aggressiva o predatoria nel vero senso della parola.

 

E adesso, che fare? Certo è che Daniele Maturi è stato ferito dall’orsa. Le reazioni successive sono state le più varie: da chi proponeva l’abbattimento dell’animale a chi diceva di lasciarlo stare. In seguito a un ordinanza della provincia di Trento che imponeva la cattura dell’orsa, sono nate petizioni online che spingevano per “lasciarla in pace, lei e i cuccioli”. O altri che proponevano di sospendere il progetto di reintroduzione della specie sulle montagne trentine, a volte con accenti truculenti. L’ordinanza di cattura, che segue il protocollo del progetto Life Ursus, ha alle spalle anche il parere degli esperti del Ministero dell’ambiente, che ritengono l’atto il modo migliore per risolvere la situazione e non compromettere del tutto la riuscita del progetto. 

 

Una vita da cuccioli. Se anche si riuscisse a catturare l’orsa e portarla nel recinto (non più grande di un paio di campi da calcio) quello che rende dubbiosi alcuni ambientalisti è la sorte dei cuccioli. Secondo Osvaldo Negra, referente locale del Wwf Trentino: «Ci sono in letteratura casi di cuccioli di 8 mesi che sopravvivono anche senza la madre, ma può succedere che i piccoli si riducano prima o poi a frugare nei rifiuti o nei cassonetti dei paesi».

 

Il risultato sarebbe la perdita, per il progetto, di ben 3 animali. Altri invece fanno notare invece che in alcuni casi (com’è accaduto per orsi della Cantabria, in Spagna) piccoli di sette-otto mesi sono sopravvissuti, pur con una modifica del loro comportamento.

 

Gli orsi non sono Yoghi. La questione si trasforma quindi da puramente naturalistica in politica. Da una parte c'è chi vede l’orso un ostacolo alla presenza dell’uomo in montagna, dall’altra ambientalisti e animalisti che difendono l’orsa e i cuccioli; la specie, dicono, è importante per la naturalità e la biodiversità della regione. Come afferma ancora Osvaldo Negra: «Se Daniza è pericolosa, potenzialmente lo è ogni femmina di orso». Nel caso particolare la proposta del Wwf e di altre associazioni è di monitorare attentamente il comportamento di Daniza in futuro, senza relegarla in un recinto, e di condurre una campagna per far capire come la presenza di grossi predatori sulle montagne dovrebbe indurre a cambiare il nostro rapporto con la natura. «Un po’ di attenzione in più nel fare escursionismo o raccolta di funghi, che eviti il verificarsi di condizioni come quelle che hanno portato all’incontro con Daniza. Non si vive in una situazione di allarme, ma solo in un contesto in cui quando si va in giro per i boschi bisogna farsi sentire. Tutto qua», conclude Negra.

 

Convivere con gli orsi Secondo tutti gli esperti, da una parte e dell'altra, la convivenza con l’orso e altri animali è quindi possibile, senza isterismi e voglia di “giustizia”, e senza adottare soluzioni sbrigative o demagogiche, come quella di abbattere Daniza (che pure era stata proposta).

 

Le due posizioni a questo punto sono:

  1. quella del Wwf, che propone il monitoraggio attento, e
  2. quella di altri esperti della specie, che pensano che il “confino” e l’abbandono a se stessi dei due cuccioli sia uno scotto da pagare se vogliamo che l’intero progetto possa proseguire. 

 

 

Quando l’orso può essere pericoloso.

 

L’orso bruno non è pericoloso se non in rare e particolari condizioni:

1.esemplari feriti

2.femmine con i cuccioli

3.esemplari sorpresi su carcasse o altre fonti di cibo

4.esemplari sorpresi all’improvviso, spaventati

5.esemplari disturbati in tana

6.in generale, esemplari molto confidenti con l’uomo.

 

 

 

20 Agosto 2014 | Marco Ferrari

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