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Finta morte
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Spizzichi e smozzichi

  • Lo zampino di un retrovirus nel tumore alla prostata più aggressivo

    Il tumore alla prostata? Aumentano i sospetti che sia dovuto a un virus a trasmissione sessuale. Sono sempre di più infatti gli studi che dimostrano che i tumori della prostata più aggressivi sono legati all’infezione di un retrovirus, la cui trasmissione avverrebbe con i rapporti sessuali. Il preservativo quindi aggiungerebbe alle sue indicazioni classiche (prevenzione dei concepimenti indesiderati e dell’infezione veneree compresa quella da papillomavirus responsabile dei tumori del collo dell’utero femminili) anche la prevenzione delle forme più aggressive di questo tumore maschile solitamente ad andamento benigno.

    Sulla rivista scientifica Pnas del 7 settembre un gruppo di ricercatori delle università dello Utah e della California guidato da Ila Singh segnala infatti che su 300 campioni tumorali analizzati, poco più di 1 su 4 (27%), quelli con le cellule più maligne, contenevano un gammaretrovirus detto Xmrv (xenotropic murine leukemia virus-related virus) o virus correlato alla leucemia murina, capace di generare forme tumorali del sangue nei topi. «E questo retrovirus sembra essere associato alle forme di tumore alla prostata più aggressive» scrive Singh.

    Solitamente infatti i tumori alla prostata hanno una andamento torpido e benigno, ma in alcuni casi sono invece estremamente aggressivi. Non si sa che cosa faccia la differenza, ma ora i sospetti puntano su questo retrovirus.

    Il primo lavoro su questo filone di ricerca risale al 2006 quando i ricercatori della Cliveland Clinic nell’Ohio e dell’University of California a San Francisco pubblicarono su Plos Pathogens un articolo in cui comunicavano di aver isolato un retrovirus, Xmrv nei tumori della prostata.

    Ma come ci arrivava questo virus nella prostata? A luglio di quest’anno Eric Klein della Cliveland Clinic nell’Ohio segnalava sul Journal of Virology  la presenza di questo virus nelle secrezioni prostatiche di uomini con il tumore della prostata e inoltre dimostrava che sia il seme umano sia una delle sue principali componenti, la fosfatasi acida, moltiplicano per 100 la capacità infettiva di questo virus nei confronti delle cellule della prostata.

    «E questo fatto sembra suggerire con forza che Xmrv sia trasmesso per via sessuale» disse Klein. In pratica se un uomo infetto deposita il suo seme in un o una partner, la fosfatasi acida presente nel seme potrebbe aumentare la capacità del virus di infettare il tessuto prostatico dei successivi partner di quell’uomo o di quella donna.

    E non è tutto. Ad agosto dell’anno scorso Klein ha anche dimostrato che il retrovirus si integra nel Dna umano in punti fragili di geni correlati ai tumori. A questo, in attesa che i ricercatori trovino il virus in campioni cervicali femminili, e che queste ricerche aprano la strada a diagnosi più precise delle forme tumorali più aggressive forse vale la pena correre ai ripari e usare, in autotutela, il preservativo.
  • C'è chi reagisce molto male al botulino...


    L'intervento del 12 maggio scorso (Sul botulino pareri diversi. Questi. Giudicate voi...) ha suscitato qualche reazione piccata. In particolare questa che riporto integralmente (cliccate qui per leggerla), nella quale si fa riferimento a un "ricercatore indipendente" e all'uso ormai consolidato del botulino in chirurgia estetica. Ecco la mia risposta.
     

    Massimo Signorini non è un ricercatore indipendente. È nell'advisory board della Allergan, dalla quale riceve quindi un "fee". Inoltre parla per conto della Allergan nei congressi. E l'Allergan è l'azienda che produce il Botox e ha tutto l'interesse a diffonderne l'uso.
     

    Il primo documento dell'Fda sulle "avvertenze" al Botox risale a prima del 9 febbraio 2008.
     

    Il box stilato a maggio è firmato da altro giornalista e non fa parte del mio blog: non sono quindi responsabile di quanto vi è scritto.
     

    E comunque dire che la probabilità di effetti collaterali è "scarsa" è molto diverso dallo scrivere che "il prodotto è sicuro" come afferma il documento stilato dalle 11 società scientifiche sotto l'egida dell'Allergan. Se la probabilità è scarsa, ogni individuo deve valutare se la terapia gli è necessaria e nel bilancio rischio-beneficio se il rischio è accettabile o se non lo è. E l'informazione che il medico deve dare al paziente deve essere completa, e quindi comprendere anche gli eventuali "scarsi rischi".
     

    Nel lavoro di Antonacci non si è iniettato botulino nel cervello ma nei baffi del ratto. È organo sensoriale periferico anche la pelle, essendo essa l'organo del tatto. Quanto all'attendibilità degli esperimenti fatti sull'animale, essi vengono condotti proprio perché gli effetti collaterali sono altamente predittivi in altri mammiferi, uomo compreso. È piuttosto l'eventuale assenza di effetti collaterali a non essere predittiva.
     

  • Sul botulino pareri diversi. Questi. Giudicate voi...

    «Il botulino è sicuro» afferma un documento «corale e inequivocabile, sottoscritto dalle principali società scientifiche coinvolte nell’uso della tossina botulinica». Questo si dice nel comunicato stampa emesso dalla Think Tank Srl, datato 8 maggio 2009 e proveniente dal XXX congresso della Società italiana di medicina estetica appena conclusosi (8-10 maggio) a Roma (allegato a).

    Perchè si svegliano ora?
    Perchè esattamente due mesi fa, l’8 febbraio 2009 la Fda, l’ente governativo americano che disciplina cibi e farmaci, ha ordinato a tutti i produttori della tossina botulinica di aggiungere nelle avvertenze un riquadro evidenziato per segnalare il rischio di effetti avversi della tossina dovuti alla sua migrazione dal sito di iniezione. Questo tipo di riquadri, nel linguaggio della FDA, è riservato ai farmaci noti per aver gravi effetti collaterali che costituiscono una minaccia per la vita dei pazineti. La Fda inoltre ha avvertito i medici che fanno uso della tossina botulinica che hanno l’obbligo di comunicare ai pazienti e ai medici di famiglia gli effetti avversi correlati alla diffusione della tossina “perdita di forza o debolezza muscolare, voce rauca o difficoltà di parola (disfonia), difficoltà ad articolare i vocaboli chiaramente (disartria), perdita di controllo della vescica, difficoltà di respirazione, deglutizione, visione confusa e caduta delle palpebre”, specificando che questi eventi avversi possono verificarsi “da poche ore dopo la somministrazione a molte settimane dopo”. E non è tutto. La Fda ha preannunciato anche che invierà una lettera ai produttori della tossina botulinica iniettabile, invitandoli ad avvertire per iscritto i medici utilizatori e a produrre una guida del farmaco da distribuire ai pazienti al momento dell’iniezione.

