22
lug 2009

Principesse ranocchie

Guardatela bene perché senza l’aiuto di uno zoom fotografico questa ranocchia (<em>Theloderma corticale</em>) è praticamente introvabile. <br>Merito della sua pelle bernoccoluta piena di sporgenze verdi e marroncine che ricorda consistenza e colori del muschio. Il travestimento ideale per camuffarsi perfettamente nelle umide foreste tropicali del Vietnam, dove vive. <br>Vederla da vicino è quindi un evento piuttosto raro, e non solo per le sue abilità mimetiche: la progressiva deforestazione del suo habitat naturale sta mettendo in serio pericolo la sua sopravvivenza, tanto più che questa raganella – che da adulta è lunga circa 7 centimetri – spesso si annida e si riproduce all’interno dei tronchi degli alberi, nelle cavità dove si deposita un po’ d’acqua piovana. <br>Inoltre la particolare struttura della sua pelle la rende spesso oggetto di un commercio illegale che l’allontana forzatamente dal suo ecosistema. <br><br><a href="http://www.focus.it/animali/fotodelgiorno/Rugosa_e_bello.aspx"><strong>Il look tutto rughe di una rana peruviana</strong></a><br>&nbsp;<br><a href="http://www.focus.it/animali/fotodelgiorno/Blu_e_preziosa.aspx"><strong>Una rana che non passa certo inosservata: è blu!</strong></a><br><br><em>[E. I.]</em>Difficile cogliere (qui c'ha pensato lo scatto prodigioso di una foto ad alta velocità) proprio l'attimo in cui una rana temporaria (<i>Rana temporaria</i>) si tuffa in acqua, l'ambiente che predilige per riprodursi.<br>Questo Anuro, che ama vivere in boschi praterie montane, ma sempre in prossimità di ruscelli, laghi o pozze temporanee che si formano per il disgelo, deposita le sue uova proprio in acqua, in masse rotondeggianti che al loro interno possono contenere fino a 400 uova. Se le condizioni climatiche non sono favorevoli le larve sono capaci di attendere la fine dell'inverno prima di evolversi in rane adulte (cosa che in caso contrario avviene in 2 mesi e mezzo).Se gli sportivi italiani sono ancora in festa per il recente oro europeo nel salto in lungo targato Andrew Howe, anche questa giovane ragazza austriaca è in festa... per il salto di piccolo di rana appena uscito dall’acqua e atterrato direttamente sul suo naso. <br>Se tra gli anfibi è la rana il campione dei salti, tra i mammiferi il primato spetta al leopardo delle nevi, capace di piombare sulle prede distanti anche 15 metri. <br>Il canguro, saltatore per antonomasia, si ferma a 9 metri ed è superato pure dal gibbone, una scimmia che balza a 12 metri di distanza. Poi arriva l'uomo... o meglio i campioni.<br><br>Foto: &#169; <a href="http://www.mangl.at/"><strong>Erich Mangl</strong></a><br>Nonostante le sue ridotte dimensioni (circa 4 centimetri di lunghezza), questa rana (<em>Dendrobates azureus</em>) non passa certo inosservata: il blu elettrico della sua pelle l’ha resa così popolare, che gli appassionati di anfibi sono disposti a pagare anche 75 dollari per averne una. La sua particolare colorazione la rende ben visibile anche ai suoi possibili predatori. Una sfortuna? No, si tratta di una naturale forma di difesa: l’insolito pigmento ricorda agli altri animali che si tratta di una rana velenosissima e sembra che così riesca a dissualderli dal mangiarla. Ma per le Dendrobates la velenosità è un vizio di "famiglia" e hanno un <a href="http://www.focus.it/Fotogallery/Foto_del_giorno.aspx?idc=2400"><strong><u>modo particolare di&nbsp;procurarsi il veleno</u></strong></a>.Liscia e immobile com’è sembra appena uscita dal museo delle cere. Invece questa rana sudamericana (<em>Phyllomedusa sauvagaii</em>) esposta al Museo di Storia Naturale di New York è viva e vegeta. Il suo strano aspetto è dovuto a una speciale secrezione grassa che riveste la sua pelle, mantenendola sempre ben idratata anche quando fa molto caldo.<br />
