05
set 2003

Obiettivo aquila

Una delle specie più presenti nell'immaginario di tutto il mondo, l'aquila reale (<i>Aquila chrysaetos</i> è, secono le culture, messaggera degli dei, ascendente degli sciamani, simbolo araldico di potenza e dominio, tramite tra l'uomo e il divino. Ma per il mondo moderno è soprattutto uno degli ultimi esempi di libertà nei cieli, di vita selvaggia e di natura non dominata dall'uomo.<br>Tutte le foto di questa fotogallery provengono dal libro "Obiettivo aquila" di Domenico Ruiu, edito da Pubblinova edizioni Negri, cui può essere richiesto il volume. Il telefono dlla casa editrice è 0331-771678.<BR>
Il volo maestoso ma al contempo agile, una vista acutissima e un perfetto senso dell'equilibrio nelle planate fanno del'aquila una minaccia costante per quasi tutte le specie che coindividono il suo areale. Si salvano solo i mammiferi più grossi, come i mufloni adulti nella Sardegna di Ruiu e gli uccelli più minuti, che non sono degni di reintrare nella sua dieta. In questo caso, Ruiu ha fotografato un'aquila in perlustrazione, che si è accorta della presenza di qualcosa. Solo la perfetta immobilità ha salvato il piccolo animale, forse una lepre, dal diventare preda dell'aquila.Quando la caccia va male, c'è sempre qualcosa da fare al nido. Costruito in un anfratto della roccia o, molto più raramente, su un albero, il nido d'aquila è una struttura che spesso può diventare enorme, se frequentata per molti anni dalla coppia. In questa foto, un maschio si è precipitosamente abbassato su un leccio, ne ha strappato un ramo che porterà in volo fino alla compagna. Non servirà a sfamare il pulcino, ma almeno lo terrà un po' fresco.In Sardegna, le prede dell'aquila sono le più varie. Si va dalle pernici alle lepri fino alla volpi, grandi e piccole. I volpacchiotti sono così sottoposti a due diversi rischi, nelle loro prime scorribande attorno alla tana. Le automobili, che ne fanno a volte letteralmente strage sulle solitarie strade dell'isola, e le aquile, che conoscono benissimo il proprio territorio e sanno approfittare con destrezza dell'ingenuità delle piccole volpi, che mai si aspetterebbero un pericolo che viene dall'alto. Un'aquila si staglia sullo sfondo imponente del Supramonte, in Barbagia. Nonostante ancora ci siano persone che in Italia perseguitano le aquile con ogni mezzo, alcune zone della nostra penisola sono abbastanza tranquille da permettere la sopravvivenza di una buona popolazione del grande rapace. Il Supramonte è una di queste, e l'abbondanza di prede consente ad alcune coppie di nidificare ogni anno e portare a termine la riproduzione.Questa volta la preda catturata è una grossa lepre. La frequenza di predazione aumenta moltissimo quando la coppia di aquile ha il nido, perché i pulcini crescono molto rapidamente. Appena sono in grado di volare, gli aquilotti iniziano il lungo praticantato che permette loro di arrivare ad essere provetti cacciatori. L'addestramento però dura qualche anno, e le prede servono anche a convincere i picocli ad uscire dal nido e avventurarsi nell'aria.Una bellissima immagine di aquila che ha appena predato una volpe. Anche se scattata in condizioni difficili, la fotografia ben rappresenta la potenza di un'aquila di ritorno dalla caccia. Il piumaggio marrone e la testa dorata sono un segnale che l'individuo fotografato è un adulto. I giovani, anche quelli perfettamente in grado di volare e catturare le prede, sono invece caratterizzati da una striscia bianca sotto le ali e sopra la coda. Con questi segni di riconoscimento, gli aquilotti giovani sono in grado di spostarsi dal loro territori ad altri adiacenti senza essere attaccati dai proprietari.Il nido di questa coppia di aquile è accanto a una roccia protetta, ma si appoggia aun vecchio ginepro cresciuto nelle spaccature del dirupo. Il fotografo ha poi seguito, anche con l'aiuto di amici fidati, tutta la vita del pulcino nato da questa covata. La piccola aquila è stata chiamata Letizia, proprio a significare la gioia della scoperta di un angolo così selvaggio e tranquillo del territorio di nidifidazione. Letizia è stata seguita per molti altri anni.Una foto che riesce a rimanere austera e regale nonostante il maschio arrivato al nido non stia facendo altro che le faccende di casa. Per rinfoltire la copertura del proprio riparo, e rinfrescarne un po' anche la mimetizzazione, quest'aquila è riuscita infatti a strappare un ramo di corbezzolo, una delle più diffuse tra le specie della macchia mediterranea, e portarla al nido. Anche se a volte queste enormi piattaforme cadono dopo essere state abbaondnate, alcune particolarmente protette resistono per anni e anni, a testimonianza perenne della presenza del predatore.Questo scatto testimonia una situazione solo in apparenza normale. Il nido, infatti, è stato costruito su un vecchio e immenso leccio, e non su una roccia come accade di solito. Il piccolo aquilotto, riconoscibile per le macchie bianche sulle ali, era, a detta del fotografo, particolarmente aggressivo. "All'arrivo dei genitori, scrive Ruiu, strappava letteralmente la preda dalle loro zampe, a volte con una furia tale dal metterli in imbarazzo." {CONTENT}

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