    Effetti avversi
    Questa decisione della Fda giunge mesi dopo la segnalazione fatta da Public Citizen, associazione che riunisce oltre 100 mila consumatori americani in cui si elencavano le segnalazioni di effetti avversi ricevute dalla Fda fra il 1 novembre 1997 e il 31 dicembre 2006: 180 gravi effetti collaterali e 16 decessi. Ma secondo la Fda le segnalazioni sarebbero ancora di più: al 20 marzo 2008 le segnalazioni sarebbero 225.

    Influenza sui neuromessaggeri cerebrali
    Non solo. Uno studio condotto da Matteo Caleo dell’Istituto di neuroscienze del Cnr di Pisa, insieme ad altri colleghi della Scuola Normale superiore e del dipartimento di sciene biomediche dell’Università di Padova e pubblicato un anno fa sul Journal of Neuroscience dimostrava che, nei ratti, la tossina botulinica iniettata per uso cosmetico in 3 giorni risale lungo i neuroni dal sito di iniezione (in questo caso le vibrisse dei topi) al cervello e, dove arriva, distrugge la proteina SNAP25, che facilita il lavoro dei neurotrasmettitori cerebrali. “Sospettiamo che questa dffusione sia un fatto comune dopo la somministrazione di tossina” scrivono i ricercatori.

    E allora perchè le società scientifiche italiane si affrettano ad affermare che il botulino è sicuro? Forse per interessi di bottega (la medicina estetica è grande utilizzatrice di tossina botulinica) o perché la Allergan, la maggiore produttrice del Botox, è il primo nell’elenco dei “principali sponsor” del congresso?
  • La prevenzione primaria che non costa nulla

    Donato Greco è uno dei maggiori epidemiologi della salute italiani, tornato dopo tanto vagabondare all'istituto superiore di sanità. Al festival internazionale del giornalismo tenutosi dal 1 al 5 aprile a Perugia ha presentato questo grafico.

    È tratto dai dati Istat, e come si può notare i tassi di mortalità per infarto del miocardio e per ictus (linea viola) dal 1983 a oggi sono in costante calo grazie al miglioramento della terapia e alla prevenzione cardiovascolare. Ma nessuno riusciva a capire perchè i tassi di mortalità di Toscane e Umbria (linea gialla) fossero da sempre inferiori a quelli nazionali. «Gli epidemiologi ci si sono rotti la testa per cercare di spiegare questo dato. Senza risultato, finchè si è capito che il segreto era nel pane: il pane toscano e umbro non è salato; quello delle altre regioni sì», ha detto Greco. Gli studi hanno poi dimostrato che il 40% del sale che mangiamo è quello contenuto nel pane. Ora il ministero si sta accordando con i panificatori per ridurre del 25% il sale nel pane italiano nei prossimi 3 anni.

    Questo tipo di prevenzione non ha nessun costo e soprattutto non ha effetti collaterali: al pane sciapo ci si abitua; anche togliere il salino dalla tavola non costa nulla, ma potrebbe salvare molte vite, più di tanti farmaci. Soprattutto agli ipertesi.

  • Le mani della sanità privata sui media - seconda puntata

    Ecco la seconda puntata dell'inchiesta sulle commistione tra mondo dei mass media e sanità privata.


     

    IEO E CARDIOLOGICO MONZINO

    Umberto Veronesi, 83 anni ben portati, nel 1994, congedato per raggiunti limiti d’età dall’Istituto dei Tumori di Milano dove era stato Direttore per 20 anni, ha fondato l’Ieo, Istituto Europeo di Oncologia di Milano di cui oggi è direttore scientifico. Del gruppo fa parte anche il Centro Cardiologico Monzino.

    Gli interessi nella sanità
    Un articolo pubblicato da Il Giornale il 18 luglio 2008 decanta i risultati raggiunti nel 2007: circa 20 mila ricoveri e 12mila interventi e quasi l’80% dei pazienti trattati in convenzione.

    L’influenza nei mass media
    Nel consiglio d’amministrazione dell’Ieo siedono rappresentanti delle maggiori imprese italiane collegate a vari gruppi editoriali: ben 8 (Mediobanca, Fondiaria-Sai, Banca Intesa, Pirelli, Assicurazioni generali, Italcementi e la relativa fondazione, Edison) siedono anche nel patto di sindacato che governa l’Rcs Mediagroup (editore del Corriere della Sera) per non parlare di una quota del 5% dell’Ieo detenuta dalla stessa Rcs Media Group.
    Inoltre il 4,7% di Ieo è di Mediolanum, di cui la Fininvest di Silvio Berlusconi ha il 35%. E Berlusconi è l’editore di Mediaset (cioè Canale 5, Italia 1 e Rete 4) e di Arnoldo Mondadori Editore, coproprietario anche al 50% della casa editrice di Focus); con Mondadori i rapporti sono ulteriormente rafforzati perché Umberto Veronesi siede nel consiglio di amministrazione della casa editrice come rappresentante dei piccoli azionisti.
    Silvio Berlusconi è anche fratello di Paolo che tramite la Pbf srl (Paolo Berlusconi Finanziaria) controlla il 60,73% de Il Giornale, e marito di Veronica Lario (Miriam Bartolini), azionista al 38% de Il Foglio. Inoltre nel Cda di Ieo è presente anche Sorin, del gruppo Fiat, come il quotidiano torinese La Stampa.


    FONDAZIONE SAN RAFFAELE DEL MONTE TABOR


    Il sito internet della Fondazione recita “L'ospedale San Raffaele è un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di diritto privato, nato negli anni ‘70 per volontà di don Luigi Maria Verzé come parte della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor”.

    Gli interessi nella sanità
    Ne fanno parte ben 8 centri e laboratori concentrati soprattutto a Milano. Inoltre la Fondazione è presente anche in Brasile con l’Hospital Sao Rafael di Salvador de Bahia e in altri 14 Paesi dell’America Latina, del bacino del Mediterraneo, dell’Africa, dell’Asia e dell’Est Europeo.
    Ogni anno il San Raffaele conta 58.200 ricoveri, 25.700 interventi chirurgici, 57.900 accessi al Pronto Soccorso, oltre 7 milioni e 200mila tra prestazioni ambulatoriali e esami di laboratorio. Presidente della Fondazione è don Luigi Maria Verzé.

