La famosa invasione degli orsi in Trentino

Orsi aggressivi o uomini incauti? Un'analisi della situazione dell'orso in Trentino, con l'aiuto di esperti, per capire come sia possibile la convivenza.

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Daniza con tre cuccioli qualche anno fa.|Archivio PAT

L’ultimo episodio accaduto il 22 luglio, l’attacco di un orso a un pensionato nella zona fra i laghi di Lamar e Terlago, in Trentino, ha risollevato la questione della convivenza tra uomo e grossi carnivori selvatici, come orso e lupo. Se per il secondo non sono noti episodi di aggressione all’uomo, gli orsi sono difficili da confondere con altri animali, e gli attacchi sono avvenuti davvero.

 

In quest’ultimo episodio, secondo la testimonianza dell’uomo attaccato, l’orso si sarebbe scagliato contro di lui dopo essere stato colpito con una bastonata sul capo dall’uomo terrorizzato; costui si sarebbe difeso con un braccio, rimasto poi ferito. Per fuggire, si è poi gettato nel ripido versante sottostante. Il cane che era con l’escursionista, a sua detta tenuto al guinzaglio, può aver aumentato l’aggressività del plantigrado. Le analisi genetiche potranno dire presto, si spera, di che orso si sia trattato (se femmina con i piccoli, per esempio).

 

CHE COSA DICONO GLI esperti. Le reazioni a questo episodio sono state le più varie, da chi predica calma e ricorda il lungo progetto europeo Life Ursus per la reintroduzione di alcuni esemplari della specie, a chi vorrebbe abbattere gli orsi pericolosi e limitare i territori in cui sono presenti.

 

Per chiarire il quadro di riferimento e la situazione, abbiamo intervistato due esperti di orsi: Claudio Groff, responsabile settore Grandi carnivori, Servizio foreste e fauna, Provincia autonoma di Trento, e Matteo Zeni, forestale e autore del libro In nome dell’orso (Il Piviere).

 

Secondo Groff: «Per quanto riguarda l’ultimo caso di aggressione si possono al momento solo fare delle ipotesi: a provocare la reazione dell'animale potrebbe essere stata la percezione da parte di un'orsa di una minaccia alla prole; la presenza del cane, che accompagnava la persona aggredita, può essere stato pure determinante. Non sappiamo ancora che orso abbia agito, dunque ogni giudizio è prematuro.».

 

Attacco non per uccidere. L'unica certezza è che non si sia trattato di un attacco volto a uccidere “per ragioni alimentari”. Lo dice la scienza. «Un orso che salta fuori all’improvviso manifestando aggressività è tipicamente un comportamento difensivo, ovvero di un animale sorpreso e infastidito in qualche modo. Un’autodifesa, che è praticamente la totalità degli eventi di attacco da orso in Europa», argomenta Zeni, che nel suo libro dedica un lungo capitolo agli attacchi.

GLI orsi SONO TROPPI? Ma perché in questi ultimi anni sembra che gli attacchi verso l’uomo siano aumentati? Sono veramente così tanti gli orsi e quindi gli incontri con l’uomo sono diventati più frequenti?

 

Nel territorio del Trentino, secondo il “Rapporto orso 2016” (il cui pdf è scaricabile), ci sono una cinquantina di animali. A essere precisi “la stima della popolazione complessiva, prendendo necessariamente in considerazione anche la quota dei cuccioli 2016 (11-18), è dunque definita in un range più ampio di 49-66 esemplari”.

 

Secondo Zeni: «Se guardiamo la cosa dal punto di vista ecologico e biologico, gli orsi del Trentino non sono troppi, sono pochi. Appena sufficienti per mantenere una popolazione nel lungo periodo. La percezione umana, però, è nettamente diversa: molti residenti ritengono che gli orsi siano "troppi" - c'è addirittura chi si inventa numeri a caso - e quindi da limitare». Alcuni esponenti politici affermano anche che i dati della forestale non sono veritieri.

