Digitale e biologico: prende forma il computer "complesso"
Dai bit ai batteri: la nuova frontiera dell'informatica è la biologia. In Giappone è stato realizzato il primo computer che fa uso di proteine naturali al posto dei classici dischi. Addio ai dvd e agli hard disk? È presto per dirlo, ma adesso le premesse per realizzare "computer organici" ci sono tutte.
Andrea Porta, 28 febbraio 2008

I bio-pc sognano pecore digitali?

Le proteine sono indispensabili agli organismi viventi e tra qualche anno lo saranno forse anche per i computer. È infatti allo studio un innovativo sistema di archiviazione dati che potrebbe sostituire gli attuali dischi fissi e persino i dvd e le schede di memoria con sistemi che faranno uso di speciali proteine naturali.

1999: BIO-PC SUL PIANETA TERRA  Il 1999 è l'anno di nascita ufficiale dei computer biologici. Tra gennaio e giugno sono stati presentati ben due bio-computer: il primo, americano, sviluppato a partire da filamenti di Dna, appena nato sapeva... fare le somme! Il secondo (nella foto all'Istituto Weizmann), israeliano, non ha mai avuto aspirazioni "filosofiche": è una macchina molecolare che dovrebbe servire a modificare altre molecole.
Disegni biologici
Con una dimostrazione a effetto, Tetsuro Majima (Università di Osaka, Giappone) ha mostrato che già oggi è possibile realizzare "periferiche" di archiviazione di massa che superano in capienza gli ormai comunissimi dvd grazie a una speciale proteina fluorescente. Applicando la Alexa Fluor 532-streptavidina, una proteina derivata da un batterio e resa fluorescente, su un supporto e attivandola con sostanze chimiche fotosensibili e fasci luminosi, Majima è stato in grado di ricreare microscopici "disegni" corrispondenti alle informazioni da immagazzinare. Letti da un'interfaccia informatica, i disegni proteici vengono poi reinterpretati dal software e utilizzati come dati.

Enzimi e lumache
Stando a Majima, il computer a proteine può essere veloce quanto si vuole. Ma il vero vantaggio sarebbe la stabilità delle informazioni registrate, insensibili alle interferenze magnetiche (pericolose, invece, per le attuali schede di memoria e i vecchi floppy). I "computer organici" non sono però una novità: già quasi dieci anni fa una ricerca del Georgia Institute of Technology aveva prodotto un computer senza processori, funzionante con i "semplici" neuroni di una lumaca. E l'anno scorso scienziati israeliani hanno impiegato due enzimi umani per rimpiazzare i microchip in silicio ed è dagli anni '90 che l'Istituto Weizmann è all'avanguardia nelle ricerche sul computer biologico. L'obiettivo di questi studi? Creare macchine affidabili capaci di sfruttare a proprio vantaggio le complessità della natura. 
 

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