    L’influenza nei mass media
    Non sono note le quote di partecipazione delle Fondazioni, che non dividono utili. Nella visura camerale fra i consiglieri è presente Ennio Doris che è anche presidente del consiglio d’amministrazione della Banca Mediolanum Spa di cui la Fininvest di Silvio Berlusconi è azionista al 35%, ed amministratore delegato della Mediolanum Spa oltre che Consigliere della Fininvest spa, tutte aziende di proprietà di Silvio Berlusconi, proprietario del gruppo Arnoldo Mondadori Editore Spa, e delle reti Mediaset (cioè Canale 5, Italia 1 e Rete 4); proprietario del 50% della casa editrice di Focus); e fratello di Paolo, che tramite la Pbf srl (Paolo Berlusconi Finanziaria) controlla il 60,73% de Il Giornale e marito di Veronica Lario (Miriam Bartolini) azionista al 38% de Il Foglio.


    GRUPPO OSPEDALIERO SAN DONATO


    Negli ultimi 25 anni Giuseppe Rotelli ha ampliato il business delle cliniche avviato dal padre Luigi, tanto da essere oggi chiamato “re della sanità lombarda”. Sanità lombarda che conosce bene: per due volte ha presieduto il Comitato regionale per la programmazione sanitaria della Lombardia, è stato uno degli estensori del Piano ospedaliero regionale del 1974 e ha coordinato i lavori per il primo progetto di Piano sanitario lombardo.

    Gli interessi nella sanità
    Attualmente il suo gruppo controlla 17 cliniche in Lombardia e una in Emilia Romagna. Tradotto in numeri significa oltre 3.950 posti letto, 8mila addetti, 1.800 medici, 2,2 milioni di pazienti ogni anno e un fatturato nel 2007 di 752 milioni di euro cioè il gruppo leader in Italia e fra i primi in Europa. Anche il gruppo Ospedaliero San Donato è sotto inchiesta. Nel luglio 2008, il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ha presentato 23 avvisi di garanzia alla San Donato. Le accuse: falso ideologico e truffa aggravata. Secondo l’accusa, tra il 2004 e il 2007 il Galeazzi avrebbe ottenuto indebiti versamenti per oltre 2 milioni di euro, cifra che è stata sequestrata dai finanzieri a febbraio di quest’anno.

    Influenza nei mass media
    Forti gli interessi del gruppo nell’editoria: nel novembre del 2006, Rotelli rilevava da Bpi la quota in Rcs (cioè il Corriere della Sera), e nell’aprile 2008, grazie a operazioni successive, la Pandette, finanziaria dell’imprenditore, arrivava a una partecipazione potenziale poco inferiore all’11% del gruppo editoriale diventando così il secondo socio del gruppo editoriale, alle spalle di Mediobanca (14,2%) e davanti a Fiat (10,3%). Inoltre ha una quota di minoranza in Eurovision, holding che controlla i canali Telelombardia, Antenna 3 e Canale 6.


    GRUPPO POLICLINICO DI MONZA


    Il policlinico di Monza è una società per azioni detenuta al 71,99% dalla Servisan spa i cui proprietari, al 50%, sono Michelangelo De Salvo e la moglie Maria Caglio e tre sono i consiglieri: Massimo e Paola De Salvo, figli della coppia e Roberto Caglio, fratello di Maria.
    Michelangelo è uomo dal multiforme ingegno e la sua storia la racconta la lunga inchiesta a puntate di Attilio Barlassina giornalista de la Tribuna Novarese. 

    Ai tempi della Milano da bere era funzionario dell’assessorato regionale all’istruzione e formazione professionale retto dal socialista Colucci. Coinvolto nell’inchiesta mani pulite, nel gennaio 1999 fu condannato a un anno e tre mesi di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici (quindi fino al gennaio 2004) per reati sull’uso dei fondi comunitari. Nel frattempo, nel giugno 1996 De Salvo con la società Intersan (che gestiva il bar dell’ospedale di San Donato Milanese, capitale sociale 20 milioni di vecchie lire), acquista la casa di cura Eporediese di Ivrea accollandosi debiti miliardari. Barlassina ricostruisce che De Salvo, alle precise domande di Enrico Ciardi, pubblico ministero della procura di Novara, rispose chiamando in causa Rotelli «Nel caso in cui si fosse andati oltre nella trattativa», verbalizzò testualmente De Salvo «la necessaria copertura finanziaria sarebe stata apprestata dal Gruppo San Donato, facente capo al prof. Giuseppe Rotelli». Non a caso nel 1998 Michelangelo De Salvo è direttore generale della clinica San Donato di cui Giuseppe Rotelli è amministratore delegato.

    Gli interessi nella sanità
    Oggi De Salvo detiene, oltre al Policlinico di Monza, anche 7 cliniche in Piemonte (Città di Alessandria, San Gaudenzio di Novara, Santa Rita di Vercelli, Salus di Alessandria, San Giuseppe di Asti, Vialarda di Biella, Eporediese di Ivrea). Inoltre fanno riferimento al Policlinico di Monza tre poliambulatori (di via Modigliani, di via Zara a Sesto San Giovanni, il fisioterapico di Brugherio), il centro di fisiokinesiterapia di Monza, e un centro ricerche neuro-bio-oncologiche a Vercelli. Le cliniche piemontesi sono convenzionate con la Regione Piemonte e quelle lombarde con la Regione Lombardia. Secondo la lega gli accreditamenti in passato non erano regolari.
    Per esempio la Casa di cura San Gaudenzio otteneva dalla Regione Piemonte l’accreditamento provvisorio il 29 novembre 1999 e poi quello definitivo il 15 luglio 2002; la Clinica Eporediese, rilevata dal Gruppo policlinico di Monza nel 2001, otteneva l’accredito dalla Regione Piemonte nel 2003. Una interrogazione del 22 febbraio 2008 di Oreste Rossi, del gruppo regionale piemontese della Lega Nord chiedeva come potesse De Salvo, interdetto dai pubblici uffici, aver firmato queste convenzioni con la Regione. A un anno di distanza l’interrogazione non ha ancora avuto risposta.