 

In passato non ha giovato la presenza di orsi “dannosi”, come la famosa Jurka o Daniza, che erano meno timide verso la presenza umana e si facevano vedere anche relativamente vicino ai paesi, aumentando la frequenza degli incontri. La provincia di Trento cerca di barcamenarsi tra la presenza di orsi e la sicurezza per la popolazione, una necessità ovvia.

 

Da dove vengono gli orsi? I nuovi orsi provengono dalla Slovenia, e sono stati reintrodotti per aumentare la diversità genetica della residua popolazione, che abitava solo il parco Adamello-Brenta, con pochissimi esemplari. Oltre alla salvaguardia di una specie così importante per la fauna europea, lo scopo era anche quello di aumentare e completare la biodiversità delle montagne trentine, un valore educativo e culturale in sé, al di là della presenza di un animale carismatico come l’orso.

 

La provincia di Trento ha seguito il progetto e ora cerca quindi, attraverso il suo Settore "Grandi carnivori", di monitorarne la presenza, informare la popolazione e mettere in guardia, per quello che è possibile, della presenza degli animali.

 

Per questo, per esempio, pubblica un fascicolo (scaricabile e consultabile on line) con consigli su cosa fare quando si incontra un orso, e aggiorna sul suo sito la mappe di presenza di femmine di orso con cuccioli. Che, come ricorda Groff: «sono particolarmente sensibili alla presenza umana e al disturbo. Eventuali comportamenti aggressivi dell’orso in caso di incontri ravvicinati possono verificarsi in concomitanza di determinati fattori predisponenti; tra questi la presenza di cuccioli accompagnati dalla madre è il più comune».

 

Mappe della presenza di orse con cuccioli di luglio 2017. | Provincia autonoma di Trento

 

Informare per convivere. Le mappe non sono però un modo per dissuadere i turisti o gli abitanti a frequentare la zona: «Sapere in anticipo se la zona in cui si intende effettuare un’escursione è in quel periodo nota per essere frequentata da femmine con cuccioli può essere utile ad avere maggiore consapevolezza su come comportarsi. Ciò significa che è importante muoversi in modo che la nostra presenza possa essere percepita con buon anticipo dal plantigrado, facendo dunque rumore e cercando di non “spuntare all’improvviso”, soprattutto in aree dove l’animale può faticare a sentirci o fiutarci per tempo», spiega Groff.

 

Meno passione, più scienza. Per il futuro di questo e di altri orsi, conclude Groff: «L'Unione europea ha previsto per prima, nel 1992 con la direttiva Habitat, la possibilità di derogare al regime di protezione totale di specie come l'orso, in determinate condizioni (per esempio appunto la "pericolosità" per l'uomo)».

 

Anche nel Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali sono previste misure di contenimento e cattura per gli orsi “pericolosi”. «Queste azioni sono state già intraprese (due orso troppo confidenti sono già state messe in cattività) e dovranno continuare se necessario, perché la protezione dell’incolumità pubblica rimane la priorità dell’Amministrazione provinciale, rispetto alla conservazione degli orsi.

Tra l’altro “sacrificare” un animale problematico mettendolo in cattività o abbattendolo significa aiutare l’accettazione dell’intera popolazione di orsi. Quest’ultimo è l’obiettivo dell’Amministrazione, non la tutela indiscriminata di ogni singolo idividuo che non ha, tecnicamente, senso», argomenta Groff.

 

Pro e contro. Purtroppo però le reazioni a questi episodi sono, come spesso accade, polarizzate: da una parte i difensori dell’orso; dall'altra coloro che li vorrebbero “fuori dal loro territorio”, altrettanto radicalmente, e accusano - senza alcuna prova - i pochi orsi trentini delle peggiori nefandezze, dall’uccisione di fungaioli o cacciatori fino all’antropofagia (che in tutta Europa non ha esempi).

 

Che cosa bisognerebbe fare? Dovrebbe prevalere, dice Groff: «un atteggiamento laico, scientificamente supportato e che mette al primo posto la conservazione di una popolazione rispetto a quella dei singoli individui. Sarebbe importante che questo fosse capito anche dall'opinione pubblica, ma in Italia soprattutto prevale un approccio molto emozionale e poco documentato».

26 Luglio 2017 | Marco Ferrari

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