Una curiosità: questa ranocchia non salta come la maggior parte delle sue simili, ma cammina accovacciata con un passo che ricorda quello di alcuni primati. Per questo è spesso soprannominata "raganella scimmia".<br />
<a href="http://www.focus.it/Risultato_ricerca.aspx?str=rana&amp;cosa=2&amp;tipo=6"><strong>Guarda altre fantastiche foto di rane</strong></a><br />
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<em>[E. I.]</em> 
Timida e scontrosa questa rana non ama mettersi in mostra. Non solo abita lontano da qualsiasi forma di civiltà umana, nella zone più selvagge della foresta, ma passa la maggior parte del tempo in cima agli alberi. La rana <em>Agalychnis craspedopus</em>, infatti, scende a terra solo per deporre le uova in luoghi sicuri, come un tronco pieno di acqua piovana. Oltre che timida la Agalychnis, qui fotografata in Ecuador, è anche molto paurosa e il suo mantello colorato che sembra ricoperto di licheni è utile per mimetizzarsi con le piante su cui vive. <br />Sono pochi i fortunati turisti che sono riusciti ad ammirare qualche esemplare. <br />Questo buffo faccione appartiene all’anfibio più “grinzoso” che ci sia: la rana peruviana del Lago Titicaca (<em>Telmatobius culeus</em>). Non è un caso se la natura l’ha dotata di una serie infinita di pieghe cutanee. La simpiatica rana infatti <a href="http://www.focus.it/animali/news/Questo_anfibio_non_ha_i_polmoni_e_in_pericolo.aspx"><strong>assorbe la maggior parte dell’ossigeno proprio dalla pelle</strong></a> e tutte queste increspature le permettono di respirare meglio quando si trova sulla terraferma. <br />Gli esemplari più grandi sono anche i più “rugosi”. Come quelli scoperti da alcuni esploratori negli anni Settanta, lunghi fino a 50 centimetri e pesanti anche un chilo. E forse proprio per la loro stazza queste rane venivano venerate dagli indigeni, che scambiavano il loro gracidio per un'invocazione alla pioggia.<br />Scopri <a href="http://www.focus.it/animali/news/Un_bestione_di_rana.aspx"><strong>quanto pesava la rana preistorica che spaventava i dinosauri</strong></a> e <a href="http://www.focus.it/animali/fotodelgiorno/Se_ti_salta_la_rana_al_naso.aspx"><strong>vieni a conoscerne un’altra minuscola</strong></a>. Guarda anche <a href="http://www.focus.it/Scienza/fotodelgiorno/La_rana_con_gli_artigli.aspx"><strong>una rana con gli artigli</strong></a>. <br /><br /><em>[E. I.]</em> <br />Guardando questa colonnina di uova trasparenti, mamma rana della pioggia (<em>Eleutherodactylus sp</em>.) può farsi un'idea complessiva della crescita dei suoi piccoli. Le uova di quest’anfibio infatti sono delle piccole <strong><a href="http://www.focus.it/Fotogallery/Foto_del_giorno.aspx?idc=55258"><strong>incubatrici naturali</strong></a></strong>, all'interno delle quali gli embrioni si sviluppano direttamente in ranocchie. Insomma, i piccoli di Eleutherodactylus "bruciano le tappe" e saltano la fase dei girini, così non hanno bisogno dell’acqua per sopravvivere. Si tratta di uno stratagemma evolutivo che questi anfibi hanno adottato per potersi riprodurre anche nei luoghi più lontani dalle paludi.