    Nell’ottobre 2007 ad Alessandria si concludeva l’operazione Ghostbuster: nelle cartelle cliniche della Nuova Casa Di Cura Città Di Alessandria di De Salvo la procura della Repubblica avrebbe individuato una truffa. Fra 2003 e il 2005 le artroscopie alla spalla in day surgery (1.600 € di rimborso dalla sanità regionale) si sarebbero tramutate nei moduli di dimissione in incisioni con anestesia a cielo aperto (3.600 € di rimborso). L’inchiesta si è poi estesa a molte cliniche del gruppo e ad altre in Piemonte, Lombardia e Liguria. E Michelangelo de Salvo si ritrova iscritto nel registro degli indagati

    L’influenza nei mass media
    Anche Michelangelo De Salvo tramite il Policlinico di Monza, possiede da 4 anni l’Esagono, bisettimanale di Monza e Brianza, 3.500 copie il lunedì, gli altri giorni un po’ meno. Ma, dice il direttore Marco Pirola, l’editore non ha mai fatto pressione su di lui per quanto riguarda i contenuti.
    Di pressioni ne ha fatte invece sull’editore de la Tribuna novarese tentando di acquistarla per impedire la pubblicazione dell’ampia inchiesta sui suoi trascorsi, pressioni che non hanno avuto alcun esito.
    De Salvo possiede inoltre un altro foglio novarese, il Novarello una free press che esce una decina di volte al mese, e che finora si era occupato solo di calcio (De Salvo possiede anche la squadra di calcio di Novara) ma recentemente ha iniziato ad affrontare anche temi generalisti.

  • Le mani della sanità privata sui media - prima puntata

    Alla sanità privata sul banco degli imputati per truffa siamo abituati. Meno avvezzi siamo ad avere le prove che tra sanità privata e informazione ci sono stretti legami di interesse. E allora, quando si parla sempre più insistentemente di privatizzazione della sanità, sorge spontanea una domanda: quanti imprenditori della sanità posseggono o hanno influenza tramite i consigli di amministrazione, sui media?

    Le cronache delle ultime settimane hanno svelato un connubio di mala sanità privata e mondo dell’informazione: sotto inchiesta è la Tosinvest sanità, oggi Gruppo San Raffaele Spa della famiglia Angelucci (nulla a che vedere con il San Raffaele di Milano). Secondo l’accusa avrebbero emesso false fatturazioni per prestazioni mai eseguite o eseguite in parte: una truffa che, sempre secondo l’accusa, avrebbe sfiorato i 170 milioni di euro in due anni.
     Con una novità. Il gip Roberto Nespeca di Velletri, nelle 800 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Giampaolo Angelucci, cita espressamente «la pressante influenza, attraverso i giornali di loro proprietà, sulle cariche istituzionali della Regione Lazio, governatore e assessore alla Sanità». In pratica l’accusa è che gli Angelucci avrebbero utilizzato i giornali di loro proprietà per effettuare operazioni di lobbying, cioè esercitando pressioni indebite sulla regione Lazio dalla quale dipendevano le convenzioni e i rimborsi per le prestazioni effettuate.

    Per questo motivo ci siamo dedicati a scavare nella storia e negli assetti azionari di giornali e cliniche private. Ecco le prove che la sanità privata ha molta influenza sui mass media italiani.

    Sarà forse anche per questo che si parla sempre così male di sanità pubblica? 
    Ecco la prima puntata di un’inchiesta che continuerà nelle prossime settimane.


    TOSINVEST

    Tosinvest sanità, ora Gruppo San Raffaele Spa della famiglia Angelucci, cioè il padre Antonio, Tonino per gli amici, ex portantino dell’ospedale San Camillo di Roma, sindacalista Uil e oggi deputato Pdl, e il figlio Giampaolo (ora agli arresti domiciliari per le accuse del Gip di Velletri), già rinviato a giudizio dal 2006 con l’accusa di corruzione riguardante l’ex governatore della Puglia Raffaele Fitto e coinvolto nella Sanitopoli abruzzese per certe delibere del Governatore Ottaviano Del Turco a favore della casa di cura San Raffaele di Sulmona.

    Gli interessi nella sanità
    Tosinvest compare sul panorama sanitario nazionale agli inizi del 1980 soprattutto nel campo della riabilitazione (cardiovascolare, respiratoria, neuromotoria, otorinolaringoiatrica e pediatrica). Con gli anni ha poi differenziato l’attività entrando delle Rsa (residenze sanitarie assistite, cioè nelle case di ricovero per anziani) e negli Hospice (centri specializzati per malati terminali).
    Oggi si occupa anche della riabilitazione nell’età evolutiva e ha 26 strutture sanitarie accreditate con il Servizio sanitario nazionale.
    Il presidente di Tosinvest, Carlo Trivelli è figlio del parlamentare comunista Renzo, mentre una delle strutture, la Casa di Cura Raffaele Pisana,  Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) dal 2005, ha come direttore sanitario Massimo Fini, fratello del più noto Gianfranco, presidente del Senato.

    L'influenza nei mass media
    Dello stesso gruppo fa parte Tosinvest Editoria srl: controlla due quotidiani politici: Il 100% di Libero, il giornale di destra diretto da Vittorio Feltri (121 mila copie vendute a ottobre 2008 secondo i dati certificati Ads) e il 51% de Il Riformista, la testata dell'ala moderata dei Ds (5 mila copie, perdite per 457 mila euro). Fra il 1998 e il 2000 hanno posseduto anche il 24% dell’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci, oggi del Governatore della sardegna Soru.
     



    HSS

    Il gruppo De Benedetti tramite la Cir (Compagnie industriali riunite) operano nel settore della sanità attraverso la società HSS-Holding Sanità di cui possiedono il 65,4%.


    Gli interessi nella sanità
    L’Hss di De Benedetti nasce nel settembre 2002 e gestisce strutture ospedaliere, residenze sanitarie assistenziali (case di ricovero per anziani o Rsu) e strutture di riabilitazione fisica e psichiatrica. Il gruppo, grazie all’acquisizione delle Residenze anni azzurri da Orazio Bagnasco, e del gruppo marchigiano Santo Stefano delle famiglia Ferraresi e Cassano, conta oggi su 35 residenze socio sanitarie in Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Marche per un totale di 3500 posti letto e altri 450 in fase di realizzazione.
    Con la società Santo Stefano, Rehab e Redancia opera con 5 ospedali nel campo della riabilitazione funzionale in Liguria, Piemonte, Lombardia e Marche e gestisce 8 comunità terapeutiche per la riabilitazione psichiatrica per un totale di circa 1100 posti letto e 50 in costruzione.
    Inoltre con la società Ospedale di Suzzara gestisce il presidio ospedaliero F.lli Montecchi di Suzzara e 7 reparti di diagnostica per immagini all’interno di ospedali pubblici e privati. Complessivamente gestisce 4700 posti letto cui si aggiungeranno 500 posti letto in fase di realizzazione.


    L'influenza nei mass media
    Contemporaneamente la Cir possiede il 54% del gruppo Editoriale l’Espresso Spa che pubblica il quotidiano nazionale La Repubblica, il settimanale di opinione l’Espresso, 16 quotidiani locali e un bisettimanale, Radio Deejay, Radio Capital e m2o rivolta ai giovani. Inoltre possiede l’emittente televisiva nazionale All Music, e i siti internet Kataweb/Espresso group. Tramite le sue controllate è anche editore dei periodici National Geographic, Limes e Micromega. Inoltre e raccoglie la pubblicità per i mezzi del Gruppo oltre che per alcuni editori terzi.



    EUROSANITÀ

    Eurosanità Srl nasce nell’aprile 2002, rileva Capitalia srl le società Casilino Srl e S Elisabetta Srl e Sanità Gestioni srl. Nel pacchetto ci sono il Policlinico Casilino, e le cliniche Quisisana, Villa Stuart, S. Elisabetta I e S. Elisabetta II. In Eurosanità sono presenti la 3C srl (eredi di Carlo Caracciolo e Milvia Fiorani, ex direttrice generale dell’Espresso) e Giuseppe Ciarrapico.
    Il direttore generale di Eurosanità è Tullio Ciarrapico, figlio del senatore PDL Giuseppe.
    Eurosanità gestisce il Policlinico Casilino, colosso ospedaliero della periferia Romana cinque grandi ospedali, due residenze sanitarie e 20 case di cura)


    L'influenza nei mass media
    Carlo Caracciolo, ridotto il pacchetto azionario nel gruppo Repubblica l’Espresso nel 2006 (ne manteneva la presidenza onoraria e un pacchetto del 10%), aveva acquistato il 33% del quotidiano francese Libèration.
    Inoltre, in quanto cognato di Giovanni Agnelli, era imparentato con La Stampa. Mentre Giuseppe Ciarrapico, appassionato da sempre dei media, è proprietario della Nuova Oggi Editoriale, con la quale pubblica ben 12 testate, con vendite complessive di 50 mila copie (tra queste, Ostia Oggi, Ciociaria Oggi, Civitavecchia Oggi, Latina Oggi).




    GRUPPO HUMANITAS

    Il primo Humanitas, quello di Rozzano (Milano), nasce nel 1996 seguito poi dal Centro catanese di oncologia, l’Humanitas Gavazzeni di Bergamo, il Fornaca di Sessant e il Cellini di Torino, il Mater Domini di Castellana e l’Istituto radiologico valdostano Isav.
    In un provvedimento dell’autorità garante della concorrenza e del mercato datato 3 agosto 2007 si legge che il fatturato complessivo del 2006 realizzato dal gruppo Humanitas è stato di 328 milioni di Euro.
    La magistratura si è recentemente occupata di Roberto Gallotti, ex primario di cardiochirurgia: l’accusa è di avere il bisturi facile e di operare anche quando sarebbe bastata la cura farmacologica. Il 5 febbraio è stato condannato con rito abbreviato per 5 casi di lesioni personali gravi e un omicidio preterintenzionale e per la distruzione della scheda di dimissione ospedaliera di un paziente che, come dimostrato dall’accusa, è stato operato nonostante gli esami precedentemente effettuati avessero dimostrato che l’intervento non era necessario. Il Gip ha disposto il pagamento di risarcimenti per 140 mila euro a 7 persone tra vittime ed eredi interdicendo Gallotti per 5 anni dai pubblici uffici e per 5 mesi dalla professione.


    L'influenza nei mass media
    Humanitas ha molti collegamenti con l’editoria. Il presidente dell’Humanitas, Gianfelice Rocca, della dinastia della società di ingegneria Techint, siede anche nel consiglio di amministrazione di Rcs quotidiani, cioè l’editrice del Corriere della sera.
    Tra i soci di Humanitas c’è anche la Centro Banca Spa (del gruppo Ubi Banca) e la Bracco Holding, cioè Diana Bracco  che a sua volta possiede anche il Centro diagnostico italiano e, in quanto presidente di Assolombarda, siede nel Cda del Sole 24 ore, quotidiano di Confindustria.

  • Ci si può fidare dell'informazione su Wikipedia sui farmaci e sulla salute?

    Wikipedia è scritto da una armata di volontari, viene continuamente elaborato, le informazioni sono aggiunte, corrette, modificate e per questo è aperto agli interventi di tutti. Sulla rivista scientifica Nature si è anche scritto anche che la sua affidabilità era pari a quella dell'Enciclopedia Britannica, scritta da esperti. Ma è vero? Quando affronta argomenti controversi come per esempio farmaci e salute, Wikipedia è affidabile?

    Non troppo, sembrano dimostrare le ultime informazioni. Ma non ne avremmo saputo nulla se il 14 agosto 2007 Virgil Griffith, specializzando del California Institute of Technology, non avesse messo a punto e rilasciato un software che consente di sapere dov'è il computer che apporta le modifiche su Wikipedia. Grazie a questo software i cui risultati sono visibili sul sito di Wikiscanner è infatti possibile risalire all'Ip, cioè all'indirizzo telematico del computer dal quale sono state effettuate le modifiche e così verificare se quel computer era fisicamente in una istituzione o azienda che ha un conflitto di interessi con l'informazione tolta o aggiunta sull'enciclopedia on line.

    Nella rete sono cascati esponenti del Congresso Usa, la Cia, il Vaticano e molti altri, ma anche alcune aziende farmaceutiche che hanno tutto l'interesse a modificare le informazioni sui loro farmaci eliminando gli effetti collaterali che potrebbero dissuadere dall'abuso.

    Il giorno dopo il rilascio del programmino di Virgil, 15 agosto 2007, Rhys Blakely, giornalista del Times di Londra, becca la prima azienda farmaceutica con le mani nel sacco. La manina che corregge il testo sul Seroquel, un neurolettico, sta digitando da un computer del network aziendale dell'AstraZeneca, azienda farmaceutica produttrice della molecola. E la manina tarocca l'articolo, cancellando la frase che riporta un effetto collaterale del farmaco sui teenager, che può rendere «più propensi all'autolesionismo o al suicidio».