<br><br>Questa piccola rana velenosa (<i>Dendrobates umilio</i>), che può assumere i colori più vivaci e che vive nelle foreste del Costa Rica, ha stupito da sempre i ricercatori per il grado evoluto delle loro cure parentali. Padre e madre insieme si occupano delle uova facendo in modo che rimangano sempre umide. <br>È poi la madre a prendersi cura dei girini, caricandoseli in groppa e portandoli nelle piccole piscine d'acqua formate dalle <i>bromeliacee</i>, piante a forma di coppa. I figli sono sistemati in calici diversi per evitare che si mangino l'uno con l'altro e ognuno di loro è fornito di un uovo non fecondato che si serve come nutrimento visto che è fonte preziosa di proteine e zuccheri.Questa rana artigliata africana (<em>Xenopus laevis</em>) è costretta ad avere come coinquilini, nelle acque stagnanti delle paludi in cui vive, dei microbi molto aggressivi. E&nbsp;lei si difende non con gli artigli, ma a colpi di… muco. Quando si sente minacciata, infatti, secerne una sostanza chiamata magainina, un composto chimico simile a quello prodotto da alcune piante, che ha un miracoloso effetto antiparassitario e&nbsp;antivirale. Ma, secondo gli esperti&nbsp;la magainina non funziona soltanto per le rane, potrebbe essere utile anche per la nostra pelle e quindi essere usato per creare nuovi farmaci.<br><br>L'evoluzione ha data ad alcune specie sembianze decisamente strane. Questa rana di Budgett (<i>Lepidobatrachus laevis</i>) ha la forma tozza e non ha gambe lunghe e dinamiche per spiccare lunghi lanci: preferisce piuttosto infossarsi nel fango e tra sedimenti delle zone paludose piene di vegetazione e con una profondità d'acqua tra o 5 e i 15 centimetri. Vive principalmente in Brasile e Paraguay. In questa rana è evidente il dimorfismo sessuale, vale a dire che la femmina è più grossa del maschio, segno, questo, che tra i maschi non si intrecciano lotte per l'accoppiamento così feroci da giustificare una stazza particolarmente possente. Lo xenopo liscio (<i>Xenopus laevis</i>) è una rana nativa degli stagni fangosi del Sud Africa, introdotta in California, Cile, Gran Bretagna e in molte altre zone del mondo, anche se la sua non è stata una migrazione spontanea. Questo anfibio è stato (ed è tuttora) infatti ampiamente utilizzato nei laboratori di ricerca di tutto il mondo, soprattutto per la sperimentazione in campo embriologico: gli embrioni dello xenopo sono infatti trasparenti ed è facile seguire dall'esterno il loro sviluppo.<br>Inoltre negli anni '40, queste rane diventarono il primo test di gravidanza (vivente) per le donne. Negli esemplari femmina veniva iniettata l'urina di una donna e se quest'ultima era incinta, la rana, dopo l'iniezione, cominciava a produrre uova.<br>Sulla liceità della sperimentazione sugli animali, leggete il nostro <A href="/Speciali/Sperimentazione_animale_alla_ricerca_di_unalternativa/default.aspx" target="_new"><b><u>speciale dedicato</u></b></A>...Una rana leopardo (<em>Rana pipiens</em>), se la spassa nell’acqua di uno stagno. Tipica di alcune regioni del Nord America, questa rana è una vera predatrice, oltre agli insetti, mangia infatti, anche piccoli vertebrati, come le altre rane, i topi e i pesci. Ma parte quando deve cercare un compagno (o una compagna) per accoppiarsi, non ama molto la compagnia dei suoi simili o di altri animali. Per questo non è difficile trovare la rana leopardo, in spazi più isolati come le praterie, lontano dagli "affollati" acquitrini. Anche la montagna è una meta abbastanza ambita: alcuni esemplari talvolta si rifugiano a più di 3 mila metri, dove le temperature sono spesso molto rigide. <br />Cosa non si fa per un po' di silenzio!{CONTENT}

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