    Il 29 agosto 2007 è la volta di Patients not Patents, un'organizzazione Usa con base a Washington che sorveglia brevetti e farmaci. Questa volta le modifiche effettuate su Wikipedia concernono Humira, farmaco anti-artrite della Abbott. La manina strimpella sulla tastiera di un computer della Abbott Laboratories di Chicago, produttrice della molecola: che modifiche ha fatto? Ha cancellato uno studio pubblicato nel 2006 dalla Mayo clinic e pubblicato sulla rivista scientifica Jama, (dimostrava che chi assume questa molecola ha un rischio triplo di sviluppare certi tipi di tumore e doppio di contrarre gravi infezioni). La stessa manina aveva corretto anche le informazioni su un altro farmaco della Abbott, Meridia, un prodotto per perdere peso, eliminando gli articoli che lo correlano a un aumento dei casi di infarto e di ictus. «Dai computer della Abbott erano state fatte oltre un migliaio di "correzioni" su testi presenti su Wikipedia» scrivevano. Ma grazie al programmino, individuate le correzioni, «i responsabili di Wikipedia hanno rimesso le informazioni cancellate».

    Peter Rost è stato vice presidente del marketing di Pfizer e prima ancora vice presidente marketing e direttore della Wyeth, della quale era responsabile per le nazioni settentrionali Europee. Ora è passato dall'altra parte della barricata e, grazie alla sua preparazione, fa le pulci all'industria farmaceutica con una marcia in più. Il 30 agosto 2007, nel suo blog annotava «La tesi che ci si possa fidare dell'informazione fornita dalle aziende farmaceutiche sui loro prodotti è stata sostenuta dalle agende produttrici per combattere la regolamentazione della pubblicità ai consumatori. Ovviamente questa fiducia è mal riposta. Come il caso Abbott dimostra, quando pensano che nessuno se ne accorga, le aziende tenteranno di nascondere le informazioni sfavorevoli».

    Poi più nulla, dai computer delle aziende farmaceutiche non furono più fatte correzioni. Forse aveva previsto giusto Scott D Strader che il 30 agosto 2007 in un blog aveva annotato: «immagino che fra non molto modificheranno gli articoli di wikipedia da casa e non dai computer aziendali». Infatti per ora la fonte non è identificabile se l'alterazione viene dal computer di una privata abitazione.

    Insomma, se volete sapere quali sono le medaglie d'oro delle ultime Olimpiadi, Wikipedia può essere la fonte giusta, ma se cercate un'informazione che può essere controversa e tocca gli interessi di qualcuno, prima di fidarvi cercate almeno conferme su una fonte più attendibile.

  • Il business della diagnosi precoce… inutile

     
    Questa è la quarta puntata di una serie di post sulle marchette nel campo del giornalismo medico-scientifico. Le altre puntate le trovi qui.
     

    Ecco a voi un altro esempio di informazione “venduta”. Hanno bisogno dell’orecchio benevolo (o ignorante) dei giornalisti anche le cliniche private che campano, e lucrano, sulla paura vendendo diagnosi precoci non solo inutili, ma anche pericolose.
    Spaventato dallo spauracchio agitato ad arte, illuso che la diagnosi precoce possa salvargli la vita, il cittadino sano si sottopone a ogni tipo di esame. Spesso però si tratta di bufale: dietro la diagnosi precoce non c’è una migliore prognosi e la vita non si allunga. Un esempio emblematico è la diagnosi precoce del tumore al polmone dei fumatori, di gran moda in questi ultimi 5 anni.
    Agli inizi di marzo di quest’anno nelle redazioni di quotidiani, settimanali e mensili viene recapitato un invito della Fondazione Istituto nazionale dei tumori di Milano. Di lì a poco, e per la precisione il 7 marzo, sarebbero stati presentati i risultati del follow up di 3 studi condotti da ricercatori americani e italiani. Relatori: Ugo Pastorino, direttore della chirurgia toracica dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano; Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’Università di Milano e Piergiorgio Zuccaio dell’Istituto Superiore di sanità. Cosa dicevano gli studi? I dati erano pubblicati quel giorno sulla prestigiosa rivista scientifica Journal of American Medical Association (1) e venivano ripresi da tutta la stampa internazionale, Economist e New York Times in testa (2) (3). I dati infatti dimostravano per l’ennesima volta che la diagnosi precoce del tumore al polmone, in qualsiasi modo venga fatta (con radiografia, esame dello sputo o Tac spirale), non allunga la vita.
    Anzi, lo studio pubblicato su Jama e l’editoriale pubblicato contemporaneamente dimostravano infatti che la diagnosi precoce nel caso del tumore al polmone aumenta addirittura il rischio di morte dei fumatori. Confrontando la sopravvivenza dei fumatori esaminati rispetto a quelli non esaminati si dimostrava che lo screening trovava sì più tumori di quanti ne vengono diagnosticati in un campione di popolazione altrettanto grande (144 contro 44), faceva anche aumentare gli interventi chirurgici (109 contro 11), ma non riduceva il numero di coloro che morivano della malattia (38 contro 39: differenza non statisticamente significativa). Non solo. Considerato che l’intervento chirurgico è invasivo e richiede l’apertura della gabbia toracica, la diagnosi precoce si confermava come più dannosa che utile perchè il 5% dei pazienti decede per l’intervento e che un altro 20-40% ne ricava complicazioni gravi.
    Ma quello stesso 7 marzo a pagina 34 di Repubblica (4), un giornalista che di solito non si occupa di salute intervistava su 5 colonne (a richiesta dell’interessata?) Giulia Veronesi, figlia del noto chirurgo e direttore dell’Istituto Europeo di Oncologia, cioè la concorrenza privata del pubblico Istituto dei tumori, che ribadiva la tesi contraria: sosteneva infatti la ricercatrice che «con la tac spirale e con la Pet, la Tomografia a emissione di positroni è possibile diagnosticare i tumori del polmone nella loro fase iniziale, quando le possibilità di guarigione sono molto elevate» e ancora che «il 90% dei tumori scoperti è risultato operabile e che il 70% dei tumori identificati sono allo stadio uno, lo stadio a miglior prognosi; correlato a una sopravvivenza dei pazienti tra l’80 e il 90%». Da dove avesse attinto quei dati non si sa, ma certo il giornalista non era in grado di confutarli.

    Non solo in Italia
    L’informazione a dir poco approssimativa non è un’eccezione italiana se nel 2000 uno studio pubblicato sul New England Journal of medicine (5) (6) analizzava 207 articoli riguardanti tre farmaci apparsi sui maggiori media americani (Wall Street Journal, New York Times e Washington Post) e altri 33 giornali: nel 40% degli articoli mancavano dati e cifre sull’asserita efficacia dei farmaci tanto che chi leggeva non poteva farsi un’idea della loro utilità. L’83% del restante 60% degli articoli fornivano dati sull’utilità relativa. Di un farmaco sull’osteoporosi per esempio si affermava che riduceva il rischio di frattura dell’osso iliaco del 50%, “quasi miracoloso”. Su 100 persone che non avevano assunto il farmaco 2 si rompevano il femore. Quindi la riduzione del 50% consisteva nel passaggio da 2 a 1 frattura in coloro che assumevano per anni il farmaco, ma questo non era scritto in nessun articolo.

    Per chiudere, una riflessione
    Nel 1890 John Swainton, caporedattore del New York Times disse ai colleghi che festeggiavano il suo pensionamento «Non c’è nessuno fra voi che oserebbe scrivere quello che pensa onestamente. Oggi l’attività del giornalista consiste nel distruggere la verità, nel mentire spudoratamente, per pervertire, umiliare, nell’onorare Mammona e vendersi per il pane quotidiano. Siamo strumenti, vasi di potenti che sono dietro le scene, … Loro tirano i fili e noi danziamo. I nostri talenti, la nostre possibilità, le nostre vite sono di proprietà di costoro. Siamo tutti prostitute intellettuali»(7)
    Che ne pensate?

    (1) Bach PB, Jett JR, Pastorino U, Tockman MS, Szensen SJ, Begg CB: Computed tomography screening and lung cancer outcomes. JAMA 2007 Mar 7;297(9):953-61. Cancer Screening. Seeing is not always relieving, Screening for lung cancer may do more harm than good the Economist mar 8th, 2007
    (2)
    http://www.economist.com/science/PrinterFriendly.cfm?story_id=8810972
    (3) Gina Kolata Researchers Dispute Benefits of CT Scans for Lung Cancer New York Times march 7, 2007
    (4) Carlo Brambilla Tumore al polmone, così si batte. Repubblica 7 marzo 2007 p 34
    (5) Moynihan R, Bero L, Ross-Degnan D, et al. Coverage by the news media of the benefits and risks of medications. N Engl J Med 2000;342:1645-1650
    (6) Steinbrook R. Medical journals and medical reporting. N Engl J Med 2000; 342: 1668-1671
    (7) Citato in INDEX on Censorship, Vol. 30, No. 1, January 2001, p. 10.

  • È una malattia non aver voglia di fare sesso?


     
    Questa è la terza puntata di una serie di post sulle marchette nel campo del giornalismo medico-scientifico. Le altre puntate le trovi qui.
     

    La disfunzione sessuale femminile è un inquietante caso di disinformazione scientifica. Qui addirittura, con la collaborazione dei giornalisti, si arriva a inventare una malattia e a convincere i sani che sono malati per vendere loro un farmaco.
    Della disfunzione sessuale femminile aveva parlato già nel 2003, uno dei più stimati giornalisti scientifici, Ray Moynihan, sulle pagine del British Medical Journal (1). E aveva ripreso l’argomento in un suo libro a due mani con Alan Cassels, ricercatore canadese che si occupa da tempo di politiche farmaceutiche (2).
    L’invenzione di malattie inesistenti si chiama in inglese disease mongering, cioè commercializzazione di malanni, e serve a creare nuovi mercati per le aziende medicalizzando processi naturali.
    In cosa consiste la disfunzione sessuale femminile? Vediamo i sintomi: ridotto desiderio, rapporti dolorosi (se non c’è desiderio non potrebbe essere altrimenti) e incapacità di raggiungere l’orgasmo. È una malattia non aver voglia di fare sesso?

    Come si inventa una malattia
    Moynihan racconta che la disfunzione sessuale femminile è nata nel maggio 1997 quando 19 urologi si riunirono per tre giorni nel Cape Cod Hotel per definire la “female sexual disfunction”, patologia fino a quel momento sconosciuta. Il 4 gennaio 2003 la rivista scientifica British medical Journal (3) racconta che il co-presidente di quel convegno, Raymond Rosen, in una mail abbia scritto «è interamente sponsorizzato dalle aziende farmaceutiche e metà degli esperti sono rappresentanti dell’industria».
    Più o meno un anno dopo, nell’ottobre 1998, sulla spinta dell’enorme successo del Viagra, prima terapia per i problemi dell’erezione maschile, si cominciò a parlare di Viagra femminile, e a Boston si riunisce la prima conferenza internazionale sulla disfunzione sessuale femminile. Sempre il British medical Journal riporta che il convegno è finanziato da 8 aziende farmaceutiche, e che 18 dei 19 autori della definizione della nuova malattia hanno interessi economici con 22 aziende farmaceutiche. 

    Poco sesso... e malvolentieri
    Quante donne soffrono di questa nuova malattia? Secondo un sociologo dell’University of Chicago, Ed Laumann, il 43% delle donne ha difficoltà sessuali (4).
    Come si spiegano questi dati così allarmanti? Racconta Leonore Tiefer, sessuologa e docente di urologia e clinica psichiatria all’Albert Einstein College of Medicine e alla New York University «Poco prima Lauman era diventato consulente della Pfizer, produttrice del Viagra e si era alleato con Raymond Rosen, psicologo clinico e altro consulente Pfizer».
    Ma prova e riprova, il Viagra nelle donne non c’è verso, non funziona. La sessualità femminile non è di competenza idraulica. Ecco allora scendere in campo il testosterone, ormone sessuale maschile, in cerotto.

    Conflitto di interessi
    In Italia a decantarne i pregi nelle conferenze stampa organizzate dal produttore, la Procter & Gamble, sono tre medici: Alessandra Graziottin, direttore del centro di ginecologia e sessuologia medica del San Raffaele di Milano, Andrea R. Genazzani, docente del dipartimento di medicina della procreazione dell’Università di Pisa e Rossella Nappi, ricercatrice della Fondazione Maugeri di Pavia. Fonti attendibili e neutre? Basta citare il caso della Graziottin che quando ha dovuto elencare i suoi conflitti di interesse, non la finiva più (4), senza che questo le impedisca di essere nel board di parecchie società cosiddette scientifiche (5).
    E così, grazie alle conferenze stampa organizzate dalla Procter & Gamble, e ai ricercatori al suo servizio, il testosterone è finito sulle pagine dei più prestigiosi quotidiani italiani: su Repubblica.it (6) e sul Corriere (7) dove è stato persino pubblicato il test fornito nella cartella stampa fatto per convincere qualsiasi donna che lo completi di soffrire della nuova malattia.
    Non senza responsabilità.
    La rivista Ricerca e Pratica (8), dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano le elenca. «Aver esagerato i benefici, gonfiato il numero delle potenziali pazienti, minimizzato danni ben noti e ignorato importanti conflitti di interesse». E continuano i ricercatori del Mario Negri. Il cerotto al testosterone non è infatti una novità dato che negli Usa lo assumono oltre due milioni di uomini. È nuovo il mercato: finora nessuno si era sognato di dare ormone sessuale maschile a delle donne. Per sottolineare l’efficacia del farmaco gli articoli riportano uno studio condotto su oltre 500 donne in menopausa chirurgica (l'asportazione delle ovaie provoca infatti un'improvvisa mancanza di testosterone) alle prese con il crollo della libido: nelle donne trattate con testosterone si sarebbe verificato un aumento dell'attività sessuale del 74%.

    Numeri ingannevoli
    «Il dato a prima vista può sembrare più che promettente e giustificare l'entusiasmo suscitato» precisa ancora Ricerca e Pratica. «Questo finché non si scopre che si tratta di un valore relativo che, riportato in termini assoluti, fa molta meno impressione: le donne trattate con l'ormone per sei mesi sarebbero in vantaggio solo di un atto sessuale al mese (o anche meno) rispetto a quelle che hanno assunto un placebo. Secondo molti esperti, per quanto questo possa essere significativo all'interno di un rapporto di coppia in crisi, il gioco non varrebbe la candela: alcuni effetti collaterali del testosterone nelle donne sono infatti ben noti (aumento della peluria, del peso eccetera), ma rimangono meno noti quelli a lungo termine».
    Tutti effetti collaterali taciuti negli articoli pubblicati dai giornalisti italiani.

    Note
    (1) Moynihan R. The making of a disease: female sexual dysfunction. BMJ 2003; 326: 45-47
    (2) Moynihan RM, Cassels A. Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti. Nuovo Mondi Media 2005 cap. 10 Sovvertire le vendite: la disfunzione sessuale femminile p 164-181.
    (3) Moynihan R The making of a disease: female sexual dysfuncion. BMJ 2003; 326: 45-7.
    (4) Laumann EO, Paik Am Rosen RC. Sexual dysfunction in the United States: prevalence and predictors. JAMA. 1999 Feb 10;281(6):537-44.
    (5) http://www.medscape.com/viewprogram/3645_authors . Disclosure: Alessandra Graziottin, MD, has reported that she is on the speakers' bureaus of Janssen-Cilag, Novo Nordisk, Organon, Pfizer, Procter & Gamble, Rottapharm, Schering, and Theramex, and that she serves on the Advisory Boards for Bayer, Boehringer-Ingelheim, Johnson & Johnson, Pfizer, Rottapharm, and Solvay. In addition, Dr. Graziottin has served as a consultant for Epitech Lab, Fater, Novo Nordisk, Procter & Gamble, Sanofi-Synthelabo, Rottapharm, and Theramex.
    (6) http://www.fsdeducation.eu/GB/Prog/index.htm From 1997 to 2001, Graziottin served on the board of the Italian Menopause Society, as Vice-President of the Female Sexual Function Forum (FSFF) from 2000 to 2001, and as President of the International Society for the Study of Women’s Sexual Health (ISSWSH) from 2001 to 2002. She is currently a member of the board of the Italian Society of Psychosomatic Obstetrics and Gynaecology (ISPOG), the Italian Menopause Project (IMP), the European Society of Menopause and Andropause (EMAS), the Italian Society of Gynecology of the Elderly (S.I.G.I.T.E.) and the International Society for Sexuality and Cancer (ISSC). In June 2004 she was awarded with Honorary Membership of the Society of Obstetricians and Gynaecologists of Canada. Frequently invited to international meetings, in October 1998 she participated as a member of the board of the First International Consensus Conference on Female Sexual Dysfunction (FSD), held in Boston.
    (7) Antonio Caperna Arriva il cerotto al testosterone riaccende il desiderio nelle donne, repubblica.it 15 febbraio 2007.
    (8) Adriana Bazzi, Arriva il cerotto del desiderio Corriere della sera luglio 2007, p 47
    (9) Simona Calmi, Pietro Dri I dubbi sul cerotto del piacere

  • La Repubblica delle Marchette



    Ecco un esempio paradigmatico del mondo delle marchette nell’informazione medico scientifica italiana (vedi post introduttivo).
    Il 3 settembre 2006 a Barcellona è in corso il Congresso europeo di cardiologia. Un drappello di giornalisti è ospite in un prestigioso albergo pluristelle della città spagnola. Il 4 settembre iniziano a sdebitarsi: a pag 28 di Repubblica esce una marchetta sulla molecola di turno, un anti-ipertensivo. (1)
    Il giorno dopo, sempre da Barcellona, è la volta del collega dell’Ansa (2). Seguono a ruota una serie di testate locali. Tutti citano il congresso di cardiologia, ma il materiale non viene da lì. Basta dare un’occhiata alla cartella stampa di Intermedia, azienda di pubbliche relazioni di Brescia. Chi volesse verificare può leggerla nel loro sito (3). Contiene:

    1: comunicato frequenza cardiaca;
    2: comunicato sulla molecola;
    3: descrizione del congresso (perché pochi del drappello dei giornalisti ci andranno);
    4: fattori di rischio;
    5: numeri delle malattie cardiovascolari e
    6: regole base della prevenzione.

    I virgolettati della cartella stampa sono di tale Roberto Ferrari, vicepresidente della Società europea di Cardiologia. Nessuno si discosta dalla cartella stampa. Nessuno cita il parere dell’Emea (European Agency for the Evaluation of Medicinal Products), ente regolatore europeo, che ha autorizzato quel farmaco solo nell’ipertensione resistente ai beta bloccanti. E nessuno dei giornalisti ospiti a Barcellona parla degli effetti collaterali del farmaco, peraltro accessibili al sito dell’Emea su Internet (4) e dei farmaci da preferire a questo.

    Note (i documenti possono essere consultati scaricando lo zip in attachment)
    (1) Giuseppe Del Bello Troppi battiti fanno ammalare il cuore Repubblica 4 settembre 2006 p 28
    (2) Medicina: occhio al polso; dopo 80 battiti è rischio Ansa.it 5 settembre 2006 ore 16,14
    (3) http://www.medinews.it/files/index.cfm?id_rst=555 - ultimo accesso verificato: 20 settembre 2007
    (4) http://www.emea.europa.eu/pdfs/human/referral/coversyl/3270303it.pdf - ultimo accesso verificato: 20 settembre